Oggi a Roma viene presentato un volume che raccoglie studi e proposte per la riqualificazione dell'area sventrata dal Fascismo In termini di configurazione d'immagine, il contesto delle città storiche europee è il risultato di interventi formativi sedimentati nel tempo, sia di architetti e urbanisti, sia di artisti plastici, Attività creative in molti casi, fra Medioevo, Rinascimento e Barocco, riassunte in una stesa personalità: da Antelami a Brunelleschi, da Michelangelo a Bernini. Un'intima connessione fra architettura e competenze plastiche implicava anche un naturale rapporto con patrimoni di sapienza operativa artigiana, in una continuità di contributo alla configurazione di immagini e realtà spaziali e ambientali del vissuto urbano quotidiano, la qualità d'immagine ambientale urbana determina quella che si dice qualità del vissuto, meglio del vivibile; anche nella città contemporanea, in crisi di crescita e d'identità. Ma e ancora possibile, un fattivo concorso di artisti plastico-visivi nella configurazione dell'immagine, micro quanto macro, della città attuale? E d'altra parte è capace l'architetto di arricchire di maggiore caratterizzazione e impressività d'immagine il proprio lavoro anche attraverso una mirata collaborazione progettuale con artisti plastico-visivi? 11 problema non può di per sé risolverlo né l'esuberante inventività plastica-architettonica di un Gehry, né quella, di maggiore riscontro tecnologico, di un Piano. L'inventività plastica architettonica (il filone di quella che un tempri era detta «architettura fantastica») è certo manifestazione della necessità dì realizzare un plusvalore d'espressività nella progettiione architettonica (dall'ambito dell'espressionismo storico tedesco, i vari Lukhardt, Finsterlin, Hablik, fino a Kieslcr, a Soleri, a Goff, e appunto a Gehry). Ma spesso offre più singoli eventi progettuali che occasioni di conformazione nuova del tessuto urbano nella sua dialettica continuità. D'altra parte è rispetto anche a luoghi sia urbanisticamente che architettonicamente irrisolti della città storica contemporanea che può offrirsi l'occasione d'un profìcuo cimento progettuale. E ci si chiede chi concorrerà, quei luoghi, a riconfigurarli in un'adeguata qualità d'immagine, a rifondarne una socialità riprogettandone un effettivo valore d'uso? Soltanto l'urbanista, l'architetto, o anche l'artista plastico-visivo? O tutti assieme, in una recuperata capacità di collaborazione? E' la sfida lanciata più di due anni fa relativamente a un luogo certo irrisolto nel cuore di Roma quale la piazza «novecentesca» che attornia freddamente, retoricamemente, se non alquanto sinistramente, il Mausoleo d'Augusto, ulteriormente condizionata dall'attuale progetto dell'edifìcio-museo di Richard Meier per l'Ara Pa;is Augustae (che sembra più adeguarsi a quel passo retorico che non volervi insinuare dubbi innovativi). Sfida lanciata attraverso un concorso di idee al quale hanno preso parte una quarantina di gruppi per lo più di artisti plastici che hanno scelto la collaborazione di architetti e in qualche più raro caso di architetti che hanno cercato collaborazioni di artisti plastico-visivi. Nella primavera del 2001 i risultati sono stati proposti in Palazzo delle Esposizioni assieme ad un vivace dibattito, animato dalle provocazioni intelligenti di Renato Nicolini; al quale è seguito un incontro dei progettisti con la Soprintendenza Comunale nella Galleria Comunale d'Arte Contemporanea, l'ex-Birra Peroni. Pubblicato ora da Prospettive Edizioni, dell'Ordine degli Architetti di Roma e Provincia, che assieme all'Archivio Arte Contemporanea Crispolti ha organizzato la manifestazione, un consistente volume documenta i trentotto progetti, assieme ad alcuni saggi su storia e problemi dell'arte ambientale pubblicando gli atti dei due incontri. Attraverso i quali, come altrimenti entro le diverse proposte progettuali spesso d'accentuata impennata immaginativa (fra interpretazione e provocazione), sono emersi alcuni nodi fondamentali relativi all'originaria condizione progettuale e costituzione della piazza in questione, nei secondi anni Trenta (fra velleità augustee del regime fascista e incalzare di eventi bellici, in Africa e Spagna), ma che coinvolgono anche quanto previsto o meno dal progetto di Meier. A cominciare dal rapporto della piazza con il Tevere (e con la memoria del distrutto settecentesco Porto di Ripetta, di Specchi), che diversi dei progettisti infatti riformulano. Variamente motivata e configurata l'intenzione ricorrente è quella di recuperare il rudere, forte di memoria ma povero d'immagine, come emerso dagli sventramenti fascisti a metà degli anni Trenta, e la conseguente distruzione del prestigioso auditorium musicale l'Augusteo (sventramenti allora anche oggetto di qualche dipinto di Mafaì). Di restituirlo a una fruibilità ravvicinata, quasi affabulatoria, che recuperi uno spessore memoriale e dunque di riflessione confrontato con il quotidiano urbano. Ma al tempo stesso di riconnettere fruibilità nuova del Mausoleo e percorribilità urbana, dal vano che lo circonda a piazza inserita nel contesto vivo della città; immaginando occasioni d'uso, spazi di socialità. Le proposte, fra di loro assai diverse, sono state elaborate (senza alcun rimborso), da parte di gruppi di lavoro anche internazionali, composti pariteticamente da artisti e architetti. Era questa infatti la condizione posta dal «concorso di idee», e che la collaborazione muovesse fino dalla fase ideativa del progetto. Impegno progettuale, varietà e originalità di soluzioni proposte, e insomma generosità e qualità della risposta, dimostrano la consistenza delle energie creative disponibili sul campo. E indubbiamente costituiscono a livello istituzionale un richiamo alla complessità dei problemi relativi all'intervento urbano (compreso un accertamento delle esigenze di coloro che ne sono i destinatari), contro dunque tentazioni di scorciatoie e soluzioni affrettate quando non inconsapevoli (come accaduto nel caso del progetto Meier). Mentre vengono a suggerire un parametro di riscontro immaginativo progettuale rispetto al concorso internazionale programmato per la sistemazione della piazza; il parametro di una capacità di sviscerare questioni irrisolte inerenti la natura particolare del luogo, fra storia millenaria, memoria secolare, e recenti costrizioni. In proposito nell'occasione della presentazione del volume, oggi a Roma, in una lettera aperta-manifesto indirizzata al Ministro per i Beni e le Attività Culturali Urbani e al Sindaco Veltroni, gli organizzatori del concorso di idee propongono che, sul modello dell'Alt Commission esistente a New York, per la sistemazione di piazza Augusto Imperatore sia istituita un'apposita Agenzia, di 11 membri, 5 dei quali, oltre il Sindaco e gli organizzatori medesimi, rappresentino Accademia di Belle Arti e Conservatorio di S. Cecilia; e altri 6 esponenti di professionalità ambientali (un architetto paesaggista, un pittore, uno scultore, un rappresentante di artigiani, e due membri laici di chiara fama). Un'Agenzia chiamata ad esprimere parere sui progetti partecipanti al concorso, che a sua volta preveda gruppi di progettazione interdisciplinare, per qualificare la percezione ambientale e valorizzare il patrimonio artigiano.