Lo sfogo di Amato e Fuscagni (Fi): «Siamo indignati da questa storia vergognosa» Si scaldano i toni intorno alla questione dell'Opificio delle pietre dure di Firenze e ad alzare la voce stavolta è il senatore di Forza Italia, Paolo Amato. Insieme alla consigliere regionale Stefania Fuscagni. ieri mattina ha delineato i temi della sua prossima interrogazione al ministro per i beni e le attività culturali, Francesco Rutelli. L'oggetto è il futuro che si va delineando pei l'Opificio, l'istituto fiorentino che rappresenta l'eccellenza nel campo dei restauri, a livello internazionale. E dal momento che gli eventi hanno, praticamente, fatto precipitare la situazione Amato ha annunciato un "correzione" del testo dell'interrogazione, alla luce delle novità emerse dall'intervista a il Giornale della Toscana con il capo dipartimento del «Rio» (ricerca, innovazione e organizzazione) del ministero. Amato si è detto «indignato da questa vergognosa storia e per il tentativo del governo di mettere le mani sull' Opificio. É un attacco a Firenze e di fronte ai troppi siluri, il sindaco tace. Così - ha proseguito il senatore azzurro - sarà Forza Italia a difendere Firenze e le sue eccellenze». Sul banco degli imputati, il senatore azzurro ci mette soprattutto un piano per danneggiare Firenze, in considerazione del fatto che il Dpef prevede tagli consistenti che penalizzeranno Firenze in quanto città d'arte; «a ciò va aggiunto - ha detto Amato - il totale disinteresse di Prodi e Rutelli per la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze: mentre loro erano in piazza Santa Croce a godersi lo spettacolo di Benigni, a poche centinaia di metri di distanza i ratti invadevano il luogo di cultura». Delineando i pregi dell'Opificio, Amato ha ricordato che l'istituto diretto da Cristina Acidini è «un punto di riferimento per il restauro in campo internazionale, una rete di competenze scientifiche reso possibile proprio dalla sua autonomia, ben gestito e che torna a tutto vantaggio dell'economia fiorentina». É a questo punto che Amato ha alzato il tono della voce e, con decisione, ha affermato che quel che sta accadendo ai danni dell'Opificio «è uno scippo in piena regola», cadenzato da un dibattito in corso sugli organi di stampa, ma dal quale sono finora restati fuori «il sindaco, ex-assessore Siliani e gli uomini della cultura fiorentina. Oltre alla reazione tardiva dell'attuale soprintendente Acidini». Ricorda Amato che quest'ultima «ha incontrato il sottosegretario Andrea Marcucci e che non c'è alcun dietrofront sensi il piano di Proietti va avanti con una proposta indecente: o l'Opificio entra nel previsto nuovo Istituto Superiore del Restauro oppure la Biblioteca Nazionale non diventerà mai autonoma. Non si tratta cosi Firenze - ha detto con decisione Amato - a noi va bene se la direttrice della Biblioteca assume lo status di soprintendente, ma alla guida dell'Opificio ci deve essere in dirigente di alto livello. L'istituto non va degradato. Per cui il piano di Proietti è una vergogna: l'Opificio è l'istituto di restauro più importante al mondo, il cui sacrificio penalizzerebbe le Soprintendenze e tutto il mondo del restauro». Per Amato «Roma sta continuando ad alimentare il sogno di riacquisizione della grandeur imperiale e per questo respingiamo il progetto, mentre al contrario vanno esaltate le specificità e si deve evitare che un capo dipartimento possa trattare Firenze come una città di terza classe, anche perché esistono delle implicazioni economìche. Dalla sua la consigliera regionale di Forza Italia, Stefa-nia Fuscagni, ha detto di vedere nel progetto ministeriale «di accentramento delle competenze a Roma», «un disegno spartitorio tra i Ds «che detengono tutto il potere locale» e la Margherita «che creando delle cupole burocratiche a Roma intendono costruirsi una propria roccaforte di potere».