«Meno male!», è un coro quello che si alza da molte istituzioni fiorentine. La notizia è arrivata ieri con una telefonata: la sospensione del progetto elaborato dal Ministero dei Beni Culturali di unificare sotto un'unica direzione romana, quella del futuro Istituto nazionale del restauro, anche il glorioso Opificio delle Pietre Dure, ha fatto tirare un sospiro di sollievo alle molte istituzioni cittadine che con forza avevano criticato il provvedimento. «La sospensione è un segnale incoraggiante di attenzione - afferma Augusto Mannelli, rettore dell'Università fiorentina - credo che una riforma che non mantenga la fisionomia di questo ente sarebbe una perdita, non solo per la città ma per la politica culturale nazionale. A questo proposito sono importanti i rapporti che l'Opificio ha saputo intrecciare in questi anni col mondo della ricerca e dell'Università». «Ho saputo del progetto di unificazione della direzione a Roma da Giuseppe Proietti, capo di tutti i dipartimenti del Ministero - ci dice Cristina Addirti Luchinat, soprintendente all'Opificio e a giorni soprintendente al Polo museale fiorentino in sostituzione di Antonio Paolucci - e l'ho saputo non prima di quando ne hanno parlato gli organi di stampa che hanno contribuito a quel coro di opposizione che si è levato da più parti». In ogni caso, prosegue Acidini «la situazione adesso è la seguente, per ora la direzione unica riguarderà solo i tre organismi romani: l'Istituto centrale per il restauro, l'Istituto centrale di patologia del libro e quello per la fotoriproduzione e legatoria degli archivi. Solo noi ne siamo esclusi ma fino a quando? Nel frattempo a me resterà l'interini della direzione dell'Opificio. Non potrà comunque durare molti mesi, e mi chiedio cosa succederà poi. So bene che per portare avanti il lavoro di un ente come questo è necessaria una direzione sul posto. Bisogna esserci tutti i giorni per mantenere quel ruolo di guida che ci siamo conquistati in tanti anni, sarebbe negativo se l'Opificio perdesse la testa». Oltre agli evidenti danni di immagine la perdita di autonomia avrebbe anche effetti deleteri su quella rete di studiosi e restauratori che intorno e per conto dell'istituto di via Alfani lavorano. L'Opificio è nato nel 1588 per volere di Ferdinando I de' Medici. Oggi è il fiore all'occhiello del sistema di tutela e recupero del patrimonio artistico nazionale. L'istituto fiorentino si è guadagnato, particolarmente in seguito agli interventi compiuti dopo l'alluvione del 1966, grande prestigio in tutto il mondo ed è ormai un patrimonio consolidato della città. «Senza una direzione autonoma - conclude Acidini - l'Opificio può seriamente rischiare la marginalità: è un po' come se andassero perduti quattro secoli di storia. Spero che questa sospensione possa permettere a tutte le parti in causa un maggiore confronto, al fine di scongiurare una decisione che potrebbe risultare fortemente sbagliata».
Firenze - L'Opificio delle pietre dure rimane a Firenze
Il progetto di unificazione della direzione dell'Opificio delle Pietre Dure a Roma è stato sospeso. La sospensione è stata accolta con sollievo dalle istituzioni fiorentine che avevano criticato il provvedimento. Augusto Mannelli, rettore dell'Università fiorentina, ha affermato che una riforma che non mantenga l'autonomia dell'Opificio sarebbe una perdita per la città e la politica culturale nazionale. Cristina Addirti Luchinat, soprintendente all'Opificio, ha confermato che la direzione unica riguarderà solo i tre organismi romani e che l'Opificio è stato escluso.
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