Per l'Unesco è un patrimonio dell'umanità. Per i viticoltori il paradiso del Brunello. Per gli immobiliaristi una terra da conquistare. Ma il caso Monticchiello non è l'unico. Abbiamo scoperto altre storie: a Pienza, San Quirico, Contignano... No, «ecomostro» no. Dire «eco-mostro» è troppo, per la lottizzazione di Monticchiello che toglie il sonno al professor Alberto Asor Rosa, italianista e comunista (qui in Val d'Orcia molti lo chiamano Alberto e qualcuno "il compagnoski"). E aggiungere, come ha fatto lui, che l'immobiliare Iniziative Toscane stia costruendo «la stessa cubatura dell'intero borgo» è un'iperbole. Degli 11 lotti previsti (per 87 appartamenti) ne stanno tirando su la metà, tra muletti, ruspe, muratori, geometri e fango. È una lottizzazione pesante, questo sì, sulla salita che va al borgo medievale dopo una serie di morbide curve in uno scenario incantevole tra i cipressi, le siepi e la rossa terra senese. Più che casali sono casone. Rivestite in pietra e coppi a posteriori, per addolcire l'impatto. Se non si facevano era meglio, visto che il paesaggio della Val d'Orcia è patrimonio Unesco dal 2004, e in larga parte ben preservato dalle amministrazioni che hanno puntato sullo sviluppo sostenibile. La vicenda di Monticchiello è emblematica di una gran voglia dì denari freschi. Perché si vuole monetizzare la brama di seconde case e la crescente pressione turistica in questo mezzo paradiso a sud di Siena. La Val d'Orcia è cambiata con l'Italia. Nel 1991 c'erano cinque agriturismo, oggi un centinaio. Gli zappatori girano in Cherokee. Ma un ecomostro, siamo onesti, in Italia è un'altra cosa. I retroscena della baruffa lanciata da Asor Rosa a fine agosto sulla "Repubblica" sono divertenti più della baruffa. Primo retroscena: Asor Rosa, proprietario da 12 anni di un casolare fuori le mura, a Fonte Bernardi, e di oltre 15 ettari di terra, conosce il progetto di lottizzazione da quel dì. «Nei primi anni Novanta», ci ricorda il sindaco diessino Marco Del Ciondolo, «Asor fece parte con altri intellettuali, tra cui Paolo Leon e Vieri Quilici, del gruppo di lavoro incaricato di impostare il Parco artistico naturale e culturale della Val d'Orcia (che oggi Asor definisce "simulacro"), e nel 1993 da questi professionisti non fu espressa alcuna osservazione critica circa l'allora progetto di lottizzazione». Non solo. Testimoniano abitanti di Monticchiello che tre anni fa, a inizio cantiere, Asor Rosa ci veniva a passeggio, «ci portava a piscia' il cane», senza nulla eccepire. Come mai, ci si chiede, si è indignato tre anni dopo? Forse, come si mormora, per una ripicca politica? Ripicca contro i Ds, che in Val d'Orcia come in mezza Toscana sono ritenuti "partito degli affari", dopo esser stato, lui indicato dai Comunisti italiani, messo da parte nel totoministri? Secondo retroscena. Come mai il deputato di Rifondazione comunista Ezio Locatelli sul caso Monticchiello firma un'interrogazione parlamentare? Si scopte che a 300 metri in linea d'aria dal cosiddetto ecomostro, sulla curva, sorge l'ameno podere Rigopesci, proprietà sua e della moglie, dove in una ex piccionaia indipendente si offte alloggio ai turisti. Che cos'è dunque il caso Monticchiello? Una nobile battaglia ambientale? O forse una bega minore tra chi aspira alla seconda casa, chi vuoi far soldi col mattone e i radical-chic desiderosi di privacy? E fosse solo Monticchiello. Terzo retroscena. La stessa società Iniziative Toscane ha in agenda un'altra lottizzazione, il Belvedete, a Contignano, borgo agricolo in cima a un colle, più a sud, sulla strada che va a Radicofani, da cui Eugenio Scalfari mutuò la famosa metafora del brigante Ghino di Tacco per Bettino Craxi (a quei dì i socialisti milanesi, a Trequanda, sopra Pienza, avevano un loro feudo di vacanza). A Contignano già si vede lo sbancamento e un primo edificio (più