Violenti polemiche per l'idea del Ministero di accorpare l'Opificio delle pietre dure del capoluogo toscano con l'Istituto della capitale Un patrimonio di eccellenza unico al mondo rischia di non avere più la necessaria autonomia No alla concentrazione a Roma della politica del restauro. Firenze è in rivolta contro l'ipotesi del Ministero dei Beni culturali e del suo titolare, Francesco Rutelli. di creare entro sei mesi l'Istituto superiore del restauro che dovrebbe incorporare l'Istituto centrale del restauro di Roma, l'Opificio delle pietre dure di Firenze, l'Istituto centrale di patologia del libro e il Centro di Fotoriproduzione, legatoria e restauro degli Archivi di Stato. Oggi è previsto un comunicato dei lavoratori dell'Opificio, mentre la soprintendente, Cristina Acidini, che dal primo ottobre sostituirà Antonio Paolucci come responsabile del polo museale fiorentino, da noi interpellata, preferisce per il momento non rilasciare dichiarazioni. Ma il mondo politico e delle istituzioni locali è in fermento. Virgilio Luvisotti, consigliere regionale leghista, ha dichiarato: «Si tratta di un'ipotesi allo studio del Ministero e che non tiene conto della preminenza nel panorama mondiale di questo Istituto autonomo per il restauro di opere d'arte. È evidente l'intento di Rutelli di passare alla "sua" Roma il controllo dell'Opificio, in linea con il processo centralista avviato da questo Governo neostatalista». «A Firenze - continua Luvisotti - aspettavano Rutelli come uno che avrebbe dato impulso alle attività culturali! E invece questa è la risposta. Aspettiamo quindi una presa di posizione chiara da parte dalle Istituzioni regionali, in primis da Claudio Martini, che evidentemente non è ancora riuscito ad entrare in sintonia, come del resto tutta la sinistra, con quel club esclusivo che è il Governo Prodi». «L'annunciato accorpamento da parte del Ministero per i Beni culturali dei centri di restauro nazionali a Roma potrebbe rendere incerto il futuro dell'Opificio delle Pietre dure di Firenze, provocandone di fatto un declassamento e svilendo un patrimonio di eccellenza culturale e professionale unico in Italia e nel mondo». È quanto sostiene Pieraldo Ciucchi, presidente del gruppo Sdi in Consiglio regionale della Toscana, che sull'argomento ha presentato un'interrogazione al presidente della Giunta, Claudio Martini. «Il decentramento verso la capitale - prosegue Ciucchi - comporterebbe anche un abbassamento del grado di interesse di tanti giovani nei confronti del mondo del restauro, che solo a Firenze esprime un patrimonio economico, sociale e culturale di tutto rispetto, con 530 imprese e 1.200 addetti. Ci associamo alle preoccupazioni espresse dalle organizzazioni sindacali degli artigiani, secondo le quali l'operazione che costituirebbe un indebolimento del tessuto imprenditoriale fiorentino e della stessa Soprintendenza, ed auspichiamo che le istituzioni fiorentine e regionali, che già in questi giorni si sono pronunciate negativamente nei confronti dell'operazione, possano assumere ogni iniziativa per evitare il declino dell'Opificio». Sulla stampa si è già levata la voce di Giorgio Bonsanti, dal 1988 al 2000 soprintendente dell'Opificio e ora docente di Storia e tecnica del restauro all'Università di Firenze: «Rutelli dovrebbe sospendere subito questa dannosa riforma e trovare invece un buon soprintendente al posto di Cristina Acidini. Perché? Tutte le innovazioni tecnico-scientifiche individuate dal restauro italiano sono venute da Firenze: dalla riflettografìa a infrarossi all'uso del laser alle puliture alternative con gli enzimi. Tutto questo non sarebbe stato possibile se l'Opificio non avesse goduto di piena autonomia e indipendenza. Dirò anche che tutti i rapporti internazionali da noi intessuti sono stati curati qui da Firenze e certamente non dal ministero». Polemica anche sulle poltrone. Accusa Bonsanti: «Nessuno mi toglie dalla testa che questa manovra serva a "scippare" anche un posto dirigenziale prezioso per Roma, che ne ha moltiplicati troppi». L'Opificio delle pietre dure (noto anche con la sigla Opd) è un Istituto autonomo del Ministero, la cui attività operativa e di ricerca si esplica nel campo del restauro delle opere d'arte. L'Istituto ha origini composite, frutto di una antica e illustre tradizione e di una moderna e articolata attività, già evidenti nella sua insolita denominazione, Nato per volere di Ferdinando I de' Medici, come manifattura per la lavorazione di arredi in pietre dure, l'Opificio venne trasformando la sua attività lavorativa, negli ultimi decenni del secolo XIX, in attività di restauro, prima dei materiali prodotti durante la sua plurisecolare storia, per poi ampliare la propria competenza verso materiali affini (lapidei, di mosaico, ecc). In seguito alla grande catastrofe dell'alluvione del novembre 1966 e alla legge istitutiva del Ministero per i Beni Culturali e ambientali del 1975, allo storico Opificio vennero annessi tutti i laboratori fiorentini statali di restauro, tranne quelli per i beni architettonici e per i beni archeologici. Attualmente l'Opd pubblica una rivista annuale, è sede di una delle due scuole statali di restauro in Italia (l'altra è appunto annessa all'Istituto Centrale per il Restauro di Roma), di un museo della produzione artistica in pietre dure, di un laboratorio scientifico, di una biblioteca altamente specializzata nel campo del restauro, di un ricchissimo archivio dei restauri compiuti, di un centro di ricerca sulla climatologia. È l'unica istituzione in Europa a disporre di 50 restauratori, 6 storici dell'arte, 1 archeologo, 7 esperti scientifici, 4 fotografi. L'attività dell'istituto si articola per settori di restauro e di ricerca individuati in base ai materiali costitutivi delle opere d'arte. Le sedi dei laboratori sono tre: quella storica di via Alfani (sede inoltre del museo, della biblioteca e della scuola), quella moderna della Fortezza da Basso e quella di Palazzo Vecchio. Molta parte dell'attività si svolge anche all'esterno, sia sotto forma di cantieri operativi che di consulenze tecnico-scientifiche, su tutto il territorio nazionale e in ambito internazionale.