Documento approvato dai lavoratori dell'Opificio Quale Opificio in futuro? A seguito del prossimo nuovo incarico dell'attuale Soprintendente dell'Opificio delle Pietre Dure e laboratori di Restauro di Firenze, d.ssa Cristina Acidini, presso il Polo Museale fiorentino, si è venuti a conoscenza che la sede verrà affidata ad interim al Direttore dell'Istituto Centrale per il Restauro di Roma, d.ssa Caterina Bon Valsassina. In seguito, come è chiaramente enunciato in tre successive interviste del Capo Dipartimento, prof. Giuseppe Proietti, a Il Giornale della Toscana, alla cronaca fiorentina de La Repubblica e al Corriere della Sera, l'Opificio sarà inglobato in una nuova realtà istituzionale comprendente lo stesso I.C.R., l'Istituto per la Patologia del Libro e il Centro per il Restauro e Legatoria degli Archivi di Stato, senza più un proprio Soprintendente, dipendendo da un Dirigente situato a Roma. L'intera operazione viene presentata come una necessaria "riorganizzazione e razionalizzazione" per superare i contingenti problemi economici e per consentire di conseguire a tutti gli Istituti coinvolti un più alto livello di qualità nel panorama internazionale del restauro. Il personale dell'Opificio delle Pietre Dure e Laboratori di Restauro, nell'affermare che non è minimamente in discussione il valore e la qualità della d.ssa Bon Valsassina, da tutti noi unanimamente stimata, si dichiara assolutamente contrario a questo progetto complessivo e desidera far presente quanto segue: - la moderna realtà istituzionale dell'Opificio, così come si è configurata dopo la riforma del 1975, ingloba sì una secolare tradizione di attività nel campo dell'arte e del restauro propria della città di Firenze, ma corrisponde anche ad un istituto nettamente diverso dagli altri e caratterizzato dalla centralità forte della sua capacità operativa, che si esplica nell'attività dei 12 settori di restauro, nella ricerca scientifica e nella didattica della Scuola di Alta Formazione. Tali caratteristiche impongono la presenza di un Dirigente nella pienezza delle sue prerogative senza il quale si avrebbe evidentemente una sicura perdita di funzionalità; - il prof. Proietti descrive la prevista nuova realtà istituzionale paragonandola all'Istituto Superiore di Sanità: il nostro Istituto è invece come un grande ospedale dove i "malati" vengono concretamente ed efficacemente curati come è testimoniato dagli innumerevoli interventi di restauro e conservazione compiuti sulle opere alluvionate che proprio quest'anno si ricordano in occasione della ricorrenza dei 40 anni da quel tragico evento, capacità operativa tuttora in atto in tutti i suoi settori di restauro. Non vogliamo essere trasformati in un istituto che "parla" di restauro, vogliamo continuare a poter operare, viste anche le innumerevoli richieste di intervento che continuamente riceviamo da parte delle Soprintendenze italiane, soprattutto per la risoluzione di casi particolarmente complessi o delicati; - pur basato a Firenze e legato alla sua storia, il moderno Opificio è già pienamente inserito nel contesto internazionale del restauro ed è universalmente apprezzato proprio per le sue caratteristiche di alta competenza e capacità, come è dimostrato dai continui rapporti e coinvolgimenti in occasione di progetti di ricerca, indagini diagnostiche, momenti di studio da istituzioni internazionali quali: National Gallery, Londra; National Gallery, Washington; Getty Conservation Institute, Los Angeles; Courtauld Institute, Londra; Hamilton Kerr Institute, dell'Università di Cambridge; Yale University; Metropolitan Museum of Art, di New York; Philadelphia Museum of Art; Museum of Fine Arts, Boston; Kunsthistorisches Institut in Florenz - Max Planck Institut; Foog Art Museum, Cambridge (Mass); Mellon Foundation di New York; l'I.C.C.R.O.M.; Gemälde Galerie, Berlino. - nell'intervista a Il Giornale della Toscana il prof. Proietti parla di necessità di modernizzazione per il nostro Istituto: vogliamo far presente che l'Opificio è assolutamente all'avanguardia nel campo della conservazione e che ha sperimentato e applica quotidianamente metodiche e tecnologie innovative, quali per esempio le nuove categorie di solventi, il laser, la riflettografia IR ad alta definizione, ecc. ecc.; - gli ostacoli nel crescente sviluppo dell'Opificio dal 1975 ad oggi sono derivati piuttosto dal rapporto con il Ministero per i B.A.C., che sta continuamente riducendo i finanziamenti e non sta facendo fronte al progressivo impoverimento del suo organico, rendendo difficoltosa la necessaria trasmissione delle conoscenze: il patrimonio più importante di cui disponiamo, invidiato da tutto il mondo, e che sarebbe una pura follia gettare al vento per mancanza di programmazione nel turn over del personale; - temiamo pertanto che la "razionalizzazione" di cui si parla consista, come per le aziende private alle quali si è già applicata, in ulteriori tagli ai finanziamenti, già ridotti drasticamente, e in un sostanziale accorpamento con altri istituti al fine di diminuire il numero dei dipendenti, bloccandone il ricambio, arrivando così ad un impoverimento drastico del suo potenziale sia in termini di competenze professionali sia in termini di reale operatività; - nell'intervista a La Repubblica, si parla di nominare in loco un Direttore, addirittura con gli stessi poteri dell'attuale Soprintendente: non ci risulta che nei profili professionali in vigore esista questa figura e temiamo che si tratti della cooptazione di uno dei funzionari direttivi, incaricato per delega alla gestione dell'ordinaria amministrazione, a costo zero e con pochissimo potere contrattuale ed autorevolezza nei confronti dei possibili interlocutori istituzionali; - è da deprecare infine il metodo non partecipato che si è seguito nell'assumere questa decisione, senza la minima consultazione dell'Opificio, nemmeno a livello di Dirigente. Non ci sembra che nel programma dell'attuale governo fosse previsto un così drastico ridimensionamento, comunque travestito, del settore dei beni culturali, che già soffre cronicamente di una carenza di finanziamenti, per cui confidiamo che una nuova valutazione più approfondita dell'intera questione possa convincere il Ministero dell'opportunità di mantenere l'attuale status di autonomia dell'Opificio, opportunamente potenziandola con la concessione dell'autonomia amministrativa, che da tempo abbiamo richiesto senza esito, e che, questa sì, contribuirebbe, insieme alla certezza dei finanziamenti e al mantenimento dell'organico al potenziamento e alla modernizzazione dell'Opificio, al servizio della conservazione del patrimonio artistico del nostro Paese. Firenze, 21 settembre 2006 Il Personale dell'Opificio delle Pietre Dure
Importante documento del personale dell'Opificio delle Pietre Dure
Il personale dell'Opificio delle Pietre Dure e Laboratori di Restauro di Firenze ha espresso il suo dissenso per la prevista "riorganizzazione e razionalizzazione" dell'istituto, che prevede l'inglobamento dell'Opificio in una nuova realtà istituzionale comprendente lo stesso Istituto Centrale per il Restauro di Roma, l'Istituto per la Patologia del Libro e il Centro per il Restauro e Legatoria degli Archivi di Stato. Il personale sostiene che questo progetto non è necessario e che l'Opificio è già pienamente inserito nel contesto internazionale del restauro.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo