Capitali pubblici e privati possono salvare il Centro Storico e favorire l'occupazione, ma occorre una fiscalità di vantaggio affinchè vengano ridotte le spese. Un modello vincente, già utilizzato a Dublino con la detassazione per attirare privati ad impegnare le risorse per la riqualificazione degli edifici fatiscenti della capitale dell'Irlanda, che si potrebbe adottare a Napoli, veicolando i capitali che troppo a lungo sono depositati nelle banche per poi essere reinvestiti al centro-nord. È l'appello lanciato dal Comitato Centro Storico Unesco all'Agenzia delle Nazioni Unite di Parigi e al Governo dalla sede dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici [nella foto), per tutelare e salvaguardare le costruzioni abbandonate nella parte antica della città. «I soldi dello Stato e delle istituzioni da soli non bastano - sottolinea il presidente del Comitato, Raffaele Raimondi - con capitali pubblici e privati potremmo sviluppare occupazione e restaurare il nostro patrimonio, con il vantaggio che le istituzioni locali non ci rimetterebbero una lira». A Napoli, secondo un'indagine del 2004 di Eurostat condotta su 25 paesi dell'Unione europea, si registra il più alto tasso di disoccupazione giovanile, che spesso si traduce in delinquenza e devianza sociale. Ecco perché il Comitato Centro Storico vuole coniugare il restauro della parte antica di Napoli, riconosciuta dall'Unesco patrimonio mondiale dell'umanità, all'occupazione. Ma per fare ciò è necessario aggiungere ai progetti delle amministrazioni locali per la tintura delle facciate dei palazzi antichi (i progetti "Sirena") anche interventi mirati a salvaguardare e distinguere sia per storia sia per architettura le opere dislocate nell'area greco-romana della città: «Bisogna puntare su una serie di interventi che siano finalizzati al recupero dei ruderi ma anche alla rivitalizzazione del tessuto umano» avverte l'architetto Gerardo Mazziotti: «Le attività artigianali meritano di essere recuperate ed incentivate». All'invito dell'associazione fa eco il grido del filosofo Gerardo Marotta, il quale sostiene che la battaglia per il Centro Storico di Napoli è innanzitutto una «battaglia di civiltà. La storia della nostra città è patrimonio di tutti - tuona - in questa fase di tracollo dobbiamo mobilitare tutte le forze intellettuali, e la fiscalità di vantaggio è un'ottima soluzione per creare occupazione». Nell'ambito dell'incontro, inoltre, l'architetto Mazziotti ha rilanciato la proposta di candidare alla carica di senatore a vita il professor Marotta.