Sedici studenti di architettura hanno disegnato il suo futuro Struttura circolare e torrette: dei 4 impianti è l'unico sopravvissuto Il passato industriale e le attività sociali si fondono negli elaborati Fino a una trentina di anni fa, il Gasometro di via dell'Anconella riscaldava ancora gran parte delle case della zona. Completato nel 1869, era l'ultimo nato dei quattro impianti concentrati nel quartiere a poche centinaia di metri uno dall'altro. Oggi, per quanto dismesso, è l'unico sopravvissuto. La sua sagoma circolare e le sue smilze torrette a punta dominano ancora la zona tra piazza Taddeo Gaddi e Porta San Frediano. Per gli anziani del quartiere è un feticcio intoccabile, per i giovani una potenzialità, per gli amministratori un problema da far scivolare in un domani il più remoto possibile. A questo affascinante reperto di un glorioso passato industriale hanno dedicato la loro attenzione e la competenza i sedici studenti del «Laboratorio di sintesi in costruzione delle opere di architettura» coordinato da Paolo Felli, docente alla facoltà di Architettura di Firenze. Ogni anno, prima della tesi, i futuri architetti scelgono un punto sensibile della città e provano a dargli un futuro: lo hanno già fatto con piazza Brunelleschi e col mercato di piazza dei Ciompi, questa volta è toccato al Gasometro dell'Anconella, «perché è un luogo interessantissimo e un problema ancora irrisolto», spiega Paolo Felli. Dal lavoro del Laboratorio sono nati sedici progetti di recupero della struttura, ora in mostra al Centro di solidarietà di Firenze in via dell'Anconella 3 (fino al 28 settembre, tutti i giorni, tranne la domenica, dalle 11 alle 19; ingresso libero). Dall'utopia minimal che utilizza un'impalpabile struttura in legno per fare del Gasometro un giardino d'inverno, al sogno massimalista di un polo scientifico-tecnologico con biblioteca, museo, planetario e laboratori, tutti i progetti obbediscono a due imperativi di base: rispettare la storia della zona e della struttura, riecheggiandone il passato industriale, e garantire la fattibilità dell'intervento con un'adeguata proporzione tra costi e ricavi. «Considerando le scelte fatte da altre città a proposito dei gasometri - prosegue Felli - è evidente come sia necessario coinvolgere anche i privati in questio tipo di recuperi. E per attirare i privati bisogna offrire prospettive di guadagno o comunque la certezza dell'autofinanziamento della struttura». Per questo quasi tutti i progetti affiancano le attività sociali e culturali ad altre più redditizie: da quello che ospita all'interno di una struttura ariosa, che sale fino a 28 metri con un movimento rotatorio, spazi espositivi e una caffetteria, a quello che colloca in una grande chiocciola di rame e cemento un auditorium, sale di registrazione e un nuovo laboratorio dell'Opificio delle pietre dure per il restauro degli arazzi. La mancanza di spazi dedicati ai giovani tra i 15 e i 20 anni, lamentata da molti adolescenti del quartiere, ha suggerito invece l'utilizzo del Gasometro come spazio deputato all'aggregazione e al divertimento, con una discoteca situata prudentemente nel piano interrato, o come una cittadella dell'arte divisa tra zone espositive, biblioteca, bookshop e atelier. «E' il nostro modo di far entrare fattivamente l'università dentro i problemi del territorio - spiega ancora Felli - e di contribuire, come è successo in passato, a dare al Comune le coordinate di riferimento per un eventuale bando di concorso».