in alto un cartello annuncia invece il Villaggio Val d'Orcia, «nuovissime villette a soli 99.500 euro» con piscina, a cura di Secondacasa Immobiliare). Qui non si ode la voce indignata di Asor Rosa. Eppure Iniziative Toscane fa capo alla famiglia Panarese-Grappi, lui siciliano, lei locale, che oggi si trovano a possedere, sebbene fossero falliti, molte centinaia di ettari di terre, poderi, agriturismi, l'albergo Il Patriarca a Chiusi, attività di movimento terra, batterie di mietitrebbia. «Se continua così», ci dice un proprietario terriero, «quelli un giorno alla Val d'Orcia ci mettono un bel lucchetto e un cartello: proprietà privata». O Val d'Orcia, terra di veleni. Tra gli argillosi calanchi, le preziose vigne del Brunello di Montalcino, la scabra bellezza dell'abbazia di Sant'Antimo, le tenute cintate di ricchi tedeschi, inglesi, svizzeri difese da dobermann. «Certo, la pressione immobiliare si avverte», ammette il sindaco Del Ciondolo, che conosce «Alberto» da anni e ora se lo ritrova inimico: «Ma poteva andar peggio. A San Quirico ventanni fa era un proliferare di seconde case tirate su il sabato e la domenica; a Pian di Maggio era prevista una zona industriale, poi sventata. Solo dopo il 2002, quando sì è iniziato a impostare il piano di gestione per il riconoscimento come sito Unesco su due assi portanti, tutela e valorizzazione, il salto culturale poteva dirsi compiuto. Perché ventanni fa, qui, a parlare di sviluppo sostenibile eravamo in pochi». Proprio nel comune del sindaco si misurano le tensioni. Pienza, la città-gioiello con palazzo Piccolomini, il Duomo, corso Rossellino ha un'architettura meravigliosa, trattorie di charme, enoteche dove gli americani entrano riverenti credendosi da Bulgari. Ma la popolazione locale si è dimezzata. Per comprare un alloggio in centro ci vogliono minimo 4 mila euro al metro quadro. E subito fuori le mura c'è un albergo-residence, il San Gregorio, che sta raddoppiando di volume, già sproporzionato, con un cantiere che procede a singhiozzo da tre anni e fornitori esasperati. I1 marito della titolare, Carlo Beninati, commercialista, lo chiamano Tredici, alludendo all'origine miracolosa delle sue fortune. È stato indagato in passato dalla Procura di Montepulciano per reati finanziari (sempre assolto). Proprio lui ha comprato, fuori Pienza, la Cres, fabbrica dismessa di pelletteria, da un fallimento che coinvolse una famiglia siciliana accusata di associazione a delinquere. Accanto marcisce da più di ventanni l'enorme rudere annerito della vecchia Fornace: alla faccia del sito Unesco. Problemi anche a San Quirico, borgo sulla via Cassia verso Montalcino. Qui la minaccia è una fornace attiva, la Cortosenese, che da antica coop di ex combattenti si è trasformata in società per azioni che di fornaci ne controlla una decina tra Toscana e Umbria. È un impianto importante, che da lavoro a molti. Ma da qualche anno allo scavo di argilla, in via di esaurimento, si accompagna la più redditizia attività di incenerimento rifiuti. «Nel 2003 la attuale Cottosenese acquistò 18 ettari di terra, tuttora a uso agricolo, a un prezzo dieci volte superiore ai prezzi indicati nelle tabelle dell'Istituto nazionale di economia agraria e del Bollettino ufficiale della Regione. L'obiettivo è l'estensione della cava in località Cernecchio previo lo sbancamento della collina e la distruzione di un'area verde di pregio. L'effetto minaccia di devastare uno dei paesaggi più integri della Val d'Orcia" attacca Vittorio Cipolla, uno dei maggiori proprietari della zona, a capo di un pugnace comitato ambientalista. La Regione ha dapprima bocciato l'ampliamento, ora il Comune deve rideliberare, ma il comitato non ha ancora ottenuto dati certi sul tipo e la quantità di rifiuti bruciati (che arrivano anche da fuori regione) e i valori di inquinamento dell'aria, in base