Alla soprintendenza archivistica della Toscana i telefoni non squillano più. La soprintendente Paola Benigni ha disdetto il contratto telefonico: i fondi non bastano. Sempre a Firenze, all'archivio provinciale dove sono custoditi papiri del VI secolo, i dipendenti alzano ancora la cornetta, ma devono districarsi tra le ragnatele: i tagli hanno colpito le imprese di pulizia. Le 20 soprintendenze regionali e i cento e più archivi provinciali sono sul lastrico. I tagli ai fondi del ministero dei Beni culturali retto da Giuliano Urbani sono cominciati nel 2000. Nel 2003, in alcuni istituti sono arrivati al 60 per cento rispetto a tre anni prima. «Secondo la Corte dei conti, i dirigenti degli archivi sono responsabili delle spese non autorizzate. E si può andare fuori budget solo per motivi di ordine pubblico: non è il nostro caso», dice Benigni. Ma la soprintendente con i fondi a disposizione non può assicurare la vigilanza sugli archivi che le assegna la legge. In alcune sedi si risparmia tenendo l'aria condizionata al minimo, misura che, oltretutto, può causare danni ad antichi manoscritti. "Il prossimo inverno non avrò i soldi per pagare il riscaldamento. Per il telefono non arriverò alla fine dell'anno», rincara Daniela Ferrari, direttrice dell'archivio di Mantova. Anche i fondi per gli investimenti si sono ridotti. A Mantova hanno messo gli impianti per l'aria condizionata, ma costa troppo farli funzionare. I dirigenti degli archivi hanno calcolato che servirebbe un modesto finanziamento: 4 milioni per le spese correnti, altri 8 per gli investimenti più urgenti. Urbani per ora ha promesso solo 900 mila euro. E gli archivisti minacciano la serrata.