Didattica bloccata, crisi economica, la Scuola nazionale di cinema agonizza. Eppure il governo riconferma il Consiglio d'amministrazione con la presidenza di Francesco Alberoni. Che come primo segnale propone l'istituzione della Csc production, una società privata di cui anche lui fa parte, che dovrebbe produrre per conto di terzi i film-saggio degli allievi e i materiali di ogni attività La notizia è passata come si dice in sordina, meglio ancora sotto silenzio, quasi fosse la cosa più ovvia. Soprattutto mentre la discussione sullo stato del cinema nel nostro paese riempie gli incontri pubblici, la cronaca dai festival e quant'altro. Come sta il cinema italiano, come mai ai festival non conquista mai premi, perché all'estero si chiedono stupiti cosa è accaduto - salvo qualche eccezione - nel paese di Rossellini, Antonioni, Pasolini? Ecco allora che la riconferma per altri due anni alla presidenza della Scuola nazionale di cinema di Francesco Alberoni, insieme a tutto il cda, Dante Ferretti, Giancarlo Giannini, Carlo Rambaldi, Massimiliano Peni e Giorgio Tino, il cui nome come direttore generale dei monopoli di stato compare nell'inchiesta sul caso Savoia (una presunta tangente pagata ai monopoli per sbloccare una pratica sui videogiochi nel casinò di Campione d'Italia), suona come una beffa. Avrebbe dovuto dimettersi Tino ma se lo faceva tutto il cda era da rifare. Dunque ... Però se la base necessaria, la formazione cinematografica è lasciata allo sbando, come è possono crescere generazioni future? Francesco Rutelli, ministro della cultura, aveva promesso nuove nomine per le strutture di Cinecittà Holding (dal 1999 l'azionista di riferimento è il ministero dei Beni culturali). Infatti (pure lì con molti distinguo) sono arrivate a fine luglio. E il Centro sperimentale, che oggi accorpa anche la cineteca nazionale? Tutti speravano che il governo cambiasse i vertici in coerenza con la scommessa sulla cultura che sembrava essere uno dei punti fondanti nel programma del centrosinistra. I risultati della gestione attuale, fortemente voluta dal governo Berlusconi, si sono rivelati infatti drammatici. Gli studenti sono disperati, e così i lavoratori, l'elenco delle critiche e delle arrabbiature è infinito. Basterebbe solo il fatto che per il prossimo triennio non è stato emesso il bando, il primo anno così non ci sarà, e tutte le attività didattiche sono bloccate. Paradossale per una scuola no? Mancano i soldi si dice, e pare che non ci saranno neppure in futuro. La conferma di Alberoni (difeso strenuamente da Buttiglione) e soci è motivata con il cambiamento di statuto del Centro; siccome è stato rinnovato due anni fa automaticamente è rinnovato anche il Cda. Il fatto però che il consiglio non sia scaduto davanti a questo non vuol dire nulla: l'urgenza del cambiamento è la catastrofe che vive l'istituzione a cui un governo che abbia a cuore il cinema, e la produzione culturale del paese dovrebbe mettere subito fine. Sul sito della Scuola, la cui data ufficiale di fondazione è il 13 aprile 1935, leggiamo che è la più antica scuola di cinema al mondo, insieme a quella di Leningrado, e che è stata il «centro propulsivo» di tutto il cinema italiano. Nel 97 l'ente pubblico diviene fondazione col nome di Scuola nazionale di cinema. Nel 2004 (su modifica del decreto legislativo) la fondazione torna a essere Centro sperimentale di cinematografia. Leggiamo ancora: «Fra le sue finalità lo sviluppo dell'arte e della tecnica cinematografica ed audiovisiva a livello d'eccellenza attraverso due distinti settori della Fondazione stessa: la Scuola nazionale di cinema e la cineteca nazionale». Per dare un'idea: la sala pubblica della cineteca conquistata dopo anni di pressioni e di battaglie, è confinata in ruoli di margine. In questi giorni è stato proposto un omaggio a Giulio Questi, regista grandissimo, e difficile da vedere. Quanto è stato sostenuto in pubblicità l'evento? Davvero assai poco. Sul sito del centro però (homepage) troneggia quello personale dello stesso Alberoni (con link anche al sito della moglie Rosa) in una specie di celebrazione della personalità del filosofo dell'Innamoramento e amore (Roland Barthes ahinoi è lontano) quantomeno fuoriluogo. Alberoni tra l'altro appena arrivato ha interrotto un accordo con l'università romana di Tor Vergata grazie alla quale il triennio alla Scuola di cinema veniva equiparato a una laurea breve garantendo così agli studenti possibilità in più. Però ora si è affrettato a fondare una srl privata e a responsabilità limitata, la Csc production, con cui produrre i film-saggio degli allievi del centro. 1 quali invece sono obbligati nel triennio scolastico a non avere alcun reddito mentre la società in questione potrebbe commercializzare i loro prodotti. A dire il vero già l'accordo con la Rai sulla produzione dei saggi finali aveva annullato la possibilità di sperimentazione che dovrebbe essere insita nella dicitura del Centro. Coi saggi preordinati secondo il format fiction televisiva c'è poco da aspettarsi per il futuro. Almeno per un cinema che sia indipendente, singolare, capace di muoversi a tutto campo. Lo scorso anno a Berlino il Forum ha scelto, unico film italiano nel festival, Inatteso di Domenico Distilo, un saggio di fine anno che si è sottratto però alle logiche produttive correnti. Era un documentario, parlava di immigrazione nel nostro paese, di come la BossiFini trasformi in pericolosi criminali tutti i migranti che arrivano nel nostro paese. I1 festival lo amò, ma il Centro non si era troppo preoccupato di investire in supporti a questo «alieno». A questo punto è ora di azzerare tutto. Il Centro sperimentale ha bisogno di qualcuno che lavori sul cinema con un progetto, lo capiscono bene nel resto del mondo dove le scuole di cinema e le cineteche sono un investimento primario. Il governo dunque deve da-
"La voragine del Centro"
Il governo ha riconfermato Francesco Alberoni alla presidenza del Consiglio d'amministrazione della Scuola nazionale di cinema per altri due anni. La scuola, che è considerata una delle più antiche al mondo, è stata criticata per la sua gestione e la mancanza di investimenti. Il governo ha promesso nuove nomine per le strutture di Cinecittà Holding, ma non ha cambiato i vertici. La conferma di Alberoni è stata motivata dal cambiamento di statuto del Centro, ma molti critici sostengono che il governo non ha fatto abbastanza per cambiare la situazione. La scuola è stata criticata per la sua mancanza di investimenti e per la gestione del cinema italiano, che è considerato in crisi.
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