«È giusta e non contestabile in linea di principio l'idea di creare un coordinamento nazionale degli istituti di restauro per facilitare il dialogo, la collaborazione e l'ottimizzazione delle risorse. Ma non è necessario che questo risultato passi dal declassamento dei singoli istituti. Sarebbe un serio errore ridurre competenze e autonomia dell'Opificio delle pietre dure per centralizzare tutte le decisioni su Roma». Così il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, esprime le sue perplessità sulla decisone annunciata dal Ministero dei Beni e delle attività culturali di riorganizzare i principali centri italiani di restauro e porli sotto la guida di un unico Istituto superiore con sede a Roma. Una decisione che il Giornale della Toscana aveva anticipato la settimana scorsa. Di fatto Martini, dopo che ieri la vicenda era finita pure sulle colonne del Corriere della Sera, sì è accorto dei progetti che il ministero dei Beni Culturali guidato da Francesco Rutelli ha in serbo per gli istituti di restauro. Il rischio e il timore più grande è quello della perdita di autonomia del prestigioso Opificio. «Val la pena di ricordare - spiega il presidente Martini - che l'Opificio delle pietre dure è nato a Firenze nel 1588 e che è una ricca eredità che lo Stato ha ricevuto dal Granducato di Toscana. Nel corso degli anni, grazie alle scelte effettuate da una direzione saggia e lungimirante, l'Opificio ha raggiunto l'apice del settore divenendo il leader mondiale nel restauro non soltanto di antichi marmi e pitture, ma anche di tessuti e bronzi, come dimostra l'ultimo eccellente lavoro effettuato sul Bronzo di Lussino. Se l'istituto non avrà più una propria, autonoma, direzione portare avanti questa linea di innovazione e eccellenza sarà molto più diffìcile». Ed ecco allora che Martini, attento a non scagliarsi troppo contro il governo di centrosinistra, auspica l'apertura di un confronto. Cosa che forse non avrebbe fatto se al posto del governo Prodi ci fosse stato il governo Berlusconi. Perché da un lato esprime preoccupazione, dall'altro utilizza toni comunque conciliasti. «Sono certo che il ministro Rutelli - sottolinea il governatore della Regione -, sempre così attento ai corretti rapporti tra Stato e Regioni, aprirà presto un confronto con gli enti locali, così come prevedono, per questioni di questa rilevanza, la riforma della Costituzione e il nuovo Codice per i beni culturali. È chiaro che una discussione di questo tipo - conclude Martini - non può svolgersi con articoli o interviste sui giornali: bisogna parlarsi direttamente». Di tutt'altro tenore le dichiarazioni di categorie e sindacati. Che senza mezzi termini esprimono la loro contrarietà al progetto del Ministero. «Giù le mani dall'Opificio delle pietre dure»: è il messaggio della Cna di Firenze (Confederazione nazionale artigianato e piccola impresa) che considera «un'ipotesi da scongiurare in partenza», quella di accorpare l'opificio fiorentino ad altri istituti di restauro, sotto un'unica direzione "romana"». L'ipotesi formulata dal ministero dei Beni culturali è infatti quella di riunire sotto una direzione centrale alcuni istituti italiani oltre all'Opificio delle pietre dure, ci fsrebbero l'istituto centrale del restauro di Roma, quello di Patologia del libro ed il centro di fotoriproduzione. Secondo la Cna di Firenze, fare dell'Italia il punto di riferimento del restauro a livello mondiale «è un obiettivo importante ed è necessario puntare verso le sinergie comuni istituzionali e imprenditoriali, ma porre l'Opificio fiorentino sotto una direzione romana sarebbe un danno per la città». Scettico verso il progetto di accorpamento anche il coordinamento nazionale Uil per i beni e le attività culturali che chiede al ministro Rutelli «di fare chiarezza su alcuni punti della proposta e insiste sulla necessità di elevare a rango superiore gli istituti in questione e le relative scuole, riconoscendo loro maggior autonomia dal punto di vista tecnico, scientifico, amministrativo e finanziario».
Non ridurre le competenze dell'Opificio. Il governatore Martini si è accorto del progetto del Ministero. Contrari anche Uil e Cna
Il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, ha espresso preoccupazioni sulla decisione del Ministero dei Beni e delle attività culturali di riorganizzare i principali centri italiani di restauro e porli sotto la guida di un unico Istituto superiore con sede a Roma. Martini teme che la perdita di autonomia dell'Opificio delle pietre dure di Firenze potrebbe compromettere la sua capacità di innovazione e eccellenza nel settore del restauro. Ha chiesto un confronto con il ministro Rutelli per discutere della proposta e ha auspicato l'apertura di un dibattito tra gli enti locali, il governo e le categorie sindacali.
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