Porta Murata Dopo lo stop al cantiere, il professor Cortonesi attacca l'ente: dov'era? Nel mirino anche il Comune: non ha una politica culturale Il silenzio della Soprintendenza sulla vicenda di Forte Murata? "Incredibile anche se non è certo una novità". Lo stop al cantiere da parte del Comune? "Un tardivo soprassalto di ragionevolezza dovuto alla forte mobilitazione della cittadinanza". L'autodifesa di Gabbianelli? "Un patetico tentativo di scaricare tutte le responsabilità sulla giunta Fioroni, visto che nulla vietava all'attuale giunta di tornare sulle decisioni assunte da altri all'inizio degli anni '90". Non usa il fioretto, Alfio Cortonesi, ordinario di Storia medievale alla facoltà di Beni culturali dell'università della Tuscia, nel commentare gli ultimi eventi relativi alla contestata realizzazione di un centro commerciale "underground" a ridosso di Porta Murata. Impresa, come è noto, bloccata dal Comune, tra le altre cose, anche per il mancato coinvolgimento della Soprintendenza ai beni architettonici. Ed è proprio alla Soprintendenza, e al suo assordante silenzio, che Cortonesi, in questa intervista, indirizza i suoi strali. VTTERBO - Professor Cortonesi, che ne pensa delle decisioni del sindaco Gabbianelli in merito alla vicenda di Porta Murata? "Si tratta di un tardivo soprassalto di ragionevolezza dovuto alla forte mobilitazione della cittadinanza. Patetico, poi, il tentativo di scaricare le responsabilità sulla giunta Fioroni: è di tutta evidenza che nulla vietava all'attuale giunta, laddove lo avesse ritenuto opportuno, di tornare sulle decisioni assunte da altri all'inizio degli anni '90. Adesso, dopo il successo ottenuto con la prima mobilitazione, sarebbe, tuttavia, ingenuo abbassare la guardia: quello che sta accadendo per l'Arcionello deve servire di monito a non cantare vittoria troppo presto. A prescindere da ogni altra considerazione, la significativa manifestazione di domenica 17 dice comunque una cosa, e con molta chiarezza: in futuro non sarà facile per nessuno commettere scempi in danno del patrimonio artistico e architettonico della città e far passare le cose nell'indifferenza generale; c'è per fortuna una Viterbo non disposta a piegarsi silenziosamente ai blitz di una certa politica e delle lobbies economiche cittadine cui questa deve rendere conto consentendo speculazioni e profitti". A proposito di Porta Murata è stata chiamata in causa anche la Soprintendenza. "Il silenzio assoluto della Soprintendenza ai beni architettonici, che ostinatamente tace quasi non la riguardino le cose gravissime che minacciano di succedere (le quali chiamano in causa, a dire il vero, per le volumetrie interrate, anche la Soprintendenza ai beni archeologici), ha dell'incredibile, anche se non è certo una novità. Una delle ragioni per le quali il Comune ha dichiarato di ritirare il permesso a costruire il centro commerciale di Porta Murata è l'assenza del parere della Soprintendenza: perché questa non ha ritenuto di sottolineare la sua mancata consultazione quando alacremente si lavorava all'ennesima aggressione alle mura urbiche? Perché non ha mosso un dito per la salvaguardia di quello che è uno dei maggiori monumenti cittadini? Non è questa la funzione che sarebbe chiamata a svolgere? Il discorso dei pochi funzionari e dei pochi soldi di cui dispone non può costituire un alibi sempre e comunque. Forse è giunto il momento di spostare il punto d'osservazione dal numero dei funzionari ai comportamenti degli stessi. In ogni caso, per il futuro, se la Soprintendenza dovesse continuare a tacere, sarà inevitabile richiamare l'attenzione del ministero dei Beni culturali, nelle sue istanze superiori, su quanto da troppo tempo accade a Vìterbo". Come valuta la politica culturale del Comune? "Difficile valutare ciò che non esiste. Di un progetto culturale non vedo neppure l'ombra. Il fatto che si possa anche solo pensare di realizzare un centro commerciale addossato alle mura mostra con evidenza che un progetto culturale non solo non c'è, ma non può neppure esserci: per mancanza dei requisiti minimi di sensibilità culturale. Eppure Vìterbo non difetta di associazioni, circoli culturali, alcuni dei quali anche molto attivi, che promuovono iniziative non di rado pregevoli. La loro attività è, tuttavia, mortificata dall'assenza di un luogo istituzionale capace di disegnare - con il contributo di tutti e nel rispetto dell'autonomia di ciascuno - percorsi comuni, di elaborare appunto una politica culturale per la città. E così accade che anche le migliori energie si trovino ad operare in maniera isolata ed estemporanea, accade che le iniziative vengano a giustapporsi senza quel connettivo che potrebbe valorizzarle e che dovrebbe venire primariamente dalla politica culturale del Comune. Semmai questo fosse capace di averne una". In questo contesto, quale può essere il ruolo dell'Università? Vi insegno da 20 anni e credo di poter dire che l'Università della Tuscia ha sempre ricercato il radicamento nel territorio e il contatto con le istituzioni: da qualche anno a questa parte, direi, con consapevolezza e volontà maggiore. Sappiamo che su questa strada non sono mancate le difficoltà e che, in parte, queste difficoltà ancora permangono. Per la piena valorizzazione del suo contributo l'Università ha bisogno di un'interlocuzione solida e continuativa sul piano culturale: e questa (è una mia valutatone personale) non mi sembra proprio di vederla. Con la Provincia il rettore Mancini ha siglato recentemente una convenzione quadro, che attesta la volontà dei due enti di dar vita ad una collaborazione organica; perché questa si realizzi in ambito culturale sviluppando le molte potenzialità c'è bisogno, tuttavia, di una 'messa a sistema' dei contatti e delle iniziative, di una proiezione del rapporto sul piano progettuale. Di un Ufficio per i beni culturali, eventuale emanazione dell'assessorato alla Cultura con diretta partecipazione dell'Università, si parla da tempo: sarebbe importante far seguire i fatti alle parole. Potrebbe derivarne un primo, fondamentale nucleo di progetto culturale per Viterbo e la Tuscia".