L'accordo prevede il prestito di opere della pittura veneta. Restano aperti i contenziosi con altri musei degli Stati Uniti ROMA Erano state rubate negli anni Settanta, quando il mercato clandestino dei "tombaroli" e degli antiquari senza scrupoli arricchiva i musei di tutto il mondo. Anfore, vasi, giare, e poi una statua bellissima del 136 d. C, due metri e 20 centimetri di marmo bianco, candido e intatto, il ritratto di Vibia Sabina, la moglie dell'imperatore Adriano, un capolavoro trafugato chissà come tra le campagne di Tivoli o forse dalla stessa villa dell'imperatore romano. Tredici pezzi che facevano ormai parte della collezione permanente del Museum of Fine Arts di Boston, e che invece sono state restituite all'Italia, dopo che una lunga e delicata inchiesta, legata al processo al mercante d'arte Giacomo Medici, già condannato a 10 anni di carcere, ne aveva dimostrato la provenienza illecita. E al di là della perfezione delle opere, testimonianze intatte di un mondo remoto, come le anfore pugliesi a figure rosse del 340 a. C., o il frammento architettonico con Hermes, Dioniso e Artemide anche questo rubato a Villa Adriana, la restituzione dei capolavori da parte del museo di Boston, segna davvero una svolta nella lotta al traffico illecito di opere d'arte. L'accordo di "restituzione", ma anche di impegno comune contro il mercato clandestino è stato siglato ieri ai Beni Culturali dal minostro Rutelli e da Malcom Rogers, direttore del museo di Boston. Un accordo "pilota", straordinario, come ha sottolineato Francesco Rutelli. ma non indolore. L'Italia infatti, pur di riavere i propri capolavori, si è impegnata in congrui prestiti di opere d'arte, che permetteranno così al museo americano di rimpiazzare, con altri pezzi di eguale importanza e bellezza, i reperti archeologici perduti. Il primo prestito a cui Boston è interessato sono i maestri della pittura veneta, e l'Italia si è impegnata a far partire le proprie collezioni. Ma se l'accordo con il Museum of Fine Arts di Boston è un successo diplomatico e legale su tutta la linea, quello con Getty Museum di Malibu, resta ancora tutto da scrivere. Nonostante un lungo processo, per adesso da Los Angeles non è arrivato nulla, nessuna delle 85 opere che secondo l'Italia sono state acquisite illegalmente: si sarebbe dovuto concludere entro la fine di questo mese, ma le trattative sono ancora aperte. Diverso invece il discorso con il Metropolitan Museum di New York: il vaso di Eufronio, più alcuni argenti di Morgantina potrebbero già tornare nel nostro paese. Il via libera, infatti, è dell'inverno scorso, ma per adesso nessuno di quei reperti archeologici ha ancora varcato l'oceano. VASO DI EUFRONIO Il Metropolitan di New York si è impegnato a restituire il vaso trafugato a Cerveteri, ma il reperto è ancora negli Stati Uniti ANFORA APULA E' uno dei pezzi restituiti da Boston. E' un'anfora del 330a.C. a figure rosse, probabilmente trafugata in Puglia NESTORIS Questo tipo di anfora, detta Nestoris, restituita da Boston raffigura gruppi di atleti e proviene dalla Lucania HYDRIA Il vaso, proveniente dall'Etruria, mostra quattro cavalieri barbari in marcia. Fa parte dei reperti restituiti da Boston VIBIA SABINA Questa bellissima statua del 136 d.C. è stata rubata negli anni Settanta da Villa Adriana a Tivoli, e raffigura la moglie dell' imperatore
La moglie di Adriano e altri tesori Boston restituisce l'arte rapita a Roma
Il Museo di Fine Arts di Boston ha restituito 13 opere d'arte rubate negli anni '70, tra cui una statua del 136 d.C. di Vibia Sabina, moglie dell'imperatore Adriano. Le opere erano state rubate da mercanti d'arte senza scrupoli e vendute al mercato clandestino. L'accordo di restituzione è stato siglato dal ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli e dal direttore del museo di Boston Malcom Rogers. L'Italia si è impegnata a fornire prestiti di opere d'arte al museo americano, che potranno rimpiazzare i reperti archeologici perduti. L'accordo è considerato un successo diplomatico e legale.
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