Un colossale lavoro di catalogazione compiuto dalla Diocesi scopre troppi buchi Un grande tesoro scomparso da chiese e sacrestie. Scomparse centinaia di opere d'arte. Sono 237pezzi: tele, candelabri, sculture, mobili spariti nel nulla GROSSETO. Trafugate, scomparse nel nulla. Un dato allarmante. Sono le 237 opere d'arte sacra un tempo presenti nelle chiese della Diocesi grossetana, e che nel giro di un ventennio sono scomparse dal loro posto a causa di furti o involontarie azioni maldestre. È l'allarmante dato che emerge ora dall'inventariazione di opere d'arte sacra compiuta dalla Diocesi di Grosseto (ufficio beni culturali), che ha appena finito di schedare 7000 opere - tra quadri, sculture e oggetti d'uso sacro - sparse tra chiese e sacrestie della Maremma. La catalogazione, appena conclusa e messa a punto dalla storica dell'arte Olivia Bruschettini per conto della Diocesi, ha dato per la prima volta un nome a tutti i beni culturali della Chiesa. Facendo però scoprire - da un inquietante confronto con una precedente catalogazione della Soprintendenza - una voragine di più di 200 opere d'arte: sparite. GROSSETO. Scomparse, rubate o gettate via. Sono 237 le opere d'arte maremmane che, catalogate 26 anni fa dalla Soprintendenza di Siena e Grosseto, oggi risultano scomparse, secondo l'ultima catalogazione operata dalla Diocesi grossetana. Opere volatilizzate in numeri da capogiro, e non solo per colpa di furti all'interno di chiese malamente protette, ma anche per sciatteria e incuria. Nel 1980 la Soprintendenza di Siena e Grosseto iniziò a operare una catalogazione (durata anni) delle opere d'arte esistenti in Maremma. Un lavoro che ha precorso l'attuale censimento dei beni diocesani di Grosseto, concluso oggi dalla Curia e condotto con esigenze e criteri molto diversi da quelli della Soprintendenza (che aveva censito le opere in tutto il territorio maremmano, mentre la Chiesa ha censito solo quelle della Diocesi). Due operazioni diverse dal cui confronto emerge una scoperta allarmante. Sono 237 le opere sacre (quadri, sculture e altri "beni culturali mobili") schedate dalla Soprintendenza e - riprese in esame dagli esperti della Diocesi - non più rinvenute in chiese e sagrestie: 237 opere scomparse nell'arco di 26 anni. Primo tra tutti un San Michele arcangelo di notevole fattura, rubato anni fa. Era una straordinaria scultura di legno policromo del '600 custodito nella chiesa di San Martino vescovo a Batignano, e che fu censita dalla Soprintendenza. La curatrice per conto della Diocesi, Olivia Bruschettini, ricorda bene il giorno della scomparsa. L'esperta aveva appena iniziato la catalogazione. «Andai nella chiesa a fotografare la scultura - racconta - ed era fantastica, grossa e pesante, appoggiata su un altare laterale. Giusto il tempo di immortalarla e tornare in ufficio, quando seppi che era scomparsa. Oggi ne è rimasta la foto». Con imbarazzo la Bruschettini ricorda d'aver ricevuto una visita dei carabinieri in ufficio, essendo stata una delle ultime persone ad aver visto la statua. Su questi e altri casi ha certamente inciso l'esistenza di inadeguati sistemi d'allarme (o la loro assoluta inesistenza) all'interno delle chiese. Troppo a lungo le opere sono rimaste in balia di se stesse. Col tempo la situazione è migliorata grazie all'installazione di sistemi anti intrusione. E tuttavia, oggi non si ha più notizia nemmeno di un olio su tela barocco, "Un Cristo inginocchiato con le mani giunte nell'orto" (67x51 cm), schedato dalla Soprintendenza e sparito dal luogo abituale, le scale della chiesa canonica di san Lorenzo. Non è raro, per un esperto che opera a stretto contatto con le chiese e pazientemente studia, cataloga le opere, imbattersi in sacchi "pieni di roba" messi alla porta, paramenti sacri e ostensori di pregio gettati via perché considerati inutilizzabili. Un aneddoto su tutti racconta di un parroco maremmano che si è disfatto di una lampada del '600, annerita e gettata nel cassonetto finché gli operatori della pulizia urbana non hanno avvisato le autorità competenti per segnalare lo strano ritrovamento. Il censimento delle opere d'arte, nato da un'esigenza di tenere sotto controllo le cose, ha teso negli anni a responsabilizzare e sensibilizzare i parroci, specie i più anziani, naturalmente ignari (come la maggior parte delle persone) del pregio di un'opera.