II caso dell'Archivio di Stato di Broscia, sull'orlo del collasso per mancanza di fondi, sta per rimbalzare in Parlamento. A rilanciare il problema di un istituto culturale essenziale che non ha più i soldi per pagare bollette telefoniche, tassa dei rifiuti e manutenzioni essenziali, è stato l'altro giorno Bresciaoggi. Dalle nostre colonne la direttrice, la dottoressa Luisa Bezzi, aveva descritto la situazione kafkiana in cui una funzionaria dello Stato è costretta a dibattersi. Ora promette di sollevare nuovamente a livello romano questo problema il deputato dei ds Franco Tolotti. Che, per la verità, insieme a numerosi colleghi aveva già posto la questione nel marzo scorso attraverso un'interrogazione a cui aveva dato risposta il sottosegretario ai Beni culturali, Maurizio Pescante. Allora (era il 26 marzo) Pescante in commissione aveva assicurato che i piani di spesa sarebbero diventati «operativi in tempi brevissimi». Quanto ai problemi posti dall'obbligo, per tutte le amministrazioni, di approvvigionarsi per ogni fornitura e servizio presso la Consip Spa, Pescante aveva dato conto della disponibilità del ministero dell'Economia «ad un incontro per discutere le problematiche inerenti il Sistema delle convenzioni». Ma siccome, a distanza di quasi tre mesi, nulla è cambiato e anzi i problemi dell'archivio di via Galilei (come di altri 140 istituti «gemelli» sparsi in Italia) sono diventati esplosivi, Tolotti annuncia nuove mosse m Parlamento e presso i ministeri. «Già in marzo - spiega il deputato - la risposta del sottosegretario non aveva fatto che confermare la gravita della situazione. I Piani di spesa a marzo non erano ancora pronti, e le disponibilità poi assicurate ai vari archivi sono state largamente inferiori alle necessità per garantire un servizio adeguato all'utenza». Ma c'è un secondo problema, posto dalla dottoressa Bezzi e dalla stessa interrogazione parlamentare di marzo, su cui Tolotti si sofferma: è l'obbligo, a cui sono ormai tenute tutte le amministrazioni periferiche dello Stato, di rivolgersi alla Consip Spa nazionale per ogni tipo di fornitura (dai grandi contratti alla semplice cancelleria). Una misura che sta letteralmente «strangolando» numerosi fornitori periferici e che - secondo il deputato diessino -non sta offrendo risultati confortanti sul piano del risparmio. «Anche su questo problema - insiste il deputato diessino - il sottosegretario Pescante s'era fatto portavoce di una disponibilità generica, alla quale non è dato sapere se sia seguito qualcosa di concreto. L'obbligo di ricorrere alla Consip aggrava la già difficile situazione finanziaria degli istituti archivistici: questo obbligo comporta tempi più lunghi e contratti più onerosi, smascherando tra l'altro l'atteggiamento ottusamente centralistico di questo governo». Contro la funzione ac-centratrice e totalizzante di Consip Spa, peraltro, è ormai nato un vero e proprio movimento d'opinio ne, con tanto di sito internet (www.controconsip.it).