Dopo il sisma del '91 e il crollo della cattedrale, è arrivata una pioggia di denaro. Ma fretta e imperizia nei lavori adesso minacciano gli intonaci settecenteschi. Per Legambiente molti restauri rischiano di far perdere il sostegno dell'Unesco Quegli intonaci dorati che si accendono al tramonto rischiano di diventare calcinacci. Di perdersi nel materiale di risulta dei cento e più cantieri che oggi ingabbiano Noto, una delle perle del barocco siciliano. Alla vigilia della riapertura della Cattedrale, dopo il crollo del marzo 1996, nella cittadina siracusana scatta un altro allarme, che riguarda le facciate di palazzi e di monumenti, messi a repentaglio dall'imperizia delle maestranze e dalla mancanza di direttive univoche. A lanciare l'allarme è Legambiente, che ha promosso un convegno scientifico per la fine di ottobre. E chiede l'attenzione delle istituzioni perché non siano inferti altri colpi al cosiddetto «paesaggio urbano", figlio degli intonaci settecenteschi che rivestono il 70 per cento delle costruzioni di Noto. L'emergenza nasce dal moltiplicarsi dei cantieri: negli ultimi anni, fra i fondi europei e quelli per la ricostruzione dopo il terremoto del '91, su Noto sono piovuti quasi cento milioni di euro. Così è staio avviato il restauro di opere pubbliche, ma sono anche fiorite iniziative alberghiere: la Regione Sicilia ha finanziato quattromila bed and breakfast in tutta l'isola, di cui oltre duecento a Noto e dintorni. «Queste attività stanno arricchendo l'offerta turistica», dice Gianfranco Zanna, responsabile dei Beni culturali per Legambiente Sicilia, ma pongono il problema della qualità dei restauri. Non sempre le imprese sono attente nell'esecuzione dei progetti: è più facile, e costa meno, buttare giù gli stucchi e sostituirli con nuovi, piuttosto che conservarli». I turisti che in numero crescente raggiungono il Val di Noto (il 2006 ha fatto registrare sinora un aumento dei visitatori del 12 per cento) rischiano di vedere compromessa l'immagine della cittadina barocca: «L'unitarietà del colore delle pietre e degli intonaci è alla base dell'inserimento di quest'area nella World Heritage List dell'Unesco"spiega Fabio Granata, ex assessore regionale ai Beni culturali e consulente del Comune netino. La questione riguarda anche le scelte di architetti e restauratori che, per quanto riguarda gli intonaci, risultano a volte diverse. Vincenzo Belfiore, presidente del circolo di Noto di Legambiente, indica quali sono i monumenti a rischio. Le facciate che potrebbero perdere gli intonaci originali sono quelle di palazzo Trigona, palazzo Astuto, palazzo Rau, del collegio dei gesuiti e dell'ospedale Trigona. Cinque opere sono già state rivestite di materiali nuovi e inserite nella lista nera dell'associazione: Palazzo Impellizzeri, Palazzo Santalfano, la corte interna e la parte privata di Palazzo Villadorata, la chiesa di Santa Chiara e la chiesa di San Francesco. La soprintendente ai Beni culturali di Siracusa Martella Muti si difende: «La battaglia sugli intonaci la conduciamo noi per primi. E le direttive non mancano. Certo, i lavori eseguiti dai privati possono sfuggire a linee estetiche precise. Ma è sui Comuni che ricadono i controlli finali». Ora, la cerimonia di riapertura della Cattedrale, prevista per fine anno, potrebbe diventare l'occasione per accendere i riflettori anche sul problema degli stucchi in pericolo. Con il realismo suggerito da Salvatore Tringali, uno dei progettisti dei lavori di restauro del duomo: «Gli intonaci, dove possibile, li abbiamo salvati. Ma nella Cattedrale come altrove le opere di consolidamento delle mura richiedono qualche sacrificio. Anche perché il grande patrimonio artistico del Val di Noto sorge tutto in zona sismica».
A Noto il restauro dei palazzi si trasforma in un altro terremoto
La città di Noto, in Sicilia, è stata colpita da un allarme per la perdita degli intonaci settecenteschi dei suoi monumenti a causa dell'imperizia delle maestranze e della mancanza di direttive univoche. La Legambiente ha lanciato un allarme per la fine di ottobre e ha promosso un convegno scientifico per discutere del problema. I cantieri per la ricostruzione dopo il terremoto del '91 e i fondi europei hanno portato a un aumento dei lavori di restauro, ma la qualità dei restauri è stata messa in discussione. I turisti che visitano la città rischiano di vedere compromessa l'immagine della cittadina barocca.
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