Scontro sul recupero di opere d'arte. «Ci vogliono scippare l'autonomia». Il piano del ministero: entro 6 mesi il nuovo istituto che accorperà gli altri ROMA La Capitale riorganizza e Firenze teme di perdere autonomia e prestigio. Entro sei mesi, nel cuore del dicastero retto da Francesco Rutelli, nascerà il futuro Istituto superiore del restauro che incorporerà l'Istituto centrale del restauro di Roma, l'Opificio delle pietre dure di Firenze, l'Istituto centrale di patologia del libro e il Centro di Fotoriproduzione, legatoria e restauro. Ogni centro avrà un direttore che non sarà più un dirigente. Annuncia Giuseppe Proietti, uomo-chiave del dicastero perché ora regge tutti e quattro i Dipartimenti: «Un Paese come il nostro ha il dovere di mettere in rete le proprie capacità scientifiche in materia di restauro. Ma l'eccellenza, nel nostro campo, ha bisogno di verticalizzazione, di sinergìe, di pieno ed efficace coordinamento: solo così conserveremo la leadership mondiale nel settore. Per di più il futuro Istituto superiore sarà dotato di piena autonomia gestionale e finanziaria. Potrà dunque attingere in assoluta libertà a risórse econo-miche non statali senza dover passare per l'amministrazione centrale del ministero. L'autonomia dell'Opificio? Nessuno, davvero nessuno intende metterla in discussione». Ed è invece proprio questo il punto per Firenze e per l'Opificio delle pietre dure, fondato nel 1588 dal granduca Ferdinando I de' Medici e centro della tradizione fiorentina del restauro. Il 1 ottobre la soprintendente Cristina Acidini verrà promossa alla responsabilità del Polo museale fiorentino al posto di Antonio Paolucci, ex ministro e per decenni protagonista delle attività museali di Firenze che andrà in pensione. La Acidini non verrà sostituita: Yìnterim andrà a Caterina Bon Valsassina, direttore dell'Istituto centrale del restauro. E che sarebbe dicono la candidata più accreditata per la futura responsabilità dell'Istituto superiore. Firenze è in subbuglio. Una.voce per tutte, quella di Giorgio Bonsanti, dal 1988 al 2000 soprintendente dell'Opificio e ora docente di storia e tecnica del restauro all'università di Firenze: «Ruteni dovrebbe sospendere subito questa dannosa riforma e trovare invece un buon soprintendente al posto di Cristina Acidini. Perché? Tutte le innovazioni tecnico-scientifiche individuate dal restauro italiano sono venute da Firenze: dalla riflettografia a infrarossi all'uso del laser alle puliture alternative con gli enzimi. Tutto questo non sarebbe stato possibile se l'Opincio non avesse goduto di piena autonomia e indipendenza. Dirò anche che tutti i rapporti internazionali da noi intessuti sono stati curati qui da Firenze e certamente non dal ministero». Il dibattito si arricchisce di una polemica sulle poltrone. Accusa Bonsanti: «Nessuno mi toglie dalla testa che questa manovra serva a "scippare" anche un posto dirigenziale prezioso per Roma, che ne ha moltiplicati troppi». Ribatte Proietti: «Non è così. I fondi che risparmieremo serviranno certamente ad attribuire un ruolo più forte a chi dirigerà l'Istituto superiore del restauro ma anche ad assicurare lo stesso rango al polo bibliotecario nazionale di Firenze che, come quello di Roma e come gli archivi, avrà a sua volta autonomia finanziaria. Come si vede c'è molta attenzione per le esigenze del territorio».