Mai più un caso Taveggia. «I marchi che sono parte della storia di Milano vanno salvati». L'assessore al Commercio, Tiziana Maiolo, sposa la causa dei locali storici cittadini. Porterà una proposta in giunta. «Nei prossimi giorni ne parlerò con il sindaco. Dobbiamo dare alle botteghe storiche lo status di beni culturali. Mi riferisco a quelli che sono inseriti nell'albo dei locali storici. Sto lavorando a una delibera che possa essere discussa dal Consiglio comunale». Sotto tutela non solo il marchio ma anche «la destinazione d'uso, gli arredi, la vetrina. Nella nostra città ne sono rimasti veramente pochi. Vanno difesi, tutelati e rilanciati». Lasciare che chiudano, uno dopo l'altro, dice l'assessore Maiolo, vuol dire «snaturare i luoghi della città». Questo non significa fermare il mondo né «fare una battaglia di retroguardia. Perché la storia della città non è fatta solo dai monumenti. In tutte le grandi metropoli del mondo, si costruiscono i grattacieli, ma i quartieri vecchi sono tutelati. Mi piange il cuore pensare ad una jeanseria al posto di Taveggia». Lino Stoppani, presidente di Epam dell'Unione del Commercio, precisa che «il problema, accanto agli affitti onerosi, è la scomparsa dell'imprenditore-fondatore, che ha saputo mantenere inalterato il livello qualitativo del locale storico». L'assessore conclude: «Dovremo studiare anche incentivi fiscali», conclude Maiolo. E, questo, non significa calpestare i diritti dei proprietari degli stabili dove hanno sede le botteghe: «Chi è proprietario dei muri è libero di vendere, ma chi entra deve sapere che la bottega è un bene storico e va conservata».