L'edificio del Trecento diventerà sede del nuovo Museo della città Il progetto e la storia IL MUSEO DELLA CITTÀ Tra il piano terra e il 1 piano del civico 10 il progetto è firmato dall'architetto milanese Mario Bellini 16 metri l'altezza della torre in acciaio e vetro nella corte intema che collega due ali L'EDIFICIO La famiglia Pepoli è proprietaria del palazzo di via Castiglione fin dal XIII secolo. Frutto di diverse stratificazioni architettoniche, l'edificio al n 10 è stato edificato nel 1723, su indicazione di Gera Tarlato Pepoli Nel 1910, il palazzo è ceduto al Comune con il patto di renderlo aperto al pubblico. Nel 1914 il Comune vende il palazzo alla Cassa di risparmio, fino all'acquisizione da parte della Fondazione che ne ha curato i restauri. La base della costruzione in cortile è di 10 x 10 metri e accoglie scale e aree di sosta per i visitatori. 50 le sale espositive ricavate dal restauro delle stanze 25mila euro circa il costo totale dell'operazione Ripa di Meana: «II palazzo sarà oggetto di un intervento brutale. La corte sparirà cancellata da una nuova costruzione nonostante il piano per il centro storico lo impedisca. Sarebbe un precedente imperdonabile. Chiedo che lo stesso ministro Rutelli intervenga» A pochi mesi dal previsto inizio dei lavori, il progetto architettonico del Museo della Città voluto dalla fondazione Carisbo a Palazzo Pepoli vecchio, sembrava piacere a tutti. Ma, nessuno aveva fatto i conti con Italia Nostra, l'associazione presieduta da Carlo Ripa di Meana che, a sorpresa, insorge invocando l'intervento del ministero: «Il palazzo, straordinario esempio di architettura civile di epoca trecentesca ha tuonato ieri l'ambientalista sarà completamente snaturato da un intervento brutale: la sua corte sparirà, cancellata da una nuova costruzione. Il comitato tecnico scientifico del ministero per i Beni e le Attività culturali ha sciaguratamente espresso parere favorevole, nonostante non abbia lesinato critiche». L'associazione, dunque, prende di mira il progetto firmato dall'architetto milanese Mario Bellini che, l'anno scorso, ha vinto il concorso indetto dalla Fondazione Carisbo. Ma ciò che proprio non va giù a Italia Nostra è la torre di acciaio e vetro, alta 16 metri, che dovrebbe sorgere nel cortile intemo per unire le ali del museo. «Prima del sì di Roma sbotta Ripa di Meana era arrivato anche quello del Comune di Bologna, nonostante il piano del centro storico impedisca categoricamente di costruire all'interno di corti e giardini. Se non verranno bloccati i lavori quanto prima, su creerà un precedente imperdonabile foriero di successivi danni. Gli organi competenti è l'appello dell'associazione che critica anche la destinazione d'uso a museo correggano le loro decisioni e il ministro Rutelli impedisca una simile deturpazione». Il primo a rimanere sorpreso dell'accusa è Mario Bellini: «Ci guardiamo bene dal distruggere qualcosa che abbia un valore - si difende l'autore del piano . Quella corte non è certo la Valle dei Templi, ma un'area oggetto di usi ed abusi nel corso dei secoli che non aveva nulla da salvaguardare. Anzi, noi abbiamo cercato di ristabilire un ordine in armonia con l'ambiente. Forse continua l'architetto l'associazione ha idealizzato il palazzo. La invitiamo a verificare con più attenzione, perché quando si fanno certi attacchi bisogna sapere argomentare». Tutto, insomma, sarebbe stato progettato con «rigore e rispetto», compresa la torre, una sorta di cubo allungato concepita come cerniera trasparente tra le ali del palazzo. «L'edificio riepilogano dallo studio di Bellini è stato restaurato, mantenendo quindi le caratteristiche originarie. Qui saranno ricavate 50 sale espositive, con l'impiantistica moderna del tutto invisibile. Il fatto è che la Fondazione possiede solo i primi due piani, mentre quelli superiori sono di proprietà di un'immobiliare che ha costruito appartamenti privati. Al Museo è venute così a mancare un disimpegno, delle scale insomma. che conducessero alle diverse sezioni. Allora le abbiamo costruite in esterno, nella torre».