Due sono i pilastri della riforma della nostra diplomazia, anche alla luce del semestre europeo (il cui programma verrà presentato oggi in Parlamento da Berlusconi). E cioè: l'internazionalizzazione del sistema Italia e la promozione della cultura. Lo ha spiegato il ministro degli Esteri Franco Frattini durante un'audizione alla Commissione Esteri della Camera. «Pilastri, ai quali - a suo avviso - va affiancata una riforma organica della cooperazione allo sviluppo. Si tratta di tre strumenti per realizzare meglio la missione della politica estera, con un obbiettivo: cercare di affermare e radicare un'immagine forte del nostro Paese nel mondo». La ricetta Frattini prevede, in questa direzione, due tipi essenziali di sforzo: il coordinamento tra diverse amministrazioni e il potenziamento di tutte le risorse esistenti. E' quindi indispensabile il lavoro congiunto tra vari ministeri, in particolare Attività Produttive e Beni Culturali - che è già stato avviato e strutturato in una sorta di «cabina di regia». «E' necessario far funzionare assieme e senza duplicazioni - ha ripetuto Frattini - tutte le macchine e i meccanismi che si muovono a sostegno del 'sistema Italia'». Di conseguenza, «è quindi indispensabile potenziare al meglio la rete di risorse esistenti. Sarebbe irrealistico cercare di colmare il divario numerico tra il nostro personale predisposto all'estero (296 persone in tutto nelle ambasciate e nei consolati) rispetto a quello di altri Paesi (760 per il Canada, 1926 per la Francia, 2540 per la Gran Bretagna)». Il segreto, secondo Frattini, è dunque quello di collegare la rete di ambasciate e consolati agli altri uffici italiani all'estero: i 104 dell'Istituto per il Commercio Estero (lei), i 25 dell'Ente Nazionale per il Turismo (Enit), le 68 camere di commercio italiane all'estero, e perfino le 74 sedi della Dante Alighieri, dove si insegna la lingua italiana. Frattini ha descritto i progressi del lavoro congiunto fatto con il ministro per le Attività Produttive, Antonio Marzano, con il quale «abbiamo raggiunto da febbraio una sorta di accordo sulle attività e i settori che si possono raggiungere assieme ancora prima che una legge lo preveda esplicitamente. Abbiamo superato la tradizionale competizione tra i due ministeri, istituendo in entrambi le amministrazioni dei tavoli di lavoro permanenti che si consultano continuamente con una cabina di regia comune. Uno degli obbiettivi - ha spiegato ancora il responsabile della Farnesina - è quello di individuare delle priorità geografiche settoriali, dal momento che l'Italia non è una potenza globale e deve quindi scegliere dove attivare al meglio il suo sistema di investimenti. E Frattini ha portato l'esempio dei Balcani, dove l'Italia è il primo partner per gli investimenti: «La cabina di regia tra i due Ministeri - ha infatti spiegato - è dunque concepita per servire da canale di coordinamento tra l'amministrazione che lavora alla politica estera e i rappresentanti del mondo produttivo, privato e istituzionale. Questo lavoro congiunto produrrà quindi all'estero degli sportelli Italia unici. Una decina dei quali sono quasi pronti - ha annunciato Frattini - ed essi cureranno anche un progetto complementare ed inverso: favorendo cioè la promozione di investimenti esteri in Italia». Il ministro ha poi ricordato di vedere quello della Farnesina come «un ruolo di servizio per incentivare attività di produzione e promozione da parte delle Regioni verso l'estero. Abbiamo istaurato con tutte le Regioni italiane un dialogo costante e proficuo». La Farnesina ha infine una «task force» per il coordinamento interno su alcune tematiche, come l'ambiente, il settore aereo-spaziale, quello dei trasporti, la telecomunicazione. «Con un'attenzione particolare anche al mondo del privato - ha spiegato Frattini - poiché il Sistema Italia prevede proprio una cerniera tra pubblico e privato, al punto che stiamo lavorando alla nascita di una fondazione che serva da Holding per favorire il rapporto tra i due settori». Poi tornando alla voce cultura, Frattini ha ripetuto che «la cultura è un veicolo privilegiato degli interessi italiani e quindi va promossa. E quindi il nostro retaggio culturale deve essere parte integrante della politica estera. Il ministro ha ricordato che un disegno di legge, presentato già da tempo, prevede a questo fine il potenziamento degli Istituti Italiani di Cultura all'estero (89 sono operativi). Frattini ha ricordato che gli Istituti sono regolati attualmente da una legge entrata in vigore nel 1990. «Dopo 13 anni, tuttavia - ha detto - si richiede un potenziamento, un coordinamento, una maggiore flessibilità delle strutture, nonché un aumento delle sinergie con reti diverse. Gli Istituti dovranno quindi alimentare lo scambio tra culture, così cruciale nella nostra era e soprattutto in certe aree, come quella mediterranea, ad esempio, che rappresenta una delle priorità geografiche della nostra politica estera anche all'interno dell'Europa. Non scordiamo - ha aggiunto Frattini - che la cultura potrà giocare un ruolo forte anche nella ricerca della pace in Medio Oriente». Il ministro ha ricordato infine l'obiettivo italiano di annunciare durante la conferenza euro-mediterranea di Napoli, che si terrà ai primi di dicembre, la nascita di una Fondazione Europea per il dialogo culturale.
Cultura e internazionalizzazione
Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha spiegato due pilastri della riforma della diplomazia italiana: l'internazionalizzazione del sistema Italia e la promozione della cultura. Questi pilastri devono essere affiancati da una riforma organica della cooperazione allo sviluppo. La riforma prevede il coordinamento tra diverse amministrazioni e il potenziamento di tutte le risorse esistenti. Il ministro ha anche ricordato l'importanza della promozione della cultura, che deve essere parte integrante della politica estera. Inoltre, ha annunciato la nascita di una Fondazione Europea per il dialogo culturale, che sarà annunciata durante la conferenza euro-mediterranea di Napoli.
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