Cirio, all'asta le opere d'arte di Cragnotti per 10-15 min I commissari della Cirio tornano sul mercato. Mario Resca, Attilio Zimatore e Luigi Farenga hanno accelerato i tempi per la vendita, con relativo incasso, del patrimonio artistico di quello che era l'impero Cragnotti. Sono le 150 opere d'arte che l'ex patron del gruppo alimentare in amministrazione straordinaria acquistò nel 1993 dalla casa d'aste di Franco Semenzato, uno degli operatori storici del settore in Italia. Nel bouquet di oggetti che saranno messi all'asta figurano quadri del 1600 e mobìli del XVII secolo, per i quali, come dicono i commissari, «non si può fare ora una stima del valore». Ma, secondo quanto riferito da ambienti finanziari, potrebbe trattarsi di uno stock che potrebbe essere battuto all'asta per 10-15 milioni di euro, in totale. Questo perché, come fa notare un esperto del settore, al tempo dell'operazione Semenzato-Cragnotti il patrimonio era stato stimato in circa 90 miliardi di lire, 45 milioni di euro. Negli anni, però, l"ex numero uno della Lazio aveva venduto parte delle opere di proprietà oltre a darne altre in pegno alle banche che Io avevano affiancato nella sua crescita internazionale. Resca, Farenga e Zimatore hanno preso contatti con Sotheby's e Christie' s, ossia le due più importanti casa d'aste del mondo, per poter arrivare al più presto alla vendita delle 150 opere. In particolare, non dovrebbe trattarsi di opere di grandi artisti italiani, questo perché, come avvertono esperti del settore, difficilmente si possono battere oltre i confini nazionali dipinti di firme prestigiose della nostra cultura senza aver avuto l'autorizzazione del ministero dei beni culturali. Tra le opere che finora i commissari non sono riusciti mai a vendere figura ancora il famoso castello dell'Innominato, la tenuta Visconti, a Brignano, nel Bergamasco, alla quale una perizia aveva attributo un valore di 16 milioni.