Da Boston a Roma: 13 capolavori trafugati e venduti negli Usa tornano a casa. A restituirli il Museum of Fine Arts. Anche Boston ha deciso di imboccare la retta via. Dopo New York che col Metropolitan Museum sta mettendo a punto l'accordo di restituzione all'Italia di una serie di beni archeologici trafugati dal nostro paese e venduti illegalmente, ora è la volta del capoluogo del Massachusetts che ha deciso di ridare indietro 13 importanti opere della propria collezione, n «beau geste» è del Museum ofFine Arts, guidato da Malcolm Rogers, che si appresta a restituire una serie di opere che vanno dal 500 a.C al I secolo dell'era volgare, statue, anfore, «lekythos», vasi e marmi. Prima di occuparsi delle «opere» bisogna fare però un passo indietro: come è maturata la novità della restituzione per un importante museo come il Fine Arts con la sua ricchissima collezione d'arte e un migliaio di dipendenti? Tutto inizia, in Italia, con la condanna del «trafficante» laziale di reperti archeologici Giacomo Medici, condannato a 10 anni di reclusione e al pagamento di centomila euro, in attesa ora dell'Appello previsto per il il prossimo 4 ottobre. Nel quartier generale di Medici, a Ginevra, furono trovati non solo reperti frutto di scavi clandestini ma anche una ricca documentazione fotografica dei pezzi «trattati» con importanti curatori di museo, più una copiosa corrispondenza molto compromettente. Da li è nato l'altro processo tuttora in corso a Roma contro Marion True, la curatrice delle antichità del Getty Museum di Mali-bu, e Bob Hetch, trafficante americano. Da lì sono nati anche i confronti successivi con tutta una serie di musei con cui Medici, Hetch e compagnia hanno trattato nel tempo. E contatti sono in corso negli Usa con i musei di Cleveland e Princeton, in Europa con i musei di Monaco e Copenhaghen, in Giappone con istituzioni museali di Tokyo. Intanto ora si è materializzato il primo accordo, quello con Boston. Che cosa si apprestano a restituirci dunque dal Massachusetts? n pezzo forse più bello è l'alta statua (202 cm) di Vibia Sabina, la moglie dell'imperatore Adriano: un marmo pano del 136 d.C. Seguono alcione ceramiche a figure rosse con scene straordinarie della storia greca; un'anfora apula alta 88 cm con l'uccisione di Atreo (340 a.C), un «loutrophoros» apulo di 80 cm del pittore di So-kkos, con Pelope e Ippodameia sulls quadriga (320 a.C), un vaso «lucano» s due manici del V secolo a.C. con atleti in conversazione con giovani donne de: pittore Amikòs a cui è attribuito anche il «nestoris» a due manici con guerriere e menade (420 a.C), la giara per acqua (kalpis hydria) di 40 cm del pittore di Berlino con Apollo.che fa libagioni (485 a.C.), il cratere a campana con cacciatori traci del pittore della Centauroma-chia del Louvre (440 a.C), il «lekythos» per olio con Èrcole che uccide gli uccelli di Stimpalia (490 a.C.) e un altro «lekythos» con la morte di Egisto per mano di Clitennestra ritratta con un'ascia bipenne in mano, opera pregevole del pittore Terpaulus (500 a.C.). Infine un supporto per candelabro in marmo, con Kermes, Dioniso ed Artemide del I secolo d.C.