Dipinti, affreschi, sculture, arredi lignei di musei e chiese. Quarant'anni dopo, il duro colpo al patrimonio d'arte della città resta ancora un censimento impreciso. Le perdite sono sconosciute. Gli archivi delle soprintendenza registrano al 2005 che i dipinti danneggiati furono complessivamente 1480. Che 1220 sono stati restaurati e restituiti, mentre 260 sono ancora in attesa di intervento nei vari depositi della soprintendenza del Polo museale fiorentino. Alcuni restauri sono in corso. E il prossimo 4 novembre, riavrà tele e tavole di Cigoli, Neri di Bicci, Naldini. Ma nei magazzini della Palazzina Poggi, accanto a Palazzo Pitti aspettano intelati e allineati nelle rastrelliere ancora 181 opere, di cui 150 tele e tavole. A Palazzo Serristori ce ne sono altre 84, di cui 75 fra tele e tavole. Alla Limonaia di Villa Corsini e nei depositi sopra la Grotta del Buontalenti a Boboli, si contano rispettivamente 340 e 240 affreschi. Piccole e grandi superfici. «Molti sono frammenti di difficile ricomposizione e attribuzione, altri sappiamo da dove vengono ma serve una revisione e un riordino, non tutte sono opere alluvionate, in gran parte vengono dalle chiese del centro storico» spiega la responsabile dei depositi Matilde Simari, mostrando gli elenchi fermi al 2002. Un capitolo doloroso, una ferita apertissima è quella degli arredi lignei. Centinaia di pezzi stipati nei magazzini della Villa Medicea di Poggio a Caiano. «Pezzi di modesta importanza sottolinea la funzionaria candelieri, reliquiari, busti, gessi, cornici, scatole con crocifissi, decori a pastiglia. Non sappiamo neppure da dove provengano. Un lavoro da fare...». Sono lì carichi di decenni di polvere e fango, impilati e ammucchiati come quando sono arrivati. Già, un lavoro da fare. Quarant'anni dopo. «È un po' una nostra vergogna osserva Bruno Santi, soprintendente ai beni storici e artistici E' un peso, un retaggio di 40 anni in cui l'ordinaria amministrazione ci ha impedito di occuparci di questa parte di patrimonio. In molti casi si tratta di opere minori. Negli anni '80 c'erano progetti speciali, si programmavano recuperi e restauri, poi la carenza di personale e i tagli ai fondi hanno permesso solo programmi ordinari per sanare le emergenze del territorio». Oltre all' Ultima cena di Vasari, dipinto di difficile restauro su cui l'Opificio delle Pietre Dure attualmente sta effettuando i primi studi, aspettano ancora di risorgere opere di Giotto e della bottega di Giotto, di Andrea del Castagno e un San Pietro, tavola del tardo '200 alluvionata ben tre volte, nel 1333, nel 1557 e nel 1966, opera del maestro di Santa Cecilia. La basilica di Santa Croce è quella che deve ancora avere il maggior numero di opere, oltre a molte chiese fiorentine. La lista comprende anche gli affreschi dei tabernacoli di Firenze e dintorni. Restituzioni da studiare, da censire, riorganizzare. «Ho proposto di riunire tutte le opere da recuperare in un unico spazio. Alla Certosa? No, c'è ancora da sistemare i locali precisa Bruno Santi Nel 2009 andrò in pensione, ma prima vorrei riunire tutti i depositi. Spero davvero di riuscirci». Il soprintendente Antonio Paolucci sposta il tiro: «I veri danni che ha fatto l'alluvione al patrimonio storico-artistico tutto sommato sono stati trascurabili. La catastrofe all'artisticità di Firenze è stata invece che dal '66 in poi è incominciato lo svuotamento di doratori, intagliatori, botteghe che hanno abbandonato i quartieri storici Oltrarno. Idem per i residenti finiti in orrende periferie per lasciare il centro scenario vuoto riempito dal turismo di massa. Un vero colpo la cuore, irreversibile. Il vantaggio invece è stato che il lavoro sui danni ha permesso che restauratori e specialisti di tutto il mondo venissero qui a mescolare saperi e mestieri, che hanno dato vita a istituti universitari e laboratori prestigiosissimi, all'Opificio delle Pietre Dure, grande merito storico di Umberto Baldini, e che ora Roma ci vorrebbe portar via».
Gioielli d'arte dimenticati
In 40 anni, la città di Firenze ha subito un grave danno al suo patrimonio artistico, con perdite sconosciute. I dipinti, affreschi, sculture e arredi lignei sono stati danneggiati, e molti sono stati restaurati o restituiti, ma molti altri aspettano ancora di essere restaurati. I magazzini della Palazzina Poggi e della Villa Medicea di Poggio a Caiano sono carichi di opere d'arte, tra cui tele, tavole, affreschi e arredi lignei. La responsabile dei depositi, Matilde Simari, spiega che molti pezzi sono stati rubati o perduti, e che serve una revisione e un riordino.
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