Se la fondazione Guggenheim rinuncia a Punta della Dogana (vedi "Riservato" n. 36) lo si deve anche «alla totale passività del Comune di Venezia», afferma Vittorio Gregotti, l'autore del progetto presentato nel 1997. Il Comune ha in concessione l'area dal Demanio per 99 anni a condizione di restaurare gli edifici e adibirli a sede di un museo di arte contemporanea. «Di fatto», dice Gregotti, «lo spostamento dei vecchi uffici doganali è avvenuto solo nel 2002, cinque anni dopo l'accordo. E saputo che il Seminario Vescovile era proprietario di una parte degli edifici storici, abbiamo redatto un secondo progetto alternativo escludendo la proprietà della Chiesa. Nel frattempo furono avviate trattative per uno scambio di superfici che il Comune si impegnava a mettere a disposizione del Seminario: trattative mai concluse per inerzia del Comune e resistenza del Seminario». Ora la Guggenheim è in difficoltà, e il progetto sembra abbandonato o sospeso. «Il Comune è persino arrivato a proporre di collocare alla Punta della Dogana gli uffici della Biennale, in un luogo improprio funzionalmente e contrario ai termini della concessione». Conclude Gregotti: «Non è necessario che sia la Fondazione Guggenheim a gestire il museo. L'importante è dotare Venezia di un museo di arte contemporanea, ma questo non sembra stare molto a cuore al Comune. E il non saper cogliere le opportunità è una caratteristica di Venezia che mi addolora profondamente».
Il museo sprofonda in Laguna
Vittorio Gregotti, autore del progetto per la Punta della Dogana, afferma che la fondazione Guggenheim ha rinunciato al progetto a causa della passività del Comune di Venezia. Il Comune aveva concesso l'area per 99 anni, ma lo spostamento dei vecchi uffici doganali è avvenuto solo nel 2002. Gregotti sostiene che il Comune non ha seguito le trattative per uno scambio di superfici con il Seminario Vescovile e che ora la Guggenheim è in difficoltà. Il Comune ha anche proposto di collocare gli uffici della Biennale alla Punta della Dogana, un luogo inappropriato.
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