E' tutto pronto per il restauro della Sala delle Cariatidi a Palazzo Reale. C'è il progetto, c'è l'architetto, ci sono i disegni. Quelli originali del Piermarini E quelli del professore Alberico Belgiojoso realizzati per riportare il prezioso monumento architettonico, semidistrutto dai bombardamenti del 1943,all'antico splendore. Manca solo il via libera del Comune di Milano e della Sovrintendenza ai Beni culturali. Che da un anno e mezzo indugiano e continuano a rimandare la decisione. Restauro sì, restauro no. Un dubbio amletico dettato «forse dalla paura per il risultato finale. Oppure dalla contrapposizione di opinioni diverse», afferma Belgiojoso. Tant'è. Tutto è pronto. Ma la Sala delle Cariatidi è ancora come sessant'anni fa. Con le sue statue decapitate e gli stucchi in pezzi. Una vergogna per Milano. Una vergogna per esperti e critici d'arte che, da Vittorio Sgarbi a Stefano Zecchi fino a Philippe Daverio, hanno condannato l'atteggiamento superficiale dell'amministrazione comunale insensibile allo stato di degrado in cui si trova l'opera del Piermarini. Professore Belgiojoso, lei si sta occupando dei restauri a Palazzo Reale, cosa è stato folto e cosa aveva in mente per la Sala delle Cariatidi? «Innanzitutto abbiamo ripulito la Sala e tolto tutto ciò che era stato aggiunto dal dopoguerra in poi. In sostanza abbiamo riportato il monumento architettonico a come era dopo i bombardamenti. Ma io al Comune di Milano e alla Sovrintendenza avevo proposto un anno e mezzo fa il completamento della Sala delle Cariatidi». Dunque aveva progettato un restauro integrale? «Sì ma distinguendo ciò che è originale da ciò che viene rifatto da zero. Nelle altre Sale di Palazzo Reale abbiamo ricostruito stucchi e decori. Nel caso della Sala delle Cariatidi non è però così semplice. La ragione per cui proponiamo questa distinzione è che nel periodo Neoclassico lo stile era molto raffinato: statue, rilievi e stucchi venivano realizzati in modo molto dettagliato e particolareggiato. Oggi abbiamo una manodopera di qualità ma non in grado di lavorare con la stessa tecnica. Quindi si rende necessario differenziare l'originale dal nuovo. Una differenziazione che tuttavia può essere fatta in modo che la visione d'insieme della Sala sia di integrità; ma da vicino e nei particolari risulti possibile distinguere tra originale e ricostruito.Per esempio, la balconata, i cui stucchi erano stati dipinti dall'Appiani e che percorreva tutta la Sala, è crollata completamente durante i bombardamenti. Ma sono rimaste le basi in granito. Degli stucchi, poi, esistono ancora le matrici in rame, quindi possono essere riprodotti. E si potrebbe mostrare anche il parapetto con un unico pannello stampato». Insomma, lei ha previsto tutto. «Il progetto è difficile da realizzare ma non impossibile. Ci vuole molta collaborazione tra chi esegue il progetto e chi i lavori: il Comune di Milano, la Sovrintendenza, gli esperti e gli organi di controllo. Altrimenti l'operazione risulterebbe complicata e interminabile. Il restauro richiede esperienza e abilità tecnica. Per esempio, la volta, che è stata rifatta nel dopoguerra, non si può certamente ricostruire come era originariamente; ma si possono riprendere certe linee originali con un richiamo grafico, geometrico. Per quanto riguarda poi l'illuminazione, esistono i lampadari originali che da quanto mi risulta sono smontati e si trovano alla Certosa di Pavia. Rimontarli non sarà semplice ma si può fare comunque un ottimo lavoro, anche perché abbiamo ancora le planimetrie con l'esatta posizione dei lampadari ali interno della Sala. Non solo. Nel nostro progetto è previsto un sistema per arganare i lampadari alla volta. Con un comando elettronico si potrà regolare la salita e la discesa degli stessi per fare la manutenzione». Ma il sindaco Albertini ha esaminato il suo progetto? «Noi lo abbiamo consegnato al Comune di Milano e alla Sovrintendenza un anno e mezzo fa. Poi un mese fa lo abbiamo mandato nuovamente al sindaco Albertini e all'assessore alla Cultura Salvatore Carrubba, dopo che il presidente della Repubblica Ciampi, in visita alla mostra di Modigliani a Palazzo Reale, vedendo la Sala delle Cariatidi disse che doveva essere completata, che era un peccato lasciarla così». E cosa le hanno risposto? «Un anno fa mi comunicarono che il progetto doveva essere studiato e che mi avrebbero dato una risposta. L'assessore Carrubba ora mi ha detto che è tutto in mano alla Sovrintendenza. Poi due settimane fa il sindaco Albertini in una lettera mi ringraziava e dava la sua disponibilità per un incontro in cui avrebbe discusso del progetto Ora aspetto che l'incontro venga fissato». Perché, secondo lei, non si è mai fatto nulla finora? «Forse la Sovrintendenza vuole portare avanti da sola la questione consultando i suoi esperti. O forse alcuni preferiscono la Sala nello stato attuale». Non pensa invece che si sia rimasti legati a questa immagine della Sala semidistrutta che ricorda gli orrori della guerra? «Probabilmente in passato è stato così. Complice la mostra di Picasso con la efficacissima esposizione del "Guernica". Anche io pensavo che la Sala, nel suo stato di rudere, avesse fascino. Ma questo è soltanto un aspetto della bellezza del monumento del Piermarini La mia proposta invece intende soddisfare tutti. Prevede una ricostruzione ma anche una rigorosa conservazione e leggibilità dell'originale. Probabilmente l'amministrazione comunale teme di non riuscire a controllare bene i lavori». Che però verrebbero eseguiti alla luce del sole. «Certamente. I restauri possono essere controllati giornalmente. E comunque prima di arrivare al risultato finale si fanno prove e modelli. Sappiamo come il lavoro deve essere fatto. Quello che serve adesso è soltanto il via libera del Comune e della Sovrintendenza».