Archivi di Stato che rischiano lo sfratto e hanno smesso di pagare le bollette; arsenali destinati a chiudere; e la Polizia senza soldi per i nuovi giubbotti antiproiettile. Non c'è solo l'allarme per le Volanti senza benzina. I tempi sono duri per tutti i ministeri, alle prese con la "stretta" di cassa voluta dal Tesoro. Ieri è stato il titolare della Difesa, Antonio Martino, a sintetizzare il clima: «Un proverbio siciliano ammonisce che "senza soldi non si canta messa". Ma capisco che il problema delle risorse è reale e non è solo italiano. Puntiamo a recuperare dal 2004 le risorse non disponibili nel biennio 2002-2003 e procedere nella graduale risalita del rapporto Difesa-Pil attualmente all'1,05 per conseguire nel medio termine il valore dell'1,5». Nella morsa non è finita solo la Difesa: anche i dicasteri guidati da Pisanu, Urbani e Lunardi stanno pagando la nuova linea di "austerità". Difesa. Per il 2003, 900 milioni in meno rispetto all'anno precedente. Più colpite l'ordinaria amministrazione di uffici, caserme e mense, e la produzione industriale direttamente gestita, già oggetto, dalla fine degli anni 90 di un profondo processo di ristrutturazione. Secondo la Cgill il polo di Piacenza e l'arsenale di La Spezia potrebbero chiudere. Infrastrutture. Rischia di bloccarsi l'attività dell'Agenzia per la sicurezza del volo: delle 60 persone previste in organico gli effettivi sono appena 18. Si cerca di rimediare con collaborazioni temporanee, ma i tagli potrebbero colpire anche qui. «Per il 2003 abbiamo avuto una riduzione di budget del 10 e per il 2004 sarà maggiore spiega il portavoce dell'Agenzia, Adalberto Pellegrino Già da marzo non siamo in grado di fare inchieste su tutti gli incidenti aerei». Beni culturali. Tempi durissimi per i musei, le biblioteche e soprattutto gli archivi: il bilancio 2003 segna un 29 in meno rispetto all'anno scorso. Senza soldi per telefono, luce e acqua, alcuni anche sotto sfratto. Per pagare tutti gli affitti sul territorio occorrono 18 milioni di euro ma ce ne sono disponibili appena 11. Il sistema degli archivi di Stato chiede di riportare le risorse al livello del 2002: «Abbiamo proposto al Tesoro di poter avere dal Fondo di riserva 4 milioni di euro racconta il direttore generale Salvatore Italia e ho fiducia che arriveranno. Non riesco a immaginare che preferiscano farci chiudere». Esteri. Annunciano «spettacolari azioni di protesta» i diplomatici della Farnesina: il Sndmae, il sindacato più rappresentativo, ha in programma una manifestazione davanti al ministero per denunciare una «situazione disastrosa», nella quale le risorse disponibili rimangono ferme «allo 0,3 del bilancio dello Stato». La data scelta non è casuale: il 1 luglio, giorno di inaugurazione del semestre di presidenza italiana della Ue. E la minaccia è di andare avanti anche fino allo sciopero se la situazione non cambierà. La Farnesina è però il dicastero che meno ha risentito della scure di Tremonti, anche perché, spiegano, la «configurazione della spesa è rigida», trattandosi di voci (come quelle riguardanti gli accordi internazionali) in gran parte classificate come «obbligatorie». Di fronte ai tagli del decreto 194 pari a 50 milioni di euro si è corso ai ripari con una manovra interna da 19 milioni frutto però del rinvio di spese. Peso che dovrà essere smaltito in autunno con la legge di assestamento. Viminale. Ai Vigili del fuoco i tagli imposti dalla Finanziaria 2003 ammontano a circa 50 milioni di euro. I conti li hanno fatti i sindacati ma la protesta trova riscontro nelle lamentele dei vertici. Che denunciano la paralisi dei mezzi di servizio: niente più manutenzione periodica, né riparazione dei veicoli guasti, per non parlare del carburante disponibile solo col contagocce. A dura prova anche il personale, che continua a non ricevere lo straordinario dovuto in occasione delle emergenze. «I nostri uomini rivela Franco Giancarlo, segretario generale della Uil Vigili del fuoco aspettano ancora l'indennità per il servizio prestato durante il terremoto di San Giuliano in Molise». Per non parlare della Polizia di Stato, la cui lista di rinunce appare ormai come un pozzo senza fondo. Casse vuote persino per il rinnovo del vestiario (dal '92 a oggi i fondi destinati alle nuove divise sono diminuiti da 40 a 25 milioni di euro), ma fatto sorprendente mancano i soldi anche per sostituire i giubbotti antiproiettile. I poliziotti hanno ottenuto la promessa di un ricambio della dotazione (che scade ogni 5 anni) tra 22 mesi. Presidenza del Consiglio. L'effetto combinato di Finanziaria e decreto tagliaspese non ha risparmiato neppure Palazzo Chigi. La prima ha imposto tagli pari al 2,50 del bilancio 2003, equivalenti a 9 milioni di euro. Il secondo ha richiesto la rinuncia a 14,517.626 euro a fine 2002. «I sacrifici dovuti alla Finanziaria spiega Massimo Pensato capo dell'Ufficio della segreteria generale sono stati spalmati su circa 450 capitoli di spesa e dunque non hanno comportato grossi disagi». «Per il resto aggiunge Luigi Fiorentino, capo del dipartimento per le risorse strumentali abbiamo dovuto incidere sulle spese di funzionamento: la gara per sostituire il mobilio e adeguarlo alla 626, ad esempio, è stata rimandata all'anno prossimo». Tra gli altri interventi, tagli alle consulenze e riduzione della spesa sui consumi intermedi, vale a dire utenze «open» dei telefonini e auto blu. Ridotta all'osso infine anche la spesa destinata all'informatica di servizio. Giustizia. Insufficienti le risorse per i 3mila stenotipisti che lavorano per il ministero della Giustizia, dipendenti di cooperative e società private. E i sindacati temono che il loro lavoro finisca per essere svolto da personale giudiziario (che ha un organico insufficiente). Già allo stremo sono, invece, le carceri italiane: il Dap (l'amministrazione penitenziaria), con due Finanziarie poco generose, ha accumulato un debito di 100 milioni di euro. E anche pagare la luce diventa un problema.