Tutti in laguna. Gruppi italiani e internazionali hanno recuperato a loro spese monumenti e opere d'arte. E adesso arrivano anche gli stilisti. Lo Stato ha sempre meno soldi da mettere a disposizione per combattere il degrado di Venezia e la Serenissima si affida all'impegno dei privati. Da un lato i comitati internazionali, che negli ultimi 40 anni hanno contribuito al restauro di oltre 100 monumenti e un migliaio di capolavori d'arte; dall'altro le iniziative di singoli mecenati o di aziende che scelgono di finanziare attività di recupero del centro storico. A battersi per la salvaguardia della città sono 28 comitati, rappresentanti di 11 nazioni: il primo a essere costituito, dopo l'alluvione disastrosa del 1966, fu il britannico Venice in peril. Oggi a fare la parte del leone sono gli americani, con tre comitati, tra cui i principali sono Save Venice e Venetian Heritage. Il gruppo più numeroso è italiano, con in testa la Venice intemational foundation presieduta da Franca Coin, cui fanno compagnia Italia nostra, Amici dei musei, Istituto veneto di scienze, lettere e arti, Istituto veneto. Poi ci sono francesi, svizzeri, austriaci, belgi, olandesi, svedesi, danesi e perfino australiani. Con i soldi raccolti in giro per il mondo sono rinati la Loggetta del Sansovino e l'ala napoleonica in piazza San Marco, la Porta della Carta a Palazzo Ducale. Sono stati completati, gli interventi di recupero della facciata dell'ex scuola di San Marco, oggi trasformata in ospedale, e del monumento equestre di Colleoni del Verrocchio. E ancora sono tornati all'antico splendore i bellissimi Tintoretto di San Rocco, i dipinti di Cima da Conegliano, di Carpaccio, soltanto per citare alcuni esempi. Per la prima volta è stato finanziato, inoltre, il recupero di un edificio del '400 di proprietà del Comune. «Si deve ai comitati privati se Venezia è il centro storico più restaurato del mondo» dichiara il presidente dei comitati, Alvise Zorzi. «Ora bisogna creare meccanismi per riuscire a conservare al meglio i restauri». L'esempio di questi anni ha dato il via a nuove iniziative: la catena Pizza Express ha raccolto oltre 1 milione di sterline destinando un piccolo contributo per ogni «pizza veneziana» venduta, mentre per ciascun passeggero che viaggia sull'Orient Express la società Venice Simplon e l'hotel Cipriani devolvono 25 sterline. Nel 2005 ne sono state raccolte 15 mila. Lo stilista Pierre Cardin ha contribuito al recupero di un piccolo angolo degradato della città, il sotoportego de la Siora Betina, a Santa Croce, regno di immondizie e topi. E ci sono anche i fondi destinati da Bulgari per la Scala d'oro di Palazzo Ducale e quelli di Hermès, che in occasione dell'apertura della sua boutique veneziana contribuirà al restauro dei cavalli della basilica.