Vittorio Gregotti sacrificato sull'altare della presunta maggiore celebrità per fare posto all'irachena Zaha Hadid, grande architetto di tendenza, che, per conto del Ministero dei Beni Culturali, sta realizzando a Roma, il Maxxi, il nuovo e costoso Museo nazionale d'arte contemporanea. Tra un paio di giorni nella sede Guggenheim di Bonn si inaugura una mostra dedicata ai progetti dei musei della fondazione americana sparsi per il mondo e c'è anche quello della Punta della Dogana, concepito a suo tempo proprio da Gregotti. Ma, invece, di riutilizzarlo, Guggenheim e Regione hanno pensato di rimetterlo nel cassetto, proponendo il nome di una delle star della nuova architettura come Zaha Hadid, che ancora deve realizzarlo. Perché? Perché il nome di Gregotti secondo la Regione - con la Guggenheim che ha sposato questa linea - non sarebbe sufficientemente internazionale, nonostante abbia eseguito progetti in tutto il mondo, Cina compresa, con un grosso intervento a Shanghai. Una scelta spiegata ieri, con qualche imbarazzo, da Rylands e Miracco. «Ce l'ha chiesto la Regione ha spiegato ieri il direttore della Guggenheim veneziana ed è sembrato comunque opportuno presentare un progetto nuovo, anziché quello di Gregotti, senza nulla togliere al valore di questo architetto». «Visto che Pinault presenta un architetto come Tadao Andò ha spiegato a sua volta Miracco ci voleva un nome forte come quello della Hadid. Per l'internazionalità dell'architetto il bando del Comune sulla Punta della Dogana prevede ben quaranta punti su cento, e dunque...».