Business della cultura. Solo proroghe per i privati ROMA - Concessioni dei servizi museali nel caos. Alcune sono scadute da tempo e i gestori continuano l'attività in regime di proroga, ma senza sapere quale sarà il loro futuro. Per altre concessioni, come quella della Galleria nazionale di arte moderna di Roma o del polo museale di Venezia, sono state bandite le gare d'appalto, ma secondo vecchi criteri, che non rispecchiano i nuovi parametri stabiliti dal ministero dei Beni culturali lo scorso anno. Tant'è che il bando veneziano è stato bloccato. Tutto questo perché la fase transitoria tra vecchio e nuovo regime ovvero tra il sistema disegnato dalla legge Ronchey, che ha aperto i musei ai concessionari privati, e quello nuovo, che è stato abbozzato dal Codice dei beni culturali non è stata adeguatamente regolata. Il passaggio di consegne tra Rocco Buttiglione, ex responsabile dei Beni culturali, e l'attuale ministro, Francesco Rutelli, ha contribuito a rendere ancora più confusa la situazione. Rutelli ha promesso di istituire un ufficio ad hoc che dovrà occuparsi della questione, ma finora niente è stato fatto. Anzi, l'impressione è quella di una scollatura tra il centro e la periferia, con le Soprintendenze che, sul tema, procedono ognuna per proprio conto. La situazione si trascina da mesi e i concessionari sono sempre più critici nei confronti del ministero. Martedì Confcultura, l'associazione che riunisce la maggior parte delle imprese private che gestisce i servizi dei luoghi d'arte (caffetterie, ristoranti, bookshop, biglietterie, strutture di accoglienza), ha inviato a Entelli una lettera in cui si ricordano i siti dove le concessioni sono scadute da tempo: Castel S. Angelo a Roma, Pompei, Palazzo Pitti a Firenze, la Biblioteca nazionale di Roma, le soprintendenze di Puglia, di Cagliari e di Ravenna. La richiesta è di regolamentare al più presto la fase transitoria e di sospendere le gare finora bandite fintanto che non si individui una linea comune d'azione. Linea che in realtà esiste ed è stata indicata dalla circolare ministeriale 131 dello scorso ottobre, provvedimento nato da un tavolo tecnico istituito dall'allora ministro Buttiglione con i concessionari. La circolare interviene su diversi versanti: colloca la gestione dei servizi in un'ottica di progetto, prevedendo concessioni integrate (e non parcellizzate, come accade ora), che tra l'altro interessino anche reti di piccoli musei così da rappresentare un volano di sviluppo per il territorio in cui si trovano i luoghi d'arte; allunga la durata della concessione a nove anni (mentre ora è di quattro, rinnovabili), così da dare alle imprese la possibilità di calibrare meglio gli investimenti. Quelle indicazioni, però, finora sono rimaste lettera morta o, addirittura, sono state disattese. Ecco perché Confcultura minaccia se la situazione non dovesse conoscere cambiamenti a breve termine di intraprendere iniziative giudiziarie nei confronti del ministero. In appalto I servizi dei musei gestiti dai privati Biglietterie 101 Bookshop 104 Prenotazione 102 Audioguide 36 Visite guidate 81 Bar 18 BarRistoranti 4 Fonte: ministero dei Beni culturali
Musei, concessioni nel caos per biglietterie e bookshop
Il ministero dei Beni culturali non ha regolamentato la fase transitoria tra il vecchio e il nuovo sistema di concessione dei servizi museali, causando confusione e critiche da parte dei concessionari privati. Le concessioni scadute da tempo continuano a essere gestite in regime di proroga, ma senza sapere quale sarà il loro futuro. Il ministero ha promesso di istituire un ufficio ad hoc per affrontare la questione, ma finora non è stato fatto. Le Soprintendenze procedono ognuna per proprio conto, creando una scollatura tra il centro e la periferia.
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