Luogo di culto dell'Arciconfraternita dei Bergamaschi in Roma a piazza Goloana «Il mio augurio è che il restauro non sia fine a sé stesso, ma faccia di questa chiesa il luogo dell'incontro con il Signore Gesù, che vuole trasfigurare la nostra vita con la sua bellezza infinita»: con queste parole il Vescovo di Bergamo, Monsignor Roberto Amadei, si è rivolto, lunedì, ai fedeli che hanno partecipato numerosi alla solenne Celebrazione Eucaristica in occasione dell"inaugurazione del restauro della chiesa romana dei santi Bartolomeo e Alessandro a piazza Colonna, luogo di culto dell'Arciconfraternita dei Bergamaschi in Roma. La Santa Messa presieduta dal Vescovo di Bergamo è stata concelebrata dal Vescovo Ausiliare, Monsignor Armando Brambilla, dal Vescovo di Huacho, Monsignor Antonio Santarsiero Rosa, e dal Vescovo emerito di Modena-Nonantola, Monsignor Santo Bartolomeo Quadri. Presenti numerosi sacerdoti bergamaschi ex allievi del «Nobile collegio Cerasoli», ente morale fondato nel 1640 dall'omonimo prelato di Palosco amministrato dall'Arciconfraternita allo scopo di sostenere gli aspiranti al sacerdozio negli studi teologici al Seminario Maggiore di Roma. La Celebrazione ha avuto inizio con il saluto della presidente del sodalizio, Maria Teresa Butta, che ha ringraziato i presenti e tutti coloro che si sono adoperati per la realizzazione del restauro. «L'Arciconfraternita è un'istituzione che vive da qualche secolo ha detto ed è un tradizionale luogo di incontro per i bergamaschi migrati sulle sponde del Tevere, un abbraccio simbolico che va da Roma a Bergamo. Noi siamo fieri di essere cittadini romani e di far conoscere agli abitanti della Capitale la cultura e le tradizioni bergamasche». Il Vescovo Amadei durante l'omelia si è soffermato sul significato della fede: «Essere cristiani ha detto non consiste nell'aderire ad alcune verità o a realtà vaghe bensì alla persona del Cristo Risorto, nel consegnare la nostra vita a Lui che ci chiama a diventare Comunione eterna con Dio, a vivere l'intera nostra esistenza con e come Lui». A questo punto il Vescovo ha richiamato il Vangelo di domenica scorsa: Pietro voleva che Gesù ottenesse vittoria e trionfo, pertanto tentò di dissuaderlo dal percorrere, come il Signore stesso aveva annunciato, la strada della sofferenza e della morte. «Non è facile ha continuato Monsignor Amadei accettare che Dio sia presente nella nostra vita come Crocifisso Risorto; la sua vittoria non consiste nel dominio, ma nell"offrire al nostro cuore la sua capacità di amare per trasformarlo e per trasfigurare così la storia umana. Il cristianesimo è l'unica religione secondo cui Dio offre se stesso per gli uomini, al punto che durante l'ultima cena Gesù si inginocchia per lavare i piedi ai suoi apostoli; il Signore fa questo per insegnarci a essere come Lui nel servizio e nell'apertura agli altri». Il Vescovo ha poi parlato dell'Eucaristia come luogo privilegiato dell'incontro con Cristo, in essa infatti vi è da un lato «l'accettazione del Signore» e dall'altro «l'offerta della propria vita a Dio come dono per gli altri» perdonando, dialogando, facendosi voce per chi non ce l'ha e tenendo compagnia agli anziani. Ha, quindi, sottolineato come all'abbellimento materiale della chiesa debba corrispondere quello spirituale in ognuno di noi per rendere la Chiesa sempre fedele e segno dell'amore di Cristo nelle diverse circostanze della vita». Dopo la Celebrazione Eucaristica si è tenuta una tavola rotonda tra le massime autorità civili bergamasche, il sindaco Roberto Bruni e il presidente della Provincia Valerio Bettoni, e il primo cittadino di Roma Walter Veltroni, il vice premier e ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli e l'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Dopo gli interventi vi è stato uno scambio di medaglie tra le amministrazioni di Roma e Bergamo come segno di rispetto e stima reciproci. Il sindaco di Bergamo ha sottolineato che la cosa importante nella storia di questo sodalizio non è quella di difendere la propria identità ma di sottolineare un'appartenenza. «Spero che questo ha concluso faccia giustizia di tanti luoghi comuni, di tante sciocchezze per cui Roma è guardata con diffidenza e viceversa. In questo senso l'Arciconfraternita può essere un ponte tra le due città, un luogo di dialogo tra due realtà che non sono poi così distanti fra loro». La chiesa dei Santi Bartolomeo e Alessandro è di origine cinquecentesca ed è il cuore dell'Arciconfraternita dei Bergamaschi in Roma. All'inizio, quando fu fondata nel 1539, il sodalizio aveva come sede San Macuto, presso sant'Ignazio, successivamente i bergamaschi si trasferirono in via di Pietra 70, acquistando un ospedale detto dei pazzerelli e la chiesa annessa che sì affacciava, come oggi, su piazza Colonna. Per le tante benemerenze acquisite in campo religioso, culturale e di solidarietà la confraternita si meritò già nel Settecento la benevolenza dei pontefici che la insignirono del titolo di Arciconfrater-nita. La chiesa, ora dedicata ai Santi Bartolomeo e Alessandro (patrono di Bergamo), ha ricevuto importanti interventi su progetti di famosi architetti come Contini, Sacconi, Valvassori e Valadier. Negli anni Ottanta è stata avviata una prima fase di recupero della chiesa e dei locali limitrofi con un investimento di quattro miliardi di vecchie lire, a cui ha fatto seguito una seconda fase, completata in questi giorni dopo due anni di lavori e oltre 500.000 euro di spesa, coperti dal Governo con una quota dell'8 per mille del gettito Irpef 2002 a gestione statale. I lavori sono stati curati dall'architetto Luciano Garella, soprintendente per i Beni architettonici delle Marche e da Egidia Coda, della Soprintendenza per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico del Lazio. Il restauro ha riguardato la facciata, la decorazione della volta dell'aula e del presbiterio, l'altare maggiore e la realizzazione dell'impianto di illumuiazione. In tal modo sono tornati al loro originario splendore anche tre pregiati dipinti: la Madonna col Bambino e i Santi Bartolomeo e Alessandro di Durante Alberti (1538-1613), prima posta sull'altare maggiore e poi nell'adiacente oratorio; una Tela con lo stesso soggetto del pittore romano Giuseppe Puglia detto il Bastardo (1600-1638); una Adorazione dei magi riferibile a un pittore bergamasco attivo nell'ultimo scorcio del Cinquecento. Ora resta solo da restaurare l'oratorio annesso alla chiesa, ma non sono stati ancora reperiti i fondi necessari.