Contro il declino le proposte. A colloquio con lo storico Alvise Zorzi, vincitore del prestigioso Premio Masi: tutti devono reagire alla monocultura turistica che sta uccidendo la città Apocalisse, funerale, bancarotta. Non s'è lesinato sui termini per raccontare nelle ultime settimane il disagio di una Venezia sempre più incapace di reagire a una monocultura turistica che lentamente la sta soffocando, ma soprattutto di tornare a pensare in grande. Alvise Zorzi, 84 anni, saggista e storico di Venezia con oltre una dozzina di volumi pubblicati, premiato in questi giorni per la sua attività con il Grosso veneziano, il più prestigioso riconoscimento della Fondazione Masi, condivide, sia pure in termini non così ultimativi, la preoccupazione. Zorzi, ma che Venezia è quella di oggi? "Questa purtroppo è una Venezia che non è più quella che abbiamo conosciuto e amato, è una Venezia iperturisticizzata in cui la maggioranza delle persone che trovi per strada sono turisti dall'aria dispersa, attratti da questo mito immortale ma che forse non sanno bene cosa cercano." Chi lavora o ha lavorato a rendere mortale il mito? Cesare De Michelis recentemente ha denunciato una gestione fallimentare della città causata dalla mancanza di una classe dirigente sia politica che imprenditoriale e culturale... "Questo è vero. È un processo cominciato molto tempo fa e che si è accentuato recentemente. Manca effettivamente un'energia propulsiva, anche se esiste un sedimento che potrebbe dare buoni frutti. Non va dimenticato comunque il problema della trasformazione della città, da residenziale a regno delle seconde case. Ma c'è anche la trasformazione di palazzi in alberghi, di appartamenti in BB. Tutto contribuisce a uno spopolamento della città che, secondo un calcolo matematico, proseguendo a questi ritmi nel 2030 non avrebbe più un solo veneziano. Un nocciolo duro di veneziani resiste. È vero però che la monocultura turistica regna sovrana snaturando la città." Ci sono soluzioni? "Non si possono tirare fuori così dal cappello. Ci sarebbero state se non si fosse incoraggiato imprudentemente negli anni 50 il trasferimento in massa in terraferma. Ma è mancata anche una seria politica per la casa. Ha ragione De Michelis, anche quando denuncia la mancanza di una classe imprenditoriale con delle idee, come è stata quella dei Volpi, dei Cini, dei Gaggia che hanno fatto tanti guai con Porto Marghera, ma hanno anche rivitalizzato la città con molte altre iniziative." Gli albergatori hanno denunciato una visione pubblica sempre più miope, la mancanza di grandi mostre, la concentrazione dei grandi eventi internazionali in un paio di settimane. "Più che alle mostre bisognerebbe pensare a una valorizzazione globale del patrimonio di Venezia. Purtroppo qui nessuno ha mai spiegato a chi viene che cosa c'è veramente da vedere, così tutti i turisti bighellonano da Rialto a San Marco e non s'accorgono degli enormi giacimenti che ci sono nel resto della città. Venezia potrebbe essere un grande museo ma inteso in senso moderno, vivo, fatto di itinerari e shopping, in cui uno si sente parte di qualche cosa." Renzo Piano ha rilanciato la proposta di fare di Venezia una fabbrica delle idee. Non le sembra che il problema sia piuttosto trovare chi realizza idee, che finora non sono mai mancate? "Occorre fare un minimo di ordine e di chiarezza. Tanto per stare nell'architettura, Venezia ha rifiutato scioccamente alcuni interventi di grandi architetti ma ha accettato costruzioni assolutamente minori e deturpanti." C'è stato un tentativo di far cassa anche attraverso un brand, un marchio di Venezia che Arrigo Cipriani ha definito un "fregio della decadenza". "Il marchio è una scemenza, oltretutto brutto. Venezia non ne ha bisogno, basta che qualcuno pensi a valorizzare le sue risorse." Lei è anche presidente dei Comitati privati internazionali che da anni sostengono finanziariamente il restauro della città e la sua salvaguardia. Quale immagine ha la città nel mondo e in particolare come si vivono le discussioni sul progetto Mose? "Ci sono molte cose che non vengono capite. In primo luogo perché lo Stato italiano ha sempre disprezzato i beni culturali e lesinato i fondi che li riguardano. È scandaloso che alla sovrintendenza ai Beni di Venezia, che tutela uno dei patrimoni più grandi al mondo, lavorino poche persone, contro le decine che affollano sovrintendenze di secondo piano al Sud o le otto direzioni generali del ministero. Anche sul Mose non si capisce perché non si vuoi far nulla in attesa di alternative che non sembrano esistere: le proposte fatte fin qui sono assolutamente inconsistenti. Si faccia il Mose e si ponga fine all'attuale fiera delle contraddizioni." IL PREMIO MASI Alvise Zorzi riceverà domani il Grosso d'oro veneziano, il più importante tra i premi Masi. Il riconoscimento gli verrà consegnato nella Pieve longobarda di San Giorgio di Valpolicella. Gli altri riconoscimenti di questa 25a edizione sono i seguenti: il Premio Masi per la Civiltà veneta a Pino Castagna, scultore e ceramista, a Paolo Biasi per la Fondazione CariVerona, a Cesare De Michelis per la Marsilio Editori; il Premio Masi per la civiltà del vino ad Antonio Cartoccio, ristoratore 'ambasciatore" del vino e del cibo italiano nel mondo anglosassone. Presidente della Fondazione che assegna il premio Masi è Demetrio Volcic.
il Sole 24 Ore
29 Settembre 2006
Venezia, hai forze per risorgere A colloquio con lo storico Alvise Zorzi.
CL
Claudio Pasqualetto
il Sole 24 Ore
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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