XXI secolo Al Maxxi una mostra sui centri espositivi di arte più importanti dei prossimi anni Non più prestigiosi ma gelidi contenitori ma spazi aperti capaci di rivoluzionare la qualità della vita urbana. E un libro sul progetto di Zaha Hadid che cambierà quella romana NON sono più scrigni in cui riporre i gioielli dell'arte e della cultura per ostentare prestigio e suscitare ammirazione né monasteri-oasi da visitare con timore sacrale né fortezze del sapere attraenti quanto aristocraticamente lontane dalla gente comune che doveva conoscerli, certo, ma anche ammirarli con brividi di soggezione adeguati alla propria condizione di reale eo presunta ignoranza... In pochi travolgenti anni di fine millennio, il Secondo, i musei hanno cambiato volto, stile, finalità. Sono diventati amichevoli, interattivi, aperti. Irresistibili sulla via del successo, come dice un loro acuto storico, il tedesco Karsten Schubert, il loro scopo non è più «il sapere acquisito, bensì la perenne acquisizione del sapere». Un'autentica rivoluzione, suggellata dalla realizzazione di innovativi edifici cult entrati ormai nella storia dell'architettura come il Guggenheim di Bilbao firmato da Frank Gehry. Ma non è finita, anzi. Museums, musei del XXI secolo , la grande mostra che domani il ministro per i Beni e le attività culturali Francesco Rutelli e il responsabile della Direzione generale per l'architettura e l'arte contemporanea, Pio Baldi, inaugureranno al Maxxi (con apertura al pubblico da giovedì 21), ci presenterà quelli del prossimo futuro, poco meno di una ventina di suggestivi, eccitanti progetti che vedono impegnato il Gotha internazionale dell'architettura. La Corcoran Gallery of Art di Gehry a Washington, l'ampliamento del Denver Art Museum di Daniel Libeskind, il Chichu Art Museum di Tadao Ando a Naoshima, Il Centro Paul Klee di Renzo Piano a Berna, il New Acropolis di Bernard Tschumi ad Atene, lo Spacelab di Peter Cook a Graz... E, naturalmente, il Maxxi di Zaha Hadid, il nuovo Museo nazionale delle arti del XXI secolo in corso di realizzazione, al quale è stato dedicato un libro a cura di Pio Baldi edito da Electa con contributi, tra gli altri, di Margherita Guccione, Anna Mattirolo, Stefania Vannini, Alessandra Vittorini, Lorenza Bolelli. Dice Pio Baldi: «Il Maxxi è stato pensato nel '99 con un concorso internazionale vinto da Zaha Hadid. E' un progetto molto bello e complesso, che ha incontrato diversi problemi. Adesso siamo ancora a metà del guado ma stanno prendendo corpo, con l'edificio-museo, anche le idee che lo ispirano. Il libro che presentiamo domani è curato da me ma è scritto a più voci con il contributo di tutti coloro che si occupano del progetto. C'è un capitolo che è intitolato Forum con domande rivolte a dieci esperti come Thomas Krens e Achille Bonito Oliva. Ho chiesto quale fosse, secondo loro, la "missione" del museo. Perché un museo deve avere, per me, uno scopo. E deve avere anche uno scopo compatibile con l'investimento che per quanto riguarda lo Stato è di circa 100 milioni di euro. Un budget che ci impegna a realizzare un'opera davvero memorabile e importante per Roma e il nostro Paese». E qual è lo scopo che si prefigge Zaha Hadid? «Zaha Hadid intende dare a Roma uno spazio che aggiunga piacere e nuove opportunità alla qualità della vita delle persone. E' questa la "sua" filosofia del progetto. Vuole creare un campus tra due strade che diventi una zona pedonale in cui sorga il museo ma in cui ci siano servizi, fontane, panchine, un ristorante, giardini di cui tutti potranno godere anche senza andare al museo. E' un'idea che condivido in pieno. Il quartiere Flaminio ha bisogno di luoghi di incontro». Nel suo saggio sulla storia dei musei, Karsten Schubert sostiene che oggi il museo debba essere soprattutto una "fabbrica di idee"... «Sono d'accordo. Nel libro sul Maxxi ho dedicato un capitolo a quella che chiamo la "missione" del museo. Questa missione deve essere quella di macchina di produzione di cultura, non solo di luogo per esporre e vedere. In un museo oggi si produce cultura anche perché l'arte contemporanea mette insieme una serie di forme, di colori, di suggestioni e di immagini che ricadono poi in settori paralleli produttivi. Molte invenzioni dell'arte contemporanea hanno arricchito il design, la moda, l'arredamento. Pensiamo alle opere ispirate a Andy Warhol dalla pubblicità o ai tubi al neon di Dan Flavin: l'arte crea spesso forme che poi diventano la sostanza degli oggetti di uso comune. Le vere fabbriche oggi stanno in Corea, in Cina, in India. Le "nostre" fabbriche, invece, sono o debbono essere fabbriche di idee, di arte, di valore aggiunto che alla fine si impone all'attenzione di tutti e anche sui mercati. Ecco il ruolo del museo dei nostri giorni e del prossimo futuro: quello di un luogo privilegiato di scoperta e di sperimentazione». Tra i nuovi musei di cui si occupa la mostra, qual è quello che offre maggiori motivi di interesse? «Sono tutti molto belli. Ma, essendo ancora work in progress , è impossibile dare giudizi definitivi. Rispecchiano varie tendenze. C'è l'orientamento minimalista del museo di Naoshima realizzato da Tadao Ando che "non strilla" e c'è lo Spacelab di Peter Cook a Graz che "strilla" anche troppo... Debbo essere sincero: a me questa architettura iperspettacolare suggerisce alcune riserve, sia da un punto di vista formale-estetico che da quello dei suoi costi di realizzazione e di gestione-manutenzione, che possono impennarsi bruscamente. Frank Gehry, con il Guggenheim di Bilbao, ha imposto uno stile che ha avuto meriti strabilianti. Ha portato idee, benessere, turismo. Questo non significa, però, che sia l'unica strada da seguire e che tutti i musei debbano essere cloni di Bilbao». E tra tanti straordinari musei di arte contemporanea nati negli ultimi anni qual è quello che ha lasciato più il segno? «Forse il Centre Pompidou. In fondo, gli altri sono tutti figli del Beaubourg, che è stato il primo a proporre una nuova rivoluzionaria idea di museo. E' stato il Beaubourg il capostipite delle nuove cattedrali della cultura che oggi attirano milioni di visitatori».
XXI secolo Al Maxxi. Il museo, cosa da domani
Il progetto del Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Zaha Hadid a Roma, in corso di realizzazione, è stato presentato in una mostra al Maxxi. Il progetto, che ha incontrato diversi problemi, prevede l'edificazione di un museo-macchina di produzione di cultura, con l'obiettivo di creare un campus pedonale con servizi e spazi pubblici. Il progetto è stato curato da Pio Baldi e include contributi di esperti come Thomas Krens e Achille Bonito Oliva. Il libro sul progetto, pubblicato da Electa, esplora la "missione" del museo e la sua importanza nella produzione di cultura.
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