Balzac li chiamava "maniaci", e aveva già capito che i ladri d'arte (come i collezionisti che li foraggiano) sono una razza di malviventi a parte. Però, finora, per il codice penale, non esiste differenza tra un ladro comune e chi trafuga opere d'arte o reperti archeologici. Finalmente si sancirà questa fondamentale differenza: a maggior tutela del patrimonio artistico nazionale (che per l'80 per cento giace ancora, quasi sconosciuto, in disordinati depositi). Venerdì prossimo il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, presenterà al Consiglio dei ministri un disegno di legge che stabilisce - come aggravante - la particolare natura del furto d'arte: con conseguente inasprimento delle sanzioni, anche detentive e non più solo pecuniarie. Prigione e multe elevate (in rapporto alla gravita del reato) saranno previste anche per i danneggiamenti delle opere d'arte o d'interesse archeologico (basti pensare ai parchi disseminati di statue "storpiate" da vandali, o alla teppistica abitudine dì imbrattare persino i monumenti più illustri). Altro importante provvedimento, collegato allo stesso disegno di legge, sarà il censimento dei beni archeologici in possesso dei privati (reperti di provenienza clandestina, frutto della razzia dei "tombaroli", per esempio). Si dovrebbe mettere ordine, così, in un diffuso "giacimento" di reperti (dai cocci etruschi ad esemplari di arte statuaria) che, più o meno lecitamente, sono finiti nelle abitazioni private. In base alla nuova legge, lo Stato ne assumerebbe la proprietà ma riconoscerebbe al privato la legittimità del possesso (che potrà trasmettersi per eredità). Se il provvedimento andrà in porto, può darsi che - quanto a furti e danneggiamenti -si leggeranno statistiche meno pesanti, circa il danno che neli ultimi trent'anni è stato calcolato in 800.000 oggetti trafugati (con esempi clamoro si che comprendono "firme" come Caravaggio), mentre se ne sono recuperati appena un quarto; e solo l'anno scorso i furti d'arte sono stati più di 1.500. Il disegno di legge è stato annunciato ieri mattina dal ministro Urbani in occasione della presentazione di un sondaggip Doxa per conto del ministero, sulle opinioni degli italiani in materia di conservazione e tutela del patrimonio monumentale. Ne risultano dati da tenere in considerazione in vista dell'annunciato censimento dei beni privati: per un popolo di "mecenati". Il sondaggio indica infatti che 37 italiani su cento sono pronti a fare una donazione per la salvaguardia del patrimonio artistico e culturale. Ma per la gestione dei fondi, la maggioranza (42 per cento) si fida di più di una Fondazione, il 27 per cento del proprio Comune, il 17 dello Stato e appena il 4 per cento di un'azienda privata. Inoltre, anche se metà degli intervistati ritiene che si faccia abbastanza per la conservazione dei monumenti, per il 49 per cento i soldi ci sono ma vengono spesi male. Quasi tutti d'accordo, invece, nel confermare che l'Italia è ricca di beni culturali anche in molti centri considerati minori (il 24 per cento indica monumenti artistici importanti nel proprio comune). «Tutto ciò è incoraggiante - commenta il ministro Urbani - soprattutto se si considera che il Paese spende per il suo patrimonio artistico una cifra ridicolmente e pericolosamente bassa: lo 0,1 per cento del prodotto interno lordo. Mentre l'obiettivo da raggiungere, entro il 2010, è di una spesa pubblica pari almeno allo 0,50, da elevare all'uno per cento grazie alle risorse private». Resta da vedere se sarà davvero la volta buona, tenuto conto che già in passato si sono tentate - con scarsi esiti - iniziative per "stanare" il patrimonio artistico sommerso, in mano ai privati: che se lo godono fra le pareti domestiche, quando non lo cedono al miglior offerente.
Ladri d'arte, la pacchia è finita
Il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, presenterà al Consiglio dei ministri un disegno di legge che stabilisce una differenza tra il furto d'arte e il furto di oggetti comuni. La legge aumenterà le sanzioni per i danneggiamenti delle opere d'arte e stabilirà un censimento dei beni archeologici in possesso dei privati. Il sondaggio Doxa ha rilevato che il 37% degli italiani è disposto a fare una donazione per la salvaguardia del patrimonio artistico, ma la maggioranza si fida di fondazioni, comuni o dello Stato per la gestione dei fondi.
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