Le fabbricerie si propongono come modello di gestione dei beni culturali. 116 enti storici aderenti all'associazione nazionale Afi gestiscono le più conosciute cattedrali italiane, insieme ai musei e ai monumenti annessi. E ben 13 hanno sede nel Centro-Nord: 10 in Toscana (Firenze-Santa Maria del Fiore e Firenze-Santa Croce, Pisa, Siena, Volterra, Prato, Pienza, Chiusi, Pistoia e Arezzo), due in Umbria (Todi e Orvieto) e una in Emilia-Romagna, a Parma. In queste istituzioni di origine medievale lavorano circa 800 dipendenti, tra contratti a tempo indeterminato, stagionali e collaboratori. L'autonomia finanziaria è raggiunta senza interventi esterni: la principale fonte di sostentamento sono i visitatori dei musei delle cattedrali, che nel 2005 sono stati 15 milioni. Riunita in congresso nei giorni scorsi a Pisa, l'associazione delle fabbricerie italiane ha stabilito tre priorità operative: un unico contratto di lavoro, la tutela delle realtà più piccole, un più stretto coordinamento unitario. «Queste istituzioni hanno dimostrato nei secoli di essere un modello vincente di gestione dei beni culturali, sia dal punto di vista dell'efficienza che della qualità», dice il presidente dell'Afi Pierfrancesco Pacini, che presiede anche l'Opera primaziale pisana. Perché, prosegue, «un gruppo di laici si dedica a seguire con continuità e attenzione tutte le problematiche dei monumenti sottoposti alla loro tutela». Gestione privatistica, assenza di vincoli burocratici, autosufficienza economica e niente finanziamenti pubblici per la gestione ordinaria: queste le coordinate su cui si muovono queste istituzioni secolari. Tutte sono sottoposte alla legge concordataria del 1929. Il loro cda è composto da sette membri nominati ogni tre anni dal ministero dell'Interno. A Pisa ha sede una delle maggiori fabbricerie italiane. Nata quando fu posta la prima pietra del Duomo (nel 1064) oggi l'Opera primaziale gestisce tutto il complesso monumentale della piazza dei Miracoli. In cifre 2,4 milioni di visitatori annui, che fanno affluire nelle casse della onlus pisana circa 10 milioni di euro. I dipendenti sono un'ottantina, ma raddoppiano nei picchi di afflusso turistico stagionale. Attualmente l'Opera primaziale è impegnatanel restauro dei marmi della Torre (2,5 milioni di investimento proprio, con altrettanti di finanziamento statale) e nel restauro del ciclo di affreschi del Camposanto medievale. Grandi innovazioni anche per l'altra grande fabbriceria toscana, l'Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze, che sta lavorando per ridisegnare l'offerta culturale di uno dei complessi monumentali più famosi al mondo. Da qui a due anni partiranno i lavori per l'ampliamento e il riallestimento del Museo dell'Opera del Duomo. Farà la propria comparsa un "percorso solenne" con la porta del battistero, la Pietà (Bandini) di Michelangelo, la Maddalena di Donatello e la ricostruzione della facciata della cattedrale arnolfiana a grandezza reale. Nella seconda parte del 2007, sempre in piazza Duomo, aprirà inoltre un grande centro polifunzionale di accoglienza. I lavori sono iniziati nel 2004 e l'impegno di spesa si aggira sui 4,5 milioni di euro. «L'Opera si autofinanzia interamente e questo è un esempio unico nel panorama italiano di gestione dei beni culturali» sottolinea la presidente dell'Opera, Anna Mitrano. Un milione e mezzo di visitatori paganti nel complesso monumentale di piazza Duomo (a fronte di 4 milioni complessivi) portano nelle casse dell'Opera più di 7 milioni annui. E il dato delle presenze turistiche è in continua crescita: nel solo mese di agosto l'incremento è stato del 3,8 per cento. «Vogliamo che la città continui a considerare la cattedrale come sede di vita comunitaria», spiega Mitrano. Fuori della Toscana, un caso interessante è quello di Parma che ha un bilancio positivo con circa 2oomila visitatori l'anno che pagano la visita al museo della cattedrale e del battistero. Non arrivano finanziamenti pubblici. In caso di lavori di restauro particolari, da quando la legge lo consente, intervengono sponsor privati e fondazioni bancarie. Esperienza positiva anche per Orvieto, con i suoi 110mila visitatori l'anno tra duomo e museo dell'opera.
Le fabbriche del Duomo come modelli gestionali
Le fabbricerie italiane gestiscono le cattedrali e i musei annessi, con circa 800 dipendenti. L'autonomia finanziaria è raggiunta senza interventi esterni, grazie ai visitatori. L'associazione Afi ha stabilito tre priorità operative: un unico contratto di lavoro, la tutela delle realtà più piccole e un coordinamento unitario. Le fabbricerie sono sottoposte alla legge concordataria del 1929 e hanno un cdA composto da sette membri nominati ogni tre anni dal ministero dell'Interno. In Toscana, le fabbricerie gestiscono 10 cattedrali, tra cui Firenze-Santa Maria del Fiore e Firenze-Santa Croce.
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