Archivisti, bibliotecari e storici dell'arte scrivono a Rutelli criticando il nuovo Regolamento che per risparmiare intaccherebbe l'autonomia della cultura Per chi non se ne fosse accorto sono anni di vacche magre per il bel Paese e ogni autunno, insieme alle piogge, arrivano i tagli della Finanziaria. Questa volta a cadere sotto le forbici del ministero dell'Economia sono i comitati consultivi del ministero dei Beni culturali. Si tratta del Consiglio superiore e di sei comitati tecnico scientifici - cinque per ciascun settore di competenza ministeriale (beni architettonici, archeologici, storico-artistici, archivistici e librari, arte e architettura contemporanee), che per effetto di una norma dell'oramai celebre decreto «Bersani», tradotto in uno schema di regolamento dal ministro Rutelli (presentato il 4 agosto in Consiglio dei ministri) vedrebbero ridursi del 30 per cento le loro dotazioni (già scarsissime: non più di 30 mila euro l'anno). A questo punto le associazioni dei Beni culturali (Aib, Anai, Assotecnici, Bianchi Bandinelli) hanno preso carta e penna e hanno inviato un esposto-protesta al ministro Rutelli lamentando il rischio di una lesione «della autonomia e della funzionalità degli organi consultivi» e chiedendo inoltre un incontro sul tema. Le critiche mosse dalle associazioni alla riforma non riguardano tanto l'aspetto economico, quanto due altri delicati aspetti su cui interviene lo schema di riforma: l'eccessiva riduzione del numero dei membri dei comitati, che ne minerebbe la rappresentatività e la funzionalità; e al contempo l'aumento dei membri, di nomina politica, la cui preponderanza potrebbe indebolire l'indipendenza scientifica dei comitati stessi. Quanto al primo aspetto gli organi consultivi hanno già subito una drastica cura dimagrante: «II vecchio Consiglio nazionale - scrivono le associazioni - nel 1998 era composto da oltre 90 membri, ridotti, con la riforma Veltroni di quell'anno, a 18, mentre con la riforma Urbani del 2004 sono scesi da 8 a 5. Ora con lo schema Rutelli scenderebbero addirittura a 4. Un numero che non consentirebbe la funzionalità di comitati tecnico-scientifici impegnati in settori dove operano centinaia di istituti statali e pubblici. Un altro punto critico segnalato dalle associazioni di settore è che nello schema di riforma, si assiste a una crescita esponenziale dei membri di nomina ministeriale. Solo per citare un esempio nel nuovo Consiglio superiore tutti i 14 membri tecnici sarebbero di nomina politica. Una previsione in cui - secondo le associazioni - è evidente «l'intento di controllare mediante un completo spoils system gli organi consultivi, che però toglie ad essi anche ogni possibile autonomia e autorevolezza». Un timore che risulta fondato se si pensa che «nel complesso di Consiglio e comitati, su 32 membri esperti, i tecnici elettivi sarebbero quindi in tutto solo 6 contro 24 di nomina politica». Una sproporzione eccessiva fra le due componenti che darebbe vita a dei comitati «commissariati» dall'autorità politica e privi dunque della necessaria indipendenza scientifica. Desta inoltre sconcerto la volontà di creare, contraddicendo lo stesso spirito del decreto, un nuovo comitato tecnico scientifico per «l'economia della cultura», il cui nome è tutto un programma, le cui generiche competenze si porranno in contrasto con le funzioni dì altri organi e la cui creazione comporta tra l'altro la necessità - per non aumentare il numero dei comitati - dell'inaccettabile accorpamento di quelli archivistici e bibliotecari. Le associazioni dunque auspicano un ripensamento su questi punti del Governo e del ministro Rutelli. In particolare chiedono di «conservare gli attuali 5 membri per comitato, di cui almeno due tecnici elettivi, con l'elezione di presidenti e vice nel loro seno e la facoltà di questi di partecipare alle sedute del Consiglio nazionale nonché evitare l'accorpamento fra strutture archivistiche e bibliotecarie». A questo fine suggeriscono di «ricorrere al principio di trasversalità che permetterebbe ai membri dei comitati di sedere nel Consiglio superiore, riducendo in tal modo anche il numero complessivo degli organi consultivi».
Meno soldi e più politici nei comitati dei Beni culturali. Protestano le associazioni
Il ministro dell'Economia, Rutelli, ha presentato un nuovo schema di regolamento per il ministero dei Beni culturali, che prevede una riduzione del 30% delle dotazioni dei comitati consultivi. Le associazioni dei Beni culturali hanno criticato la riforma, affermando che ridurrebbe l'autonomia e la funzionalità degli organi consultivi. Le critiche si concentrano sull'eccessiva riduzione del numero dei membri dei comitati, che ne minerebbe la rappresentatività, e sull'aumento dei membri di nomina politica, che indebolirebbe l'indipendenza scientifica.
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