L'annunzio è stato dato ieri mattina da Francesco Rutelli in chiusura degli Stati generali dell'editoria, promossi dall'Associazione degli editori nel complesso di San Michele a Ripa. In attesa di raggiungere l'ambito traguardo da anni invocato e mai raggiunto in ottobre a Palazzo Chigi s'incontreranno politici e rappresentanti del mondo del libro. Ed entro l'anno è prevista la trasformazione dell'Istituto del Libro già istituito dal ministero dei Beni Culturali in un Centro Nazionale per la promozione, come richiesto dal manifesto degli editori letto ieri mattina da Sergio Fanucci: «una sorta di cabina di regia per coordinare competenze, responsabilità e risorse». In discussione sono diverse questioni, dagli incentivi fiscali sull'acquisto dei libri alla regolamentazione del diritto d'autore, dal sostegno alle librerie a una campagna per la promozione della lettura. E molte altre cose ancora. Cambierà qualcosa nel mondo del libro? Se Federico Motta, presidente dell'Aie, accoglie con soddisfazione l'annunzio del ministro, a spegnere gli entusiasmi provvedono le catastrofiche cifre che riguardano i livelli di lettura del nostro paese, raccolte in un libro bianco realizzato dalle Università di Bologna e Trento. Solo cinque italiani su cento leggono almeno un libro al mese. E solo il 5 per cento dei comuni delle regioni del Sud e delle Isole possiede una libreria: complessivamente circa sette milioni e mezzo di italiani non dispongono d'una libreria. La spesa pro capite per l'acquisto dei libri è di 64,95 euro all'anno, ovvero una serata in pizzeria per due (i norvegesi spendono tre volte tanto). E solo il 45,8 per cento dei dirigenti, imprenditori, liberi professioni dichiara d'aver letto almeno un libro nel corso dell'anno: dato,quest'ultimo, su cui occorrerebbe riflettere (oltre la metà della classe dirigente italiana non legge un solo libro). Se non ci fossero già mille buone ragioni per leggere, gli editori richiamano l'attenzione su un dato puramente economico, cioè sulla redditività degli investimenti nella lettura. In sostanza, se la Calabria avesse avuto negli anni Settanta il tasso di lettura della Liguria, oggi avrebbe una produttività di cinquanta punti più alta. Un ultimo dato. Le famiglie di operai destinano all'acquisto dei libri lo 0,67 per cento della loro spesa. E la stessa quota percentuale di dirigenti e liberi professionisti ed è più di quanto investono i lavoratori autonomi. Datele condizioni, ogni entusiasmo appare fuori luogo.
Una legge per il libro in un paese di non lettori
Ieri mattina, Francesco Rutelli ha annunciato la creazione di un Centro Nazionale per la promozione del libro, come richiesto dal manifesto degli editori. Il nuovo istituto sarà una sorta di cabina di regia per coordinare competenze, responsabilità e risorse nel mondo del libro. In discussione sono diverse questioni, come gli incentivi fiscali sull'acquisto dei libri, la regolamentazione del diritto d'autore e il sostegno alle librerie. Il ministro ha anche promesso di trasformare l'Istituto del Libro in un ente nazionale. Le cifre sulla lettura nel paese sono preoccupanti: solo cinque italiani su cento leggono almeno un libro al mese, e solo il 5% dei comuni del Sud e delle Isole possiede una libreria.
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