al decreto Ronchi. Cipolla parla di una «alleanza d'affari tra Ds e Forza Italia» e minaccia di rivolgersi alla Procura della Repubblica. E a Montalcino? Intorno al borgo celebre per quel Brunello che ha fatto la fortuna mondiale della viticoltura locale ed è divenuto l'emblema della nuova ricchezza turistica, trasformando leader europei, da Tony Blair a Joschka Fischer, in ambasciatori del "savoir vivre" toscano? «Ai tempi di mio padre», racconta Gianni Brunelli, uno dei più apprezzati produttori di Brunello, titolare delle Chiuse di Sotto, difensore appassionato del paesaggio e dei saperi tradizionali, «i produttori non erano più di 20. Oggi siamo in 300, nel 2004 la produzione totale è stata di 14 milioni di bottiglie. Ho visto qualche sangiovese cambiare colore, sono sorte cantine enormi in cemento. Stiamo molto attenti», ammonisce, «la salvaguardia del territorio è cruciale. In questo appoggio Asor Rosa: i villaggetti per turisti vanno bene a Santo Domingo, non in Toscana ». Brunelli ci accompagna nella pineta di Montalcino, sopra il borgo. A un certo punto ci appare una specie di pueblo a colori pastello, albicocca, rosato, canarino e zafferano, un finto Messico clonato Valtur ma con le aiuole rinsecchire. Più sopra, tra i pini centenari, a sbalzo sopra le tenute Biondi-Santi, spuntano villozze recenti con vetrate squadrate che paiono occhiali da sole giganti. Sotto il paese la Gestioni Se Intermediazioni di Firenze propone un altro villaggio da realizzare in "unità personalizzabili" da due a cinque locali con garage, piscina, giardinetti. È l'inizio della villaggizzazione, in Val d'Orcia? Forse sì. Un segnale eloquente arriva da Bagno Vignoni, antico sito termale. Colà è sorto l'hotel Adler Thermae, spa : wellness resort a 5 stelle, realizzato da una società di Ortisei con un occhio al ricco pubblico tedesco. Stile tirolese? Per fortuna no. Ma nemmeno toscano. Le tre piscine con menhir decorativi, le file di sdraio bianche, le signore in accappatoio rinate con l'aromaterapia. la musica disco dagli altoparlanti alle tre del pomeriggio ne fanno un villaggio vacanze senz'anima. Potrebbe essere a Varadero, in Costa Brava, ovunque, È il banale che avanza, tutto contento. Lasciate che i turisti vengano a noi Turismo d'assalto: soldi facili, identità minacciata? Sentiamo l'artista Sandro Chia, che è anche produttore dì vini. Chia. 60 anni, fiorentino, vive e lavora divìdendosi tra il Castello del Romitorio, una rocca trecentesca dietro Montalcino, Roma e New York. Che ne è del modello Montalcino? «Funziona ancora bene. Grazie alla sua gente, che ha saputo mantenere la propria identità. Anzi, negli anni direi che l'ha accentuata». Nessuna nostalgia dei tempi andati? «No, non mi aggiungo al coro dei nostalgici. In Vai d'Orcia c'era il proletariato, nel senso letterale del termine, c'erano malattie, fame, povertà. Non era un idillio agreste». Il turismo in crescita non porta rischi? «Non mi scandalizzano affatto i pullman a Montalcino. Il turismo è anche esuberanza, scambio di lingue, di idee. È una crescita che si può gestire: certo bisogna garantire servizi efficaci». La immaginavamo più elitario. «E perché? Non ho un'indole elitaria. né ho origini privilegiate. Mantenere la qualità per quattro gatti è molto facile: la sfida è mantenerla anche per quattromila». Quanto pesa l'identità storica toscana? «I toscani hanno un'identità forte, ma equilibrata. Pienza, progettata da un papa, Pio II, è una città-modello, quasi un trattato di filosofia, di grande equilibrio. Una città ideata perché la gente venga, non perché ne stia lontana». E a San Gimignano, per esempio? Introdurrebbe un biglietto d'ingresso? «Se il prezzo è ragionevole, perché no? Non mi garba la demagogia del "non si paga"». Un motto d'artista per la Val d'Orcia? «Noi siamo ciò che mangiamo. E chi mangia bene pensa bene».