Dossier della Finanza. I tombaroli favoriti dai numerosi siti non controllati. Nuovo monitoraggio territoriale della Soprintendenza Al Lido il primato dei furti: 18 casi scoperti solo nell'ultimo anno Diciotto operazioni in un anno con il recupero di reperti di valore inestimabile che stavano per prendere la via di qualche facoltoso collezionista privato. E' sul litorale romano il paese del bengodi dei tombaroli ma anche il posto dove è più pesante l'azione di tutela delle forze dell'ordine. Sarà forse perché sono ancora molti i siti archeologici non studiati e, quindi, non recintati. Sarà per l'alta specializzazione dei trafficanti, ormai esperti conoscitori degli "articoli" da trattare. Sarà per la facilità di occultare la merce per settimane e settimane in casali semidiroccati. Fatto è che lungo la costa il mercato delle opere d'arte non conosce crisi. «In quest'area ci sono canali consolidati negli anni e numerose tra le opere rubate vengono lavorate per essere portate all'estero, con veri e propri passaggi organizzati da continente a continente» svelano alla Guardia di Finanza. Non è un caso che qualche anno fa il Museo di Berlino abbia restituito alla Soprintendenza di Ostia un sarcofago marmoreo di gran pregio trafugato da una sepoltura della zona. E trova in questo modo una spiegazione anche il recente ritrovamento da parte della Finanza nei pressi di Civitavecchia della testa della divinità fluviale della Fontana del Fiume di Villa Celimontana, rubata a dicembre del 2005. Soltanto nell'ultimo anno le Fiamme Gialle di Ostia e Fiumicino hanno portato a segno ben diciotto operazioni di recupero di opere d'arte e reperti archeologici. Altrettante persone sono state denunciate a piede libero mentre per due trafficanti si sono aperte anche le porte del carcere. Nella rete stesa dai militari agli ordini del capitano Augusto Dell'Aquila sono finiti 22 dipinti, due sculture 10 antichi vasi e sei tra monete, bassorilievi e lucerne. Tra i diciotto tombaroli sorpresi, dieci erano stranieri, dimostrazione che anche romeni e ucraini stanno entrando gradualmente nel "business". La tecnica investigativa dei finanzieri è legata alla vigilanza dei soggetti già noti. «E' successo - spiega il capitano Dell'Aquila - di arrivare a scoprire siti d'interesse archeologico e di recuperare reperti appena portati alla luce proprio seguendo le mosse dei "predatori"». Già, perché l'interesse principale dei trafficanti si rivolge ai siti che la Soprintendenza non ha ancora scavato e, quindi, non ha potuto proteggere con cancellate e telecamere. Uno dei casi più evidenti è dello scorso anno, quando i finanzieri di Fiumicino hanno restituito allo Stato anfore, vasi in terracotta di ottima fattura, busti e teste marmoree. Il tutto prelevato da un terreno dimenticato e lontano da occhi indiscreti non distante dall'Aurelia. Per questo motivo le zone più "battute" sono quelle di Castel di Guido, di Pianabella, dell'Infernetto. Un esempio del ritardo delle istituzioni ministeriali in questo caso arriverà domani proprio dall'Infernetto: un'associazione culturale locale presenterà l'iniziativa messa in campo con la Sovrintendenza per avviare uno studio sistematico dell'area sotto il profilo archeologico. Come dire, meglio tardi che mai. giulio.manciniilmessaggero.it