L'aumento vertiginoso del numero di megalopoli, agglomerati urbani con oltre 10 milioni di abitanti, che si è registrato negli ultimi decenni è solo la manifestazione più eclatante dei cambiamenti in atto relativamente agli insediamenti umani ed agli equilibri e assetti in tema di sistemi urbani. Alla base della crescita, quasi senza limiti, delle grandi metropoli vi è il fenomeno di migrazioni di popolazione, per lo più interna, con il corollario della nascita di slum e bidonville. Vere e proprie "città provvisorie" abitate, a volte, anche da milioni di disperati. Ma la cifra del cambiamento in atto non è costituita esclusivamente dal numero di città che si espandono: ci sono anche (alcune stime ne contano più cinquecento) città che si restringono, perdono popolazione, rischiano di scomparire dalle carte geografiche. In mezzo a questi due estremi, un numero incredibile di piccole e medie città che, affannosamente, tentano di ridefinire un proprio ruolo, in un mondo sempre più globalizzato, dentro una competizione caratterizzata da un confronto tra sistemi urbani, prima ancora che sistemi-paese. Anche quando non sembrano, a prima vista, al visitatore distratto, essere intervenuti cambiamenti nella forma, nel disegno urbano, le città si trasformano nella loro struttura sociale, negli equilibri e negli assetti urbani, nelle architetture, nell'immagine che restituiscono. Eppure, se le città rappresentano dei veri e propri palinsesti, libri le cui pagine vengono riscritte continuamente, vi sono valori che si sedimentano, che costituiscono il carattere identitario di un luogo, la sua anima. Ogni città ha un suo tempo interno, che scandisce, nella dimensione della "lunga durata", la sola unità di misura idonea a segnare le fasi di sviluppo di un organismo urbano, ritmi e propensioni delle trasformazioni, ma anche delle persistenze e delle invarianti. In un'epoca in cui, giustamente, si riscopre il valore della memoria, delle testimonianze del passato, l'importanza del patrimonio culturale, l'identità di una città è forse il più alto, e irrinunciabile di quei valori, a cui ancorare ogni progetto di sviluppo sostenibile, ma prima ancora compatibile con la natura dei luoghi e della comunità che quei luoghi abita, con la storia dell'edificazione e dell'antropizzazione di quello specifico spazio, costituito dalla struttura urbana e dalle architetture insediate. Purtroppo troppi e convergenti segnali rivelano una tendenza che muove in una direzione diametralmente opposta a quella del riconoscimento dell'anima di un luogo come valore da preservare: molte, troppe città crescono velocemente, dilatando nello spazio problemi e disordine ma, anche, distruggendo parti significative in nome di una omogeneizzazione, e globalizzazione, di stili e linguaggi, se non addirittura di falsificazioni. Luoghi che rinunciano a raccontare ciò che sono stati nella loro storia per cercare di rassomigliare ad altri, in un'iconografia riduttiva e ripetitiva. Se è vero che molti e drammatici problemi investono oggi il governo delle grandi aree metropolitane, soprattutto in termini di accoglienza e cittadinanza, per milioni di individui che affluiscono in ambiti urbani, ma rigorosamente tenuti a distanza dai privilegi concessi ai veri cittadini, ciò non di meno, il pericolo costituito dalla perdita di identità di molti dei luoghi di storico insediamento umano è reale e costituisce un grande problema con cui confrontarsi. È forse venuto il tempo, anche per organismi internazionali, quali l'Agenzia delle Nazioni Unite Habitat, che affronta, quotidianamente nel suo lavoro il tema della qualità della vita e della sostenibilità ambientale, in particolare negli ambiti di nuova urbanizzazione, di associare, alla riflessione più tradizionale sulla povertà, i diritti di cittadinanza e la sostenibilità in ambito urbano, anche quella sulla salvaguardia dei caratteri identitari, del patrimonio culturale delle città. È auspicabile che si possa, in un futuro neanche troppo lontano, partendo proprio dalla celebrazione napoletana di lunedì prossimo sotto l'egida dell'Onu (a Castel dell'Ovo, dove la sera prima si inaugura la mostra «WHD: Napoli presenta se stessa») del «World Habitat Day», dedicato alle «Città-Magneti di Speranza», includere, tra gli obiettivi prioritari nell'agenda di «Habitat» e in quella del «Millennium Development Goals», la tutela e la salvaguardia dell'identità della città, attraverso, in primo luogo, la conservazione e la valorizzazione degli ambienti e dei tessuti storici urbani.
Le megalopoli e l'identità perduta
Le città stanno crescendo rapidamente, con molte metropoli che superano i 10 milioni di abitanti. Questo fenomeno è legato alla migrazione di popolazione, che porta alla nascita di slum e bidonville. Allo stesso tempo, molte città stanno perdendo popolazione e rischiano di scomparire. Le piccole e medie città stanno cercando di adattarsi in un mondo sempre più globalizzato. Le città si trasformano continuamente, sia nella loro struttura sociale che nella loro immagine. Tuttavia, se le città sono dei palinsesti che vengono riscritti continuamente, ci sono valori che si sedimentano e costituiscono il carattere identitario di un luogo.
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