Beppe Grillo, nel suo visitatissimo Blog, si è scatenato contro un comma della mia proposta di Legge quadro sul Cinema. L'oggetto del contendere è rappresentato dal fatto che io prevedo un prelievo sugli Internet Provider che generano utili d'impresa grazie alla commercializzazione di contenuti audiovisivi tutelati dal diritto d'autore. Per sostenere i «registi falliti» dice Grillo io vorrei tassare il «popolo della Rete». Certo che venduta così la notizia, è facile immaginarsi le reazioni degli internauti. Il problema è che per comunicare bisogna dire qualcosa. Il che non sempre è facile. Premetto che io da anni sostengo, anche con un confronto duro con molti produttori di film, che la Rete non è solo una minaccia, per via della pirateria, ma anche una grande risorsa. La Rete, rispetto ai contenuti, sia musicali, sia filmici, è stata vissuta e percepita da molti operatori culturali come una distruttrice di valore. Grazie a quegli imprenditori che hanno saputo coniugare le potenzialità della Rete con i contenuti tradizionali, innovando e investendo in nuove tecnologie, la musica, l'editoria ed il cinema, specie oltreoceano hanno invece cominciato a trarre reddito da Internet. A leggere molti interventi sul Blog di Grillo si ha la sensazione che se il cinema dovesse morire nessuno vi sprecherebbe una lacrima. Francamente non sono d'accordo, né con Grillo, né con molti degli intervenuti. Ma veniamo ai rilievi di Grillo. Perché mai evocare i «registi falliti»!! A Venezia, durante la Mostra del Cinema, in uno specifico Convegno si è discusso della mia proposta di Legge, con il presidente dei Produttori, con Rai Cinema, con i rappresentanti delle categorie, con il ministro Rutelli. Il consenso è stato unanime. Ne inferisco che Grillo spara sul mucchio, e sono in buona compagnia. Il motivo è chiaro: Grillo vuole combattere il vecchio assistenzialismo di Stato. Bene, la mia legge vuole ridurre decisamente l'invadenza della politica attraverso le Commissioni. Al contrario prevedo meccanismi che premiano la qualità e i risultati. Ho ritenuto interessante il modello francese dove l'industria cinematografica non solo è riuscita a contendere spazi alla predominante industria americana, ma anche a produrre film di qualità. L'industria francese ha una quota di mercato del 35, in Italia al box office le nostre produzioni non vanno oltre il 18-20. A Grillo sfugge il fatto che la mia legge vuole rafforzare i «produttori indipendenti», i soli in grado di garantire il pluralismo. Così come con la mia legge si vuole cercare di evitare che il denaro pubblico vada a finire in prodotti scadenti, magari sostenuti da qualche politico. E infine, con la mia proposta sostengo i nuovi autori e quindi le opere prime e seconde. In Italia già oggi il cinema è finanziato sia dal pubblico, con il Fondo Unico dello Spettacolo, sia dalle televisioni, dove con la Legge Veltroni si sono messi obblighi di investimento per le tv pubbliche e commerciali. In Francia gli obblighi di reinvestimento sono previsti anche per gli Internet Provider. Il motivo è chiaro. La rete veicola e commercializza prodotti audiovisivi. Senza entrare nel merito della pirateria, è giusto che chi ha dei ricavi dai film ne restituisca una quota modesta al cinema. Mi si fa notare, a ragione, che il costo delle connessioni a banda larga in Francia è più basso che da noi. Capisco la preoccupazione di chi teme che le aziende scarichino i loro costi sugli utenti. Ma non sarà così. Una guerra tra poveri non serve a nessuno: non credo fosse questo l'intento di Grillo. Torno al vero grande problema. Il nostro Paese non ha mai compreso che l'industria culturale va adeguatamente sostenuta. Ci si dimentica che la percentuale di risorse finalizzate al patrimonio e alle attività culturali è pari allo 0,33 del bilancio. Eppure la cultura è o dovrebbe essere un grande asset strategico. Facile piangere sul patrimonio in rovina, sullo spettacolo senza risorse, sul basso tasso di lettura, sulla crisi del nostro cinema, e poi invece opporsi, con motivazioni discutibili, ai tentativi di far diventare la nostra industria culturale non solo uno strategico vettore di identità, ma anche un canale di promozione turistica del Paese. Conosco Beppe Grillo, lo seguo e lo stimo da tempo, per le sue battaglie di libertà. Spero di poter contare sul suo appoggio costruttivo per le future battaglie a sostegno della cultura italiana. deputato Ulivo responsabile Cultura Margherita