La Capitale riorganizza e Firenze teme di perdere autonomia e prestigio. Entro sei mesi, nel cuore del dicastero retto da Francesco Rutelli, nascerà il futuro Istituto superiore del restauro che incorporerà l'istituto centrale del restauro di Roma, l'Opificio delle pietre dure di Firenze, l'istituto centrale di patologia del libro e il Centro di Fotoriproduzione, legatoria e restauro". Ce lo comunica nella sezione cronache il "Corriere". Quando si danno notizie simili, è per dire che in realtà lo scontento serpeggia e il dramma incombe. Specie su Firenze e sul suo Opificio, che vanta storia più che illustre, essendo stato fondato nel 1588 del Granduca Ferdinando I de' Medici e centro assoluto della tradizione fiorentina del restauro. Se dalla zona di comando del potere centrale fanno sapere a chiare lettere che l'autonomia dell'Opificio non è minimamente messa in discussione, a parere di Paolo Conti, che ne scrive sul "Corriere", in realtà "Firenze è in subbuglio". Parla Giorgio Bonsanti, ad esempio, ex soprintendente all'Opificio, ora docente di storia e tecnica del restauro: "Rutelli dovrebbe sospendere subito questa dannosa riforma e trovare invece un buon soprintendente al posto di Cristina Acidini". La quale è stata promossa alla responsabilità del Polo museale fiorentino, ma non verrà sostituita. Al suo posto, un interim affidato a Caterina Bon Valsassina, direttore dell'Istituto centrale del restauro. Ma come sarebbe, si chiede Bonsanti. In fondo, a suo giudizio, "tutte le innovazioni tecnico - scientifiche individuate dal restauro italiano sono venute da Firenze: dalla riflettografia a infrarossi, all'uso del laser nelle puliture alternative con gli enzimi. Tutto questo non sarebbe stato possibile se l'Opificio non avesse goduto di piena autonomia e indipendenza. Dirò anche che tutti i rapporti internazionali da noi intessuti sono stati curati qui da Firenze e certamente non dal ministero". Basta questo per dare una prima indicazione della guerra che, probabilmente, sta per scatenarsi. Bonsanti non si ferma e difende la fiorentinità dell'Opificio, la sua fiorentinità connessa direttamente col prestigio dell'istituzione. Con tanti sospetti (il pane quotidiano di ogni rimozione, di ogni promozione, di ogni sostituzione)."Nessuno mi toglie dalla testa che questa manovra serva a scippare anche un posto dirigenziale prezioso per Roma, che ne ha moltiplicati troppi". Non è così, rispondono dal centro: staremo attenti alle esigenze del territorio. Parole che certo non sembrerebbero sufficienti a convincere Bonsanti. E sulla manovra, sempre nella stessa pagina, un commento di spalla a cura di Arturo Carlo Quintavalle, che fin dal titolo non promette nulla di buono: "Il centralismo può far danni". "Tutto questo - si chiede - creato felicemente a Firenze, sarebbe da 'concentrare' sotto il solito 'nuovo' direttore generale romano'?". E ancora: Dove finirà il know how di tutto questo?". Tutto questo sarebbero gli innumerevoli meriti dell'Opificio, meriti e competenze che anche Quintavalle teme vadano disperse, soffocate, umiliate. Con una domanda finale insidiosissima: forse il progetto nasconde la volontà di porre "sotto controllo i restauri, divenuti ormai un fatto politico - pubblicitario"?
Se l'Opificio dichiara la guerra
Il governo sta dirottando l'istituto centrale del restauro di Roma verso Firenze, dove sarà incorporato con altri istituti. Questo ha causato scontento tra gli esperti, in particolare a Firenze e all'Opificio delle pietre dure di Firenze, che teme di perdere autonomia e prestigio. L'ex soprintendente all'Opificio, Giorgio Bonsanti, critica la manovra e sostiene che l'autonomia dell'Opificio è stata minacciata. Al suo posto, un interim sarà nominato, ma Bonsanti teme che questo possa essere un passo per ridurre l'autonomia dell'Opificio e trasferire le competenze a Roma. Gli esperti temono che il progetto possa avere conseguenze negative per il restauro e la cultura italiana.
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