Intorno al destino dell'Opificio delle Pietre Dure c'è chi scrive, chi parla, chi si dà da fare e chi tace. Tra questi ultimi c'è Salvatore Settis presidente «in-pectore» del Consiglio superiore dei beni culturali; che pur essendo uno dei massimi teorici della conservazione e della tutela dei beni artistici, ancora non ha pronunciato una sola parola in difesa dell'istituto che più di ogni altro al mondo, ha lavorato in tal senso negli ultimi 30 anni. Il problema sollevato 12 giorni fa da il Giornate della Toscana, è già stato oggetto di un'interrogazione parlamentare pronunciata dal senatore di Forza Italia, Paolo Amato, all'indirizzo del ministro. Il forzista si è detto «indignato da questa vergognosa storia e per il tentativo del governo di mettere le mani sull'Opificio. É un attacco a Firenze e di fronte ai troppi siluri, il sindaco tace. Così - ha proseguito il senatore azzurro - sarà Forza Italia a difendere Firenze e le sue eccellenze». Sul banco degli imputati, il senatore azzurro ci ha messo soprattutto un piano per danneggiare Firenze, in considerazione del fatto che il Dpef prevede tagli consistenti che penalizzeranno Firenze in quanto città d'arte. Soprattutto «è inaccettabile che possa essere messa in discussione l'autonomia di un istituto che funziona. Forse sarebbe meglio pensare alle cose che a Firenze invece non funzionano, che sono tante. E infine sottolineo il ritardo con cui gli esponenti delle forze di governo hanno compreso la gravità del problema e si stanno schierando sulle posizioni che per primi noi abbiamo assunto in maniera chiara e inequivocabile». La senatrice Vittoria Franco, presidente della Commissione cultura del Senato, tenta una timida difesa di ciò che si sta pensando di attuare al ministero: «Il Governo ha detto che non ha una proposta di riduzione dell'autonomia dell'Opifico. Se così avvenisse sarebbe un errore - ha detto - che va contro l'eccellenza di un istituto stimato a livello mondiale». La presidente ribadisce che l'obiettivo del Governo è di migliorare il coordinamento tra gli istituti di restauro: «se questo serve per migliorare le eccellenze nei vari campi, ben vengano. Tuttavia rifiuto il ragionamento di Proietti di legare l'autonomia dell'Opificio a quella della Biblioteca Nazionale. Risparmiare va bene, ma senza intaccare l'efficienza dell'Opificio delle Pietre dure di Firenze». Più sintetica, ma non per questo meno chiara, la posizione di Pietro Folena, presidente della Commissione cultura della Camera. «Sono solidale con le ragioni espresse nella lettera che mi ha inviato il presidente della Commissione cultura del Comune di Firenze, Nardella - ha detto l'onorevole dies-sino -. Ne parleremo in commissione, ma mi sembra ragionevole tutelare la storia e l'originalità di questa realtà fiorentina rispetto agli istituti romani. Convocheremo i lavoratori dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze e ribadisco che sono solidale con le loro ragioni».