«Pure il sapone e la carta igienica ci hanno tolto! Solo una risposta potevo dare agli studiosi che ogni mattina bussano alle porte dell'Archivio di Stato di Brescia: arrangiatevi». La dottoressa Laura Bezzi è troppo schiva e ben educata per arrabbiarsi. Con un filo di voce racconta gli ultimi 23 anni della sua vita passati a spulciare gli archivi storici delle famiglie nobiliari bresciane, quelle che dal 1300 in poi fecero la fortuna della Repubblica Serenissima di Venezia. Nobili, colti, amanti delle arti e della musica e pure armieri. Mai la dottoressa Bezzi, promossa direttrice dell'Archivio dieci anni fa, avrebbe immaginato che il ministero dei Beni culturali le avrebbe tagliato i fondi per la gestione ordinaria. Racconta: «Da un giorno all'altro hanno dimezzato il budget annuale. Da 40mila a 21mila euro. Ho scritto, telefonato, preteso chiarimenti: non c'è stato niente da fare. L'altro giorno ho preso ramazza e paletta e ho spazzato il mio ufficio e le sale studio del secondo piano. La ditta delle pulizie? Liquidati pure loro, non posso più pagarli. Adesso cerco qualcuno che venga a fare le pulizie due ore a settimana». Brescia non è un più sfortunata di altre città. Le sforbiciate romane ai bilanci colpiscono tutti gli Archivi di Stato, e non solo quelli. La Bezzi si è ritrovata in prima linea suo malgrado. L'Archivio bresciano è prestigioso, «21 chilometri lineari di documenti scandisce orgogliosa la seconda raccolta di tutta la Lombardia dopo Milano». Troppo prestigioso per precipitare al di sotto della soglia di sopravvivenza. Un mese fa sono andati in tilt anche l'ascensore e il montacarichi, La manutenzione, in quel caso, spettava alla Provincia di Brescia, proprietaria dell'immobile. I dipendenti dell'Archivio non ci hanno pensato su. E in attesa che fossero riparati, hanno centellinato per un mese e mezzo i documenti chiesti da studiosi e laureandi. «I professori chiedevano quattro reperti? Noi gliene davamo uno solo», dice Giuseppe Di Fraia, il rappresentante della Cgil nella Rsu. Una situazione che ha alimentato qualche frizione con i vertici della Provincia: «II nostro intervento non è stato tempestivo perché la direttrice non ha mai individuato la ditta che avrebbe dovuto occuparsi dei controlli periodici agli ascensori», replica l'addetta stampa del presidente Alberto Cavalli. Ora la dottoressa Bezzi si è messa alla ricerca di uno sponsor privato: «Qui c'è la memoria storica di Brescia: dall'archivio Zanardelli al catasto napoleonico e austriaco. Questa è una città molto ricca, possibile che non ci sia nessuno disposto ad aiutarci?».
II caso di Brescia. L'Archivio storico cerca sponsor
La dottoressa Laura Bezzi, direttrice dell'Archivio di Stato di Brescia, ha dovuto affrontare una serie di problemi finanziari e organizzativi dopo che il ministero dei Beni culturali ha dimezzato il budget annuale per la gestione ordinaria dell'archivio. Il budget è sceso da 40mila a 21mila euro. La Bezzi ha dovuto prendere misure drastiche, come spazzare il suo ufficio e le sale studio, e ora cerca uno sponsor privato per aiutare l'archivio. L'archivio è prestigioso e contiene 21 chilometri lineari di documenti, ma la situazione è critica e la Bezzi si preoccupa per il futuro dell'archivio.
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