«A fine settembre consegneremo l'allestimento. Ma manca ancora l'ascensore, e senza ascensore il museo non si può aprire». È battagliera, ma un po' amareggiata Liliana de Curtis, la figlia del grande Totò. Sabato la signora sarà a Napoli a Palazzo Doria d'Angri per presentare la nuova edizione di «Totò mio padre», amorosa biografia familiare recentemente arricchita di aneddoti e documenti. Nell'occasione, concerto dei Totò Jazz, ovvero Giuseppe Bassi, Ettore Carucci, Guido Di Leone e Enzo Lanzo che presentano per la prima volta a Napoli «La banda degli onesti», un cd di tredici canzoni legate in un modo o nell'altro a Totò: scritte da lui, tratte dai suoi film, canzoni che l'artista predilegeva, «Malafemmena» compresa, naturalmente. «Abbiamo lavorato su una quarantina di brani e pensiamo già di realizzare un secondo cd», ha annunciato Bassi presentando l'iniziativa nel suggestivo salone degli specchi del palazzo di piazza VII Settembre trasformato in elegante resort dalla famiglia Auriemma che ha affidato a Enzo Amato e Alberto Vitolo la direzione artistica degli eventi che vi si svolgono. Come questa Totò soirée a ritmo di jazz: «A Totò sarebbe piaciuto. Lui era molto moderno, specialmente dal punto di vista artistico inseguiva le novità e questo mi pare un modo carino di mettere in evidenza la sua arte», nota Liliana de Curtis che a novembre terrà a battesimo la retrospettiva dedicata a Totò al festival di Montpellier prima di portare in crociera da Napoli nel Mediterraneo, sulla European Vision, cimeli e ricordi che troveranno anche posto per un mese nel Palazzo Ducale di Genova. Il cruccio di Liliana resta però il museo. Da anni segue con ostinazione i lavori a Palazzo dello Spagnuolo ai Vergini, due piani di propietà della Regione ristrutturati dal Comune con i fondi del progetto Urban. Dopo anni di problemi manca ancora l'ascensore. «Speriamo proprio che qualcuno intervenga una volta per tutte», dice la signora, «noi abbiamo fatto la nostra parte. Con un po' di buona volontà basterebbe un mesetto per mettere su l'ascensore, sono passati anni». Da anni, infatti, una volta varato il progetto di destinare due piani del palazzo al museo Totò, si pose il problema di rendere facilmente accessibile la struttura ad anziani e disabili, come prescrive la legge. Così, è stato acquistato un piccolo vano a piano terra dove sistemare l'ascensore con tanto di reception e guardaroba. Ma di lavori neppure l'ombra. Invece nei piani superiori, ovvero nel museo vero e proprio, la ditta Agorà di Giuliano Serra sta completando l'allestimento, vetrine, pannelli, illuminazione e anche il piccolo teatro da settanta posti con tanto di camerini per gli artisti, piccolo cuore dello spazio dedicato al principe della risata. «Sono certa - nota la de Curtis - che a papà la parola museo sarebbe sembrata troppo ridondante. Per questo la finalità della nostra iniziativa non cambia: vogliamo fare di questo spazio un punto di riferimento aperto ai giovani della città e del quartiere con quel senso "umanitario" che ha informato tutta la sua attività. Lui è un simbolo pulito, un nume tutelare cui la gente guarda con affetto, non si può ignorare il valore della sua personalità».