La competizione fra Italia e Francia non è solo calcistica. E se i cugini d'Oltralpe dovessero batterci in fatto di celebrazioni garibaldine sarebbe veramente un brutto smacco. Purtroppo la partita è cominciata e siamo già in svantaggio. Il prossimo anno ricorrono i due secoli dalla nascita di Giuseppe Garibaldi e il 4 luglio scorso, data di compleanno dell'eroe in camicia rossa, a Parigi e a Nizza, sua città natale, si sono svolte le prime manifestazioni. Al confronto l'Italia è in notevole ritardo: il comitato celebrativo, nominato il 20 aprile con un decreto dell'ex ministro dei Beni culturali Rocco Buttiglione, si è insediato solo il 25 luglio; la giunta del comitato stesso si riunirà per la prima volta domani. Inoltre le decisioni assunte finora hanno suscitato alcune perplessità. Come presidente del comitato è stato proposto ed eletto il sottosegretario ai Beni culturali Andrea Marcucci, esponente dalla nota famiglia di industriali farmaceutici della Lucchesia. Una scelta che rompe con la consuetudine di affidare a studiosi, non a esponenti politici, la guida dei comitati celebrativi. Nel caso di Giuseppe Mazzini, per il bicentenario dello scorso anno, quel ruolo venne affidato allo storico Franco Della Peruta. «E per Garibaldi osserva la professoressa Giuliana Limiti, che ha sollevato il problema durante la riunione il nome più adatto sarebbe stato Alfonso Scirocco, che è autore di una fondamentale biografia del generale nizzardo. Mi hanno risposto che in questo caso il governo non voleva essere un mero erogatore di fondi, ma partecipare attivamente alle attività celebrative. Quindi a Scirocco è stato dato il compito di presiedere un ulteriore "comitato scientifico", una sorta di costola dell'organo principale, peraltro non previsto dal decreto per le celebrazioni». In realtà, aggiunge il professor Mario Di Napoli, segretario del comitato per il bicentenario mazziniano, «quanto è avvenuto è discutibile sotto il profilo istituzionale. Infatti il ministero non ha soltanto il compito di erogare i fondi stanziati per le celebrazioni garibaldine, ma anche quello di vigilare sul loro impiego. Appare illogico che il comitato sia diretto da un rappresentante dell'autorità che dovrebbe controllarne l'operato». C'è di più. Qualche obiezione è stata sollevata anche sul nome della persona scelta come segretario del comitato. Si tratta di Lauro Rossi, funzionario della Biblioteca di storia moderna e contemporanea di Roma, che era già stato segretario del comitato delle celebrazioni mazziniane, ma poi si era dimesso dall'incarico. «Rossi nota Di Napoli è una persona qualificata, ma anche un dipendente del dicastero per i Beni culturali, quindi Marcucci si può considerare il suo datore di lavoro politico. Così il comitato finisce per configurarsi come un organo del ministero, privo di autonomia». Perciò Di Napoli ha deciso di avanzare la sua candidatura «di bandiera» in alternativa al nome di Rossi: «E ne è seguito un altro strappo, stavolta procedurale. Si è votato a scrutinio palese, il che risulta improprio quando ci si deve esprimere su delle persone». Ovviamente Rossi è stato plebiscitato da un comitato composto in prevalenza da funzionari o da rappresentanti di istituti che ricevono dal ministero i fondi per le loro attività. Infine è stata nominata la giunta del comitato celebrativo. Anche qui non mancano gli aspetti controversi. Per esempio nella giunta è stato designato Luigi Berlinguer, candidato dalla Regione Sardegna, che aveva appena concluso il suo mandato al Csm e non era stato neppure nominato nel comitato con il decreto del 20 aprile. Senza contare che proprio Berlinguer, da ministro dell'Istruzione, ha a suo tempo ridotto al solo studio del Novecento il programma di storia nell'ultimo anno dei licei, penalizzando gravemente il Risorgimento e Garibaldi. Inoltre è entrato nella giunta un capo dipartimento del ministero, Salvatore Italia. E con lui Umberto Sereni, uno studioso che è anche sindaco di Barga, terra d'origine di Marcucci. Non ha accettato invece la nomina in giunta Giuseppe Talamo, presidente dell'Istituto per la storia del Risorgimento: una scelta che l'interessato ha giustificato con ragioni di natura personale, ma appare comunque significativa. Insomma, secondo la Limiti e Di Napoli, il bicentenario non è partito con il piede giusto: «Nulla di personale contro Marcucci e piena disponibilità a collaborare con lui. Ma è legittimo il timore che il comitato garibaldino diventi un organo politico-burocratico. Sarebbe stato meglio procedere in continuità con l'esperienza del comitato mazziniano, invece si è determinata una cesura preoccupante, che non vorremmo si ripercuotesse anche sul prosieguo delle iniziative dedicate al patriota genovese, per le quali avevamo potuto contare sulla passione per il Risorgimento del presidente Carlo Azeglio Ciampi».