Al Quirinale la scena è di casa Gli artisti "Olimpici" dal Presidente. "Niente può sostituire la magia di una serata davanti a un palcoscenico. Il Potere, di cui fanno parte anche radio e tv, non lo aiuta. Ma la passione teatrale mai smetterà di vivere nei nostri cuori" ROMA L'udienza del teatro italiano al Quirinale è stata, ieri mattina, qualcosa di speciale. Del resto il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, con il palcoscenico ha avuto direttamente a che fare, lo conosce bene e continua a seguirne l'avventura: giovane intellettuale nella Napoli del 1943, firmò con successo (anche se oggi si schermisce con frasi del tipo: «Aver cambiato attività è stata una fortuna certamente per il teatro, non so se per la politica») la regia di una commedia di Ugo Betti, La casa sull'acqua, storia di valori e sentimenti in cui due fratelli si contendono l'amore della stessa donna. Qualcosa di speciale, dicevamo, perché gli artisti saliti al Colle, tutti, hanno avuto precisa coscienza che il presidente della Repubblica sa parlare il loro linguaggio e che il Paese degli Andreini, di Adelaide Ristori e di Eleonora Duse ha comunque ammesso i Comici in terra consacrata. E' il secondo anno consecutivo che il Quirinale apre le porte ai vincitori e ai finalisti dei Premi Olimpici del Teatro, promossi dall'Eti (Ente Teatrale Italiano) in collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto, e proclamati venerdì scorso al Teatro Olimpico di Vicenza. Nel Salone dei Corazzieri, teatranti, teatrofili, produttori, amministratori pubblici e privati hanno "fatto gruppo" di fronte a Napolitano, deferenti ma anche affettuosissimi, quasi confidenziali. Non a caso hanno espresso al Presidente, in forma di sfogo profondo, la loro frustrazione e i loro malesseri di fronte a un Potere che troppo li trascura. Per contro, Napolitano nulla ha attutito: «Condivido ha detto invece il senso di rammarico e di insoddisfazione espressi per gli aspetti meno confortanti del rapporto che oggi esiste tra il teatro italiano e i pubblici poteri (tra questi inserisco anche radio e televisione) con lamentele certamente giustificate. Inutile dirlo: amo il teatro di prosa in tutte le sue espressioni. Certamente niente può sostituire la magia di una serata davanti a un palcoscenico, una magia che certo la televisione non ci può restituire, e neppure il cinematografo, che egualmente tutti amiamo. Ma nè la tv, nè il cinema hanno assolutamente il potere di togliere dai nostri cuori la passione per il teatro. Ringrazio tutti voi per i bellissimi spettacoli ai quali in questi anni ho assistito. Avete tutta la mia riconoscenza e considerazione». Hanno parlato anche Gianni Letta, presidente della Giu ria che assegna gli Olimpici; Giuseppe Ferrazza, presidente dell'Eti; Luca De Fusco, direttore del Teatro del Veneto, e l'attore Tullio Solenghi, a nome di tutti i colleghi presenti. Particolarmente felici le espressioni di Letta, che ha rievocato la Napoli di sessant'anni fa in cui il giovane Napolitano, assieme a Giuseppe Patroni Griffi, Franco Rosi, Antonio Ghirelli. Raffaele La Capria, Tommaso Giglio, Maurizio Barendson, era parte della schiera di «ragazzi straordinari, compagni di letture e di avventure, che con la loro intelligenza creativa hanno segnato una stagione forse irripetibile della letteratura, del cinema, del teatro e del giornalismo». Ancora, con valore metaforico: «Il Giorgio Napolitano di quel tempo, regista della pièce di Betti, affidò un messaggio di speranza a "un tiepido e dorato raggio di sole" e all'impegno, professato dai due protagonisti del testo, di ritrovare, nonostante la rivalità, coesione, armonia, volontà di coesistenza e di collaborazione». Infine: «Ci auguriamo che la sua azione possa essere coronata dallo stesso successo che accolse il suo debutto teatrale». Il Capo dello Stato si è personalmente complirnentato con tutti i vincitori degli Olimpici, che gli sono stati presentati da Maurizio Giammusso, Segretario generale del Premio. E Tullio Solenghi, fra l'altro, rifacendosi ai giudizi del pubblico, gli ha assegnato «dieci in pagella» per come ha superato l'impegnativa prova di succedere a Carlo Azeglio Ciainpi. Molte le opinioni espresse dopo l'incontro. Salvatore Nastasi, diretiore generale dello Spettacolo dal vivo, ha osservato che «va tenuta in grande considerazione, per la rinascita del teatro, e dello spettacolo dal vivo in generale, l'esortazione del Presidente riguardo ai giovani. Del resto, la determinazione del ministro Rutelli, espressa proprio a Vicenza, è appunto quella di creare un grande festival teatrale itinerante che sappia interessare e ricondurre al palcoscenico le nuove generazioni, troppo spesso assenti e non attratte dalla scena». AITORI CON MEDAGLIA. Dopo Vicenza, l'onore del Colle. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha ricevuto al Quirinale gli artisti che sono stati premiati a Vicenza con gli "Olimpici". Vale a dire: Marco Sciaccaluga (regista del miglior spettacolo, Morte di Uil COflimesso viaggiatore), Saverio Marconi (regista della commedia musicale The ProdUcers), Claudio Remondi e Riccardo Caporossi (registi dello spettacolo di innovazione Altri giornifelici), Eros Pagni (protagonista di Morte di un commesso viaggiatore), Giulia Lazzarini (protagonista di Giorni felici), Ugo Maria Morosi (attore non protagonista di Morte di un commesso viaggiatore), Sara Bertelà (attrice non protagonista de L'illusione comica), l'attrice emergente Federica Di Martino (per La forma delle cose), Paola Cortellesi (per il monologo Gli ultimisaranno ultimi), Odette Nicoletti (per i costumi de La donna vendicativa), Ramberto Ciammarughi (per le musiche di La sagra delsignore della nave), Vittorio Franceschi (autore della migliore novità italianallsorrisodiDaphne), e, naturalmente, Rossella Falk, alla quale è andato il premio speciale del presidente della Giuria, Gianni Letta. Assente Emanuele Luzzati (migliore scenografo), per motivi di salute. Lunga ovazione per Glauco Mauri, interprete e regista dell'ottimo Delitto e castigo.