Parla ex soprintendente archeologico che elaborò il piano. La Regina: "Uno scambio in via dei Cerchi" Professor la Regina, si comincia a realizzare il sogno della riunificazione dell'area archeologica centrale. «La chiusura di via dei Cerchi e quindi il sostanziale accorpamento del Circo al Palatino, così come avvenne a suo tempo con la piazza del Colosseo, cosa che si ottenne all'epoca di Argan, è un grande risultato che si aspettava da tanto tempo. E impreziosisce il tutto l'estensione del progetto di pedonalizzazione a piazza della Bocca della Verità: è una bella novità, che valorizzerà il momento in cui l'expalazzo dei Musei, ora sede di uffici, verrà restituito alle sue funzioni. Dispiace solamente che ancora non si sia realizzato il nuovo ingresso al Palatino da via dei Cerchi utilizzando un vecchio casale». Per quale ragione? «Quel casale ottocentesco è ancora impropriamente occupato dalla soprintendenza dei Beni architettonici del Lazio che vi tiene dei depositi, con il sostegno della Direzione regionale dei Beni Culturali diretta dall'ingegner Marchetti. Una posizione che ha vanificato fino ad ora un progetto della soprintendenza archeologica, concertato con il Comune, che poteva essere già realizzato». Che cosa ne pensa del piano per il Circo Massimo? «E un buon progetto sul quale ho solo delle raccomandazioni da fare, ma bisogna dire che la vera devastazione del Circo Massimo è il frutto di quelle manifestazioni pesantissime, concerti, feste con centinaia di migliaia di persone, che vi sono state fatte, cose che sarebbero impensabili persino in uno stadio di calcio, per non rovinare l'erba, e sono state invece ritenute possibili all'interno di un monumento antico». Quali sono le sue raccomandazioni per il progetto? «Ho delle perplessità sui piani inclinati che dovrebbero raccordare dentro il Circo Massimo il livello attuale con il livello antico della parte scavata. Raccomanderei di rivedere questo aspetto. Non è bene fare raccordi in modo che non sia percepibile la diversità di quote tra il livello antico e quello moderno. Bisogna riuscire sempre a "vedere" lo spessore materiale, la stratificazione che via via si è data la storia nel suo farsi, leggere con nettezza i vari livelli sui quali si è sedimentata la città antica durante i secoli».