Bisanzio, tornata bruscamente in auge, cadde battendosi valorosamente, e l'idea dell'estenuata capitale che disputava del sesso degli angeli mentre i turchi ne sbriciolavano le mura è una sciocchezza. Però, che bella idea! Che città fantastica, e che caduta! E' bello anche, comunque finiscano le nostre mura, che ci si accanisca oggi a discutere del Papiro di Artemidoro. Duelli: Canfora contro Settis, il Corriere contro Repubblica. Io sono amico di Settis, non sono nemico di Canfora, e comunque magis amica veritas. «En papyrologue», come scrive popolarmente Canfora, sto per l'autenticità. Ma ci sto di più «en politique». Altre dispute furono seducenti, quelle in cui il falso aveva abbindolato esperti generosi, come con le teste di Modigliani, o all'opposto, con i bronzi di Riace. Ma erano altri tempi, meno compromessi. Oggi lo smascheramento è un mestiere, e una religione. La credulità si è invaghita dell'incredulità. Libri venduti (in tutti i sensi) spiegano che le Torri le ha abbattute il Mossad, proclamano che «Tutto quello che sapete è falso». (Come diceva il cretese: «tutti i cretesi sono bugiardi»). Uscirà l'edizione critica del Papiro, saranno pubblicati i risultati delle analisi scientifiche, saranno confutate documentalmente le ipotesi sul falsario: ma una puntata di Matrix permetterà a Canfora di esporre 183 obiezioni all'autenticità del Papiro di Artemidoro, che rimarranno per sempre senza risposta.