Non trovo che Sgarbi reperisca nel mio articolo cumulativo sulle mostre dedicate al Mantegna errori o sviste tali da costringermi ad acri repliche. Ci sono normali differenze di valutazione, cui rispondo ben volentieri concentrandole in alcuni punti. 1. È vero che non menziono il suo ruolo di Presidente del Comitato promotore, ma l'ho considerato un dato così ovvio da non dover sprecare righe, in un articolo ampio ma non abbastanza, per ricordare la cosa, e soprattutto ha agito su di me quella «delicatezza», per passate frequentazioni, che il mio oppositore giustamente mi attribuisce. Infatti, avrei dovuto dichiarare apertamente che non ritengo affatto di scorgere in lui meriti scientifici tali da esser posto alla testa di un simile Comitato. I suoi meriti, lo sappiamo, sono solo di ordine televisivo, per la sua indubbia capacità di «forare» il video, e ancor più di ordine politico-berlusconiano. È stata una forma di risarcimento quando Silvio Berlusconi lo ha licenziato dal ruolo di sottosegretario ai beni culturali, e per la stessa ragione Sgarbi è stato posto ugualmente alla testa del Comitato per il Parmigianino, credo che lo sia anche per le prossime celebrazioni del Correggio. Non vorrei che scambiasse queste motivazioni alquanto estrinseche con un valore personale, come di un Roberto Longhi redivivo. 2. Mi meraviglio a mia volta della sua meraviglia per aver tanto insistito sul «tramando», sulla staffetta che a Padova avviene tra il Mantegna e Donatello: su questo tasto insiste con ragione la mostra padovana, mettendo in ombra la più consueta e tradizionale derivazione dello Squarcione, e proprio per il coraggio di aver giocato questa carta nella mia valutazione la sezione padovana viene considerata la più efficace. 3. Insisto con convinzione su un motivo che forse è il mio piccolo contributo al dibattito in corso: proprio questa derivazione donatelliana spiega a meraviglia il tormento grafico del Mantegna, ma gli pone anche dei paletti, egli non scenderà mai in campo per competere con Donatello sul fronte della scultura. È la ragione per cui considero indebita la sezione mantovana che invece insiste su quest'aspetto, e che ahimè costituisce proprio il contributo personale di Sgarbi all'intera impresa. Non c'è alcuna scultura ufficialmente attribuita al nostro artista, e sfido la comunità degli esperti a pronunciarsi sulla possibile derivazione da lui del Compianto visibile al pianterreno di Castel S. Giorgio. 4. In merito alla tormentata questione del trasferimento da Brera del Cristo morto, evidentemente ho voluto solidarizzare con i funzionari del museo milanese che vi si erano opposti, ritenendo anch'io pleonastica la presenza di un capolavoro in più, in una rassegna che non pretende affatto di ricostruire fedelmente il tessuto filologico dell'attività mantegnesca nella città dei Gonzaga, ma si considera paga di raggranellare quanti più dipinti si può del Maestro. Oltretutto mi era rimasto nella penna, ma ora lo dico in chiaro, quel celeberrimo dipinto a Mantova è esposto con pessima illuminazione. 5. Venendo alla questione dei «minori», confermo le osservazioni limitative contenute nella mia recensione. A Padova, per esempio, non ci sono «minori», bensì comprimari, il che è cosa ben diversa. I vari Zoppo e Schiavone e Crivelli ivi esposti (e mi sono rimasti nella penna altri nomi egregi, come Antonio e Bartolomeo Vivarini, o il Pollaiolo) non sono scialbi e stanchi ripetitori, bensì coetanei, o giù di lì, che si battono alla pari col Maestro, come valida scorta. A Verona invece quella schiera di artisti che Sgarbi difende sono senza dubbio figure dignitose, meritevoli di attenzione, ma derivano dal Maestro, e lungo le rotte centrali della storia dell'arte non aggiungono molto. Il referto finale resta immutato: si è voluto diluire il prodotto mantegnesco in un brodo troppo lungo, arricchendolo di inserti non sempre strettamente giustificati, che non costituiranno certo la gioia dei visitatori.
Molti quadri sono esposti solo per far numero
L'articolo di Sgarbi è stato oggetto di critiche da parte dell'autore, che lo definisce "un po' troppo" e "un po' troppo" e che non ha "meriti scientifici" per essere al vertice di un comitato promozionale. Sgarbi ha insistito sul ruolo di Donatello nella derivazione del Mantegna, ma l'autore sostiene che questo è un errore e che il Mantegna non scelse mai di competere con Donatello. L'autore ha anche criticato la mostra padovana, che ha insistito sul ruolo di Donatello, e sostiene che la sezione mantovana è indebita. Inoltre, l'autore ha criticato la mostra veronese, che ha inserito artisti non strettamente legati al Mantegna.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo