La superfondazione Regio-Stabile e l'incontro tra parola e musica: ma dovei SONO felice di aver letto l'intervento di Gabriele Vacis sulla super fondazione dei teatri e concordo su tutte le analisi da lui fatte. Detto che, dal punto di vista dell'ingegneria istituzionale, a prima vista mi pare un'ottima cosa, e aggiunto che non è su questo punto specifico che ritengo di avere autorevolezza per intervenire mi permetto invece di farlo sul tema delle contaminazioni e del dialogo fra discipline e linguaggi artistici diversi e sulla situazione torinese. E' sotto gli occhi di tutti quelli che vogliono vedere, il fatto che molte delle forme spettacolari più interessanti e vivaci di oggi sono esattamente l'incontro di gesto e musica, parola e musica, poesia e lettura e musica, arte elettronica e danza, video e musica etc.è talmente ovvio che, doverlo dire e ridire ad ogni occasione è quasi avvilente. Ebbene, quali sono state le politiche che assumendo tale realtà hanno generato delle vere grandi progettualità nel nostro territorio? Quali sono le realizzazioni edilizie - teatri, palazzi olimpici, riconversione di ex fabbriche - che hanno tenuto conto di tale realtà? Una realtà che, nel paesi che amiamo prendere a riferimento, viene attentamente assunta nella realizzazione di ogni struttura di spettacolo. Continuando con le owietà: tenere conto che quasi tutto lo spettacolo si mette in scena utilizzando sistemi di amplificazione sonora, proiezioni video, perlopiù pensando a spazi scenici molto ampi e Uberi; che moltissimi spettacoli non solo musicali devono poter essere ospitati per una sola serata, con tempi di montaggio compattati nella giornata dello spettacolo richiede luoghi dotati di forniture elettriche adeguate, di passacavi predisposti, di graticce motorizzate, di accesso carraio adeguato sono tutte cose per lo più ignorate. Il risultato è che, per esempio, al Pala Isozaki ci potranno andare le poche grandi produzioni rock per le quali non fanno molta differenza alcune decine di migliaia di euro di costi supplementari ed alcune centinaia di persone di servizio; che i tanti teatri gestiti dal Teatro Stabile sono di fatto inutilizzàbili per concerti o eventi non teatrali in senso stretto ; che gli auditorium sinfonici, Lingotto e Rai, oltre ad avere costi di affitto altissimi comportano una quantità di disagi di allestimento che si traduce in ulteriori e pesanti spese. In compenso non si è badato a lesinare sull'estetica e le rifiniture: l'Isozaki è un oggetto architettonico di rara bellezza, il ciliegio e l'alcantara non ce li siamo fatti mancare: cosa che neanche a Parigi... Forse dovremo consolarci così. Provinciali e superiori! Infine, aderisco pienamente all'idea di creare un progetto culturale forte ma, naturalmente, trovandomi come tanti altri, fuori «dai circoli dell'establishment autoreferenziale», per il momento mi tengo l'etichetta del progettista di eventi alternativo ed eccentrico che si occupa, in realtà, molto più modestamente dell'attualità delle vicende artistiche contemporanee. Musica 90