L'Archivio di Stato al collasso In un Paese in cui i poliziotti restano a piedi perché il ministero non ha i soldi per far riparare le Volanti, ci si può aspettare di tutto. E può apparire persino «normale» che un Archivio di Stato rischi di vedersi pignorare computer e scrivanie per mancato pagamento della tassa dei rifiuti e delle bollette telefoniche, o si ritrovi senza i soldi per pagare la pulizia di uffici e servizi igienici, la vigilanza, la manutenzione di ascensori e sistemi anticendio. Esattamente questa è la «normalità» - un po' kafkiana e un po' borbonica - in cui si dibatte da mesi l'Archivio di Stato di via Galilei dove la mannaia di Tremonti ha ridotto di colpo da 75mila a 21 mila gli euro per le spese d'ufficio. Che significano, appunto, pulizia dei gabinetti o possibilità di spedire un fax. A governare la navicella, pericolosamente sbattuta fra i tagli delle finanze pubbliche, è la dottoressa Luisa Bezzi: archivista approdata 23 anni fa in via Galilei, da 10 dirigente dell'istituto, da 1 anno costretta a camminare sul filo del rasoio di una gestione avventurosa. «La nostra situazione - spiega - rispecchia esattamente , quel che succede in tutti gli altri 140 archivi di Stato sparsi in Italia. Al punto che ci si chiede se i nostri istituti avranno un futuro o saranno chiusi». In via Galilei lavorano oggi 14 persone (la dottoressa Bezzi è l'unica archivista): all'appello, in una pianta organica di 17 elementi, mancano due archivisti e un segretario. La sede, di proprietà della Provincia, è stata inaugurata nel 1962 e ospita un numero incalcolabile di documenti, mappe e faldoni distribuiti lungo 22 chilometri di scaffali e 7 piani. «La carenza di personale, specie in Italia del Nord -sottolinea la direttrice - dura da una quindicina d'anni. Ma quest'anno la situazione è diventata esplosiva: il ministero ha tagliato del 60 per cento gli accrediti per ogni capitolo di spesa». Fuori budget, così, sono finite voci come la tassa sui rifiuti (6mila euro nel 2002), le pulizie, la sorveglianza. La direttrice ha bussato al ministero di competenza, quello dei Beni culturali: «Mi hanno risposto che non c'è niente da fare, hanno tagliato anche da loro» . Nel denunciare «il tracollo che c'è stato negli ultimi anni», la direttrice sottolinea un'aggravante: «Per tutti i servizi, da quest'anno, siamo tenuti a rivolgerci a un global service nazionale, che però ha un problema: prezzi mediamente superiori rispetto a quelli offerti dalle società locali». Le economie, ormai, sono all'osso: «Non ho i soldi per pagare le bollette: i telefoni li usiamo solo per ricevere chiamate. Ho disdetto persino la manutenzione del centralino, vecchissimo. Spero non si rompa». Oggi l'apertura della sala-studio è garantita dal lunedì al venerdì, dalle 8,05 alle 15,05. Ma alle spalle l'Archivio di Stato bresciano ha due mesi di chiusura: «S'era scoperto - spiega la direttrice - che l'ascensore e il montacarichi aveyano bisogno della sostituzione di alcuni pezzi. L'ascensore è ripartito il 27 maggio, e da allora la sala studio è riaperta. Il montacarichi dovrebbe essere pronto questa settimana: non funzionando quello, che raggiunge i depositi dal 2 al 5 piano, abbiamo limitato la consegna agli utenti di un pezzo al giorno, con l'obbligo di prenotazione per i giorni successivi». Un bel disagio per chi, spesso, è costretto a lavorare sulla «quantità» dei documenti scartabellati. Per sopperire alle carenze, la direttrice si sobbarca spese in proprio: «Uso sempre il mio telefonino per esigenze di servizio. L'anno scorso, con la mia auto, ho fatto mille chilometri, non rimborsati, per salvare e trasportare in sede l'archivio delle preture di Chiari e Orzinuovi: un gioiello». L'Archivio è un servizio essenziale per una provincia come la nostra, tant'è che il ministero ha varato un progetto per ricavare la nuova sede nell'ex caserma Ottayiani. Si tratta di un investimento da alcuni milioni di euro, provenienti dalla quota lotto, il rischio è che al traguardo della nuova sede, fra 5-6 anni, il servizio attuale arrivi sfiancato. O chiuso. Luisa Bezzi nel frattempo ha bussato a tutte le porte, private e pubbliche, «il ministero ci incoraggia a trovare sponsor, ma non è facile. Ho esposto la situazione a prefetto, sindaco e presidente della Provincia, n prefetto s'è già mosso, il sindaco mi ha promesso di interessarsi, il presidente della Provincia non mi ha ancora risposto». E nel frattempo? «Cosa vuole - dice Luisa Bezzi esausta - ogni giorno si lavora di fantasia, per tirare avanti
L'archivio di stato al collasso
L'Archivio di Stato di via Galilei a Brescia è in crisi. La dottoressa Luisa Bezzi, direttrice dell'istituto, spiega che la mannaia di Tremonti ha ridotto drasticamente le spese d'ufficio, portando a una carenza di personale e servizi. La sede, di proprietà della Provincia, ospita un numero incalcolabile di documenti e ha bisogno di personale per gestirli. La carenza di personale è stata accentuata dal taglio del 60% degli accrediti per ogni capitolo di spesa. La direttrice denuncia che la manutenzione degli ascensori e dei sistemi anticendio è stata sospesa, e che la sala-studio è aperta solo dal lunedì al venerdì.